A risorse si aggiungono risorse, ma non si sa se basteranno. La condizione del Basso Sebino, infatti, pare molto compromessa e il mese di agosto è appena cominciato. Nel corso di un incontro fra la giunta comunale di Iseo e i vertici dell’Autorità di Bacino si è concordato un appuntamento operativo che coinvolga tutti i comuni del lago già a settembre per mettere a punto un piano da sottoporre alla Regione perché la disastrosa situazione di quest’estate non abbia a ripetersi.
Problema alghe
Nel frattempo il Comune di Iseo ha stanziato nei giorni scorsi 20mila euro per potenziare con urgenza le attività di raccolta, rimozione e smaltimento della biomassa vegetale sul suo territorio, con particolare attenzione alla frazione di Clusane. L’eccezionale proliferazione di macrofite sta infatti causando criticità per la navigazione, l’utilizzo degli approdi, la balneazione, il decoro e la qualità ambientale delle aree costiere.
È una situazione che sta incidendo anche sulle attività turistiche con ripercussioni sull’attrattività del territorio e sull’economia locale. Sebbene la gestione della tutela degli ambienti lacustri non sia di competenza comunale, ma faccia capo alle Province di Brescia e Bergamo attraverso l’Autorità di Bacino, il Comune di Iseo ha scelto di sostenere una maggior attività.
Attualmente per la raccolta e lo smaltimento di macrofite sul lago d’Iseo sono stati stanziati 600mila euro così suddivisi, 200mila a carico delle province di Brescia e Bergamo e l’Autorità di Bacino che, tramite la società operativa Manutenzione e promozione laghi, ha già rimosso 1.300 tonnellate di alghe, alle quali si aggiungono quelle raccolte dagli operatori privati, in particolare lidi e campeggi.
La situazione è critica anche perché le macrofite presenti nel basso lago sono di diverse tipologie ed una di queste, la «Lagarosiphon major» anche definita «alga aliena» o «esotica» è quella che sta colonizzando sempre più le acque e si dimostra essere più invasiva della Vallisneria spiralis. Al proposito, il clusanese Franco Gatti, attento come i suoi concittadini alla salute del lago, sostiene che la macrofita potrebbe derivare dagli acquari o dagli scarichi fognari. «Sul lago di Garda la Lagarosiphon viene estirpata dai sub, sul Sebino non si bada alla contaminazione. A Clusane chiediamo che gli enti spieghino alla popolazione quali possibili soluzioni si possano mettere in campo» dice Gatti.



