Tre uomini, tre storie, un filo comune: aver contribuito a costruire la Brescia di oggi. La voce della democrazia, la passione per la cultura, la scommessa sull’università. Franco Castrezzati, Vasco Frati e Augusto Preti entreranno nella memoria collettiva custodita dal Famedio del Vantiniano. La città renderà loro omaggio lunedì prossimo, 9 novembre, alle 15, con una cerimonia dedicata ai bresciani illustri scomparsi nel 2025.
Oltre il proprio tempo
Tre personalità diverse, accomunate dalla capacità di guardare oltre il proprio tempo. E di lasciare un’eredità che continua a parlare alla città.
Franco Castrezzati, nato a Cellatica nel 1926, è stato molto più di un sindacalista. Partigiano delle Fiamme Verdi, protagonista della nascita della Cisl, ne guidò la struttura provinciale dal 1978 al 1981. Ma il suo nome resterà per sempre legato al 28 maggio 1974. Era lui sul palco di piazza della Loggia quando la bomba squarciò la manifestazione antifascista, uccidendo otto persone. La sua voce, interrotta dall’esplosione, è diventata una delle testimonianze più potenti della storia bresciana. Una vita spesa per i diritti dei lavoratori, la libertà e quella democrazia che voleva non soltanto formale, ma sostanziale.

Vasco Frati, nato nel 1930, ha invece insegnato a Brescia a pensare la cultura come un bene di tutti. Storico, docente e assessore nelle giunte di Cesare Trebeschi e Pietro Padula, ha contribuito a trasformare il volto culturale della città. Dal recupero di Santa Giulia al progetto del Museo della città, dal Maggio culturale all’Estate aperta, le sue intuizioni hanno tracciato una strada percorsa nei decenni successivi, fino a Brescia Capitale italiana della Cultura nel 2023 insieme a Bergamo. Studioso appassionato e instancabile animatore di istituzioni, ha guidato per vent’anni l’Associazione artisti bresciani ed è stato presidente della banda Isidoro Capitanio. Per lui la cultura non era un ornamento, ma un servizio pubblico.

Augusto Preti, classe 1941, ha dato invece fondamenta e futuro all’università cittadina. Biochimico, nel 1983 è stato eletto rettore dell’ateneo statale, alla cui guida è rimasto per 27 anni. Sotto il suo rettorato l’Università è cresciuta, ha ampliato l’offerta formativa e conquistato nuovi spazi, dal campus nord agli edifici storici del centro. Una visione precisa: fare dell’ateneo non un’isola separata, ma una parte viva della città. Anche dopo il rettorato ha continuato a investire sui giovani, contribuendo alla nascita del Collegio universitario Luigi Lucchini.

Commemorazione
A introdurre la commemorazione sarà la sindaca Laura Castelletti. La cerimonia sarà accompagnata dalla voce di Simone Salvi e dal pianoforte di Giovanni Colombo, con brani sacri e pagine di Leonard Cohen. Le letture saranno affidate a Silvia Pace. Per le persone con difficoltà di deambulazione, a partire dalle 14.30 sarà messa a disposizione un’auto dall’ingresso principale del cimitero in via Milano.




