Porti pieni e barche bloccate, spiagge e campeggi che devono essere puliti tutti i giorni, per evitare bagnasciuga e acque maleodoranti: così le alghe hanno fatto il loro ingresso nel lago d’Iseo in grande quantità, anzi grandissima e pure in largo anticipo.
Le scorse estati, il problema della presenza delle macrofite nel basso Sebino si poneva principalmente dalla fine di luglio e soprattutto in agosto, quando il livello del lago calava vistosamente per l’utilizzo agricolo dell’acqua agevolando il distacco delle alghe dal fondo.
Quest’anno è iniziato tutto molto prima, già a metà del mese di giugno, viste le temperature record e la necessità di acqua. Inoltre, un dato allarmante è che, insieme alla «Vallisneria spiralis», l’alga liscia e lunga nota da tempo, è stata riconosciuta anche un’altra macrofita, la «Lagarosiphon Major», un’alga sommersa aliena proveniente dal Sudafrica. Le due specie acquatiche vegetali che proliferano a dismisura crea notevoli disagi alla navigazione e agli operatori turistici del luogo.
I numeri
I dati forniti dalla società Mpl, Manutenzione e Promozione Laghi, partecipata di Autorità di Bacino, sono allarmanti, in un mese, davanti agli abitati di Clusane d’Iseo, Paratico e Sarnico sono state raccolte oltre 400 tonnellate, in modo particolare a Clusane, di fronte al lungolago e al porto.
«I nostri operai ce la stanno mettendo tutta – ha spiegato Marco Terzi, amministratore unico di Mpl – ma il lavoro da fare è veramente tanto. Nel basso Sebino abbiamo due battelli spazzino costantemente in azione, ma lo scenario è chiaro e poco edificante, con ettari di superficie acquatica ricoperti dalle alghe».
Per di più, all’interno dei porti, la raccolta deve essere effettuata a mano per via degli spazi ridotti e quindi risulta sempre molto più lunga.
Investimento
Per contrastare il problema l’Autorità di Bacino Lacuale dei laghi Iseo, Endine e Moro e le provincie di Brescia e Bergamo inseriscono nel proprio bilancio un totale di 450mila euro ma quest’anno non si sa se saranno sufficienti poiché oltre alla raccolta c’è anche lo smaltimento.
Le piante raccolte vengono trasportate e stoccate alla piattaforma di recupero di Chiari, dove vengono trasformate in fertilizzante.
Il tutto però ha un costo non indifferente e quando aumentano le quantità a stagione appena cominciata, i bilanci di previsione non possono corrispondere a quanto previsto.


