Prima il caldo record che ha interessato la nostra provincia creando difficoltà anche nelle campagne con, tra l’altro, un forte aumento dei costi per irrigare le colture poi la violenza dei fenomeni temporaleschi. È stato un periodo molto complicato per l’agricoltura - fra fine maggio ed inizio giugno. Le organizzazioni agricole hanno lanciato un accorato allarme per l’andamento delle produzioni e la situazione delle aziende.
Il maltempo di giugno conferma quindi una vulnerabilità crescente dell’agricoltura bresciana agli eventi estremi. Danni che si aggirano in una forbice - tutta da definire a livello ufficiale - fra i 4 e 11 milioni di euro visto che sono state coinvolte stalle, capannoni, vetri, tetti, impianti fotovoltaici nonché frumento, orzo, prati, fieno e colture orticole; il problema più pesante riguarda il mais.
Il mais nel Bresciano
Il 2026 per il mais bresciano sarà un anno complesso, e non solo per il clima: a complicare la situazione climatica già molto instabile, il caro prezzi di gasolio, fertilizzanti, sementi, fitosanitaria avrà un peso di circa 80 euro/piò l’antica unità di misura agraria e di superficie ancora oggi molto utilizzata nel bresciano e che corrisponde esattamente a 3.255,39 metri quadrati.
La speranza è che la grandine di fine maggio, che ha colpito più di 100 ettari di mais tra Montirone, Borgosatollo, Ghedi, Bagnolo Mella, rimanga un caso isolato anche se le aziende più colpite dovranno affrontare alti costi di risemina, riparazioni strutturali e possibile acquisto aggiuntivo di mangimi. Nonostante tutto ciò la partenza del mais bresciano è stata buona e si potrebbero anche immaginare delle buone rese: ciò è importante perché il mais rappresenta la base alimentare di suini e bovini.
Senza tralasciare che Brescia è la prima provincia italiana per il valore della zootecnia bovina ed una delle principali per il latte destinato, con varie percentuali, a Grana Padano, Provolone ed anche Gorgonzola.
Vite: guai in Franciacorta e sul Garda
Passando alla vite non risultano, sino ad oggi, segnalazioni diffuse di danni catastrofici come per il mais ma alcuni vigneti hanno subito danni da grandine localizzati. L’annata della vite bresciana è partita insidiosa con un inverno relativamente secco e un’impennata di caldo tra aprile e maggio, con un anticipo delle fioriture, soprattutto per lo Chardonnay e Groppello, rispetto al Trebbiano in zona Lugana che ha mostrato una maggior resistenza. Le relativamente scarse precipitazioni primaverili hanno aiutato a limitare la pressione della peronospora, anche se il timore per l’oidio, visto il caldo umido delle scorse settimane, rimane alto.

Così come rimane elevata l’attenzione per la flavescenza dorata. Ma ancora di più per le improvvise precipitazioni di carattere temporalesco che nelle ultime estati hanno mietuto danni sempre più considerevoli. Secondo la classificazione utilizzata nei programmi di gestione del rischio agricolo e nelle polizze agevolate l’eccesso di pioggia assieme a grandine, gelo e brina rappresentano avversità climatiche fra le più importanti e nella nostra provincia stanno diventando sempre più frequenti ed intensi. Da qui l’esigenza sempre più diffusa da parte degli agricoltori di assicurare i raccolti attraverso i servizi offerti dai Consorzi di Difesa che operano sul territorio e che nel tempo hanno integrato l’obbiettivo di assicurare le colture in campo con quello di perseguire la necessità di tutelare il reddito delle aziende agricole.
Anche perché in alcune zone del territorio bresciano sta diventando ormai molto rischioso seminare il mais perché la probabilità che succedano disastri rispetto ad altre zone se prima era solo probabile adesso e quasi certo se non addirittura scontato.



