Piscine comunali sotto accusa, sei società alla Loggia: «Scelte opache»

Con una lettera viene contestata l’assegnazione dei corsi di nuoto alla società An Bs team, subentrata senza bando: «C’è una deriva monopolistica»
Nuotatori in corsia
Nuotatori in corsia
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Il lessico è arido e categorico, selezionato con cura chirurgica: si parla di azioni «con una gravità senza precedenti», di «deriva inaccettabile», di «violazione del principio di imparzialità», di «deriva monopolistica». Si descrive la mappa di un sistema che, almeno sulla carta, doveva essere chiaro e trasparente e che, invece – a leggerlo con la lente e le parole dei diretti interessati – sembra aver imboccato una scorciatoia. Il sistema è quello della gestione dei corsi di nuoto all’interno delle piscine comunali e ad essere chiamata in causa, con una schiettezza «senza complimenti», è la società in house San Filippo. A farlo, mettendoci la faccia con timbri e firme, sono sei società sportive che hanno scritto alla sindaca Laura Castelletti una lettera che non somiglia a una segnalazione: ha più il piglio di un atto d’accusa.

Il caso

Il cuore del caso è questo: l’affidamento delle attività (avvenuto senza bando pubblico, ma passando dalla Federazione italiana nuoto, alias: Fin) è originariamente stata intestata alla storica An Brescia. Nei fatti, però, oggi ad agire negli impianti è un altro soggetto: «An Brescia team ssd arl.», costituita il 17 luglio 2025 e che vede come amministratore unico Andrea Malchiodi, presidente della An Brescia (la ex società a capo dei corsi), nonché consigliere Fin. Una sostituzione che, nei tempi e nei modi, la platea composta dalle altre società (concorrenti) bolla come ingiusta. «Tale data è palesemente successiva a ogni termine utile per la programmazione degli spazi d’acqua» scrivono, chiedendosi come sia possibile che la newco «risulti titolare di spazi acqua nelle piscine comunali».

Il risultato – per le società Gam team di Giorgio Lamberti, Leonessa nuoto di Bruno Venza, Asd Golden Brixia di Michela Angoscini, Russian synchro school Brescia di Giuseppe Schiano Lo Moriglio e Asd Nuoto master Brescia di Mauro Zanetti – non è un tecnicismo: è un rischio esistenziale. Loro lo spiegano così: «Significa precludere di fatto alle altre società l’accesso ai vivai, condannandole alla sterilità e poi alla chiusura. Tale assetto conferisce un vantaggio competitivo sproporzionato a un singolo operatore privato nella gestione di un bene pubblico».

Una frase che non è solo amara: è politica. Perché il vivaio – l’infanzia, il pre-agonismo, il primo tesseramento – è la vera infrastruttura dello sport. Metterlo nelle mani di un’unica società, senza bando, per le altre realtà sportive significa decidere chi respirerà domani.

La replica del Comune

La sindaca Castelletti, nella risposta, sceglie una linea sobria ma non difensiva. Riconosce il valore delle realtà sportive, quello costruito «da decenni di lavoro, dedizione e risultati», prende atto dei timori e garantisce che la segnalazione «verrà analizzata con la massima attenzione». Poi annuncia un confronto con San Filippo e Fin «per verificare i passaggi procedurali e chiarire gli aspetti evidenziati». È la dichiarazione di chi vuole capire, più che difendere.

Ma come ha fatto una società nata a luglio a diventare «titolare» dei corsi bresciani subentrando ad un’altra, senza passare da una selezione pubblica? Per capirlo, bisogna ricostruire la procedura e i rapporti tra gli enti. Non è, infatti, direttamente la San Filippo a firmare la «concessione». Un anno fa – come era stato chiarito in conferenza stampa – per «garantire la continuità dei corsi» sulla scia dell’effetto domino della riforma dello sport, la società 100% Loggia ha stretto un accordo (ex art. 15) con la Fin, intesa che prevede che sia la Federazione ad impegnarsi a scegliere una società affiliata a cui affidare la gestione dei corsi. Stando a quanto ricostruto dal GdB è dunque Fin a procedere formalmente e praticamente con l’affidamento e a sottoscriverlo con la realtà sportiva individuata. Nel caso specifico, An Brescia ha rescisso il contratto e lo ha comunicato alla Federazione nazionale, alla quale San Filippo ha dunque chiesto di individuare la società che sarebbe subentrata. Ed eccoci qua arrivati alla An Brescia team ssd arl.

Le società, intanto, non lasciano spazio a interpretazioni. Vogliono la revoca immediata dell’affidamento informale alla newco; il ripristino del pluralismo nel pre-agonismo; la revisione dei criteri sperimentali che hanno ridisegnato tariffe e spazi; e un quadro nel quale gli impianti non diventino la proprietà privata di un unico soggetto.

Guerra fredda

Sotto la superficie di questa vicenda c’è una guerra fredda politica: il pomo della discordia è cabina di comando della Fin, presieduta dall’on. Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Il tema della gestione degli affidamenti diretti era infatti finito già al centro delle cronache sulla scia di diversi esposti che contestavano una pratica attiva non solo a Brescia, ma anche a Napoli e a Torino. Sempre per la stessa ragione, in aprile, gli uomini della Guardia di Finanza erano entrati negli uffici della sede dell’An Brescia Pallanuoto per un’indagine che non riguardava la società, ma appunto la gestione delle pratiche amministrative della Fin.

In fondo a questa vicenda, resta un interrogativo che nessuno ha ancora dissolto: come mai, nel caso contestato dai sei firmatari, i corsi sono stati affidati proprio a questa società nuova di zecca e non ad altre con un curriculum più lungo? La domanda, forse, va indirizzata (soprattutto) alla Fin.

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