Micol Castrezzati è nata l’otto ottobre 1994. Vent’anni dopo la Strage di Piazza della Loggia che ha conosciuto attarverso i racconti del nonno sindacalista e riascoltando quell’intervento del 28 maggio interrotto sulle parole «a Milano...» dallo scoppio della bomba. Oggi, che il nonno non c’è più, Micol sta rileggendo tutto il suo archivio relativo alla Strage.
Che effetto ha fatto ritrovare questi ultimi documenti?
«È stato emozionante, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo anche se, in realtà, si tratta di un tempo in cui io non ero ancora nata. Ho scoperto cose nuove, non sapevo ad esempio che mio nonno avesse parlato il giorno dei funerali, perché di quelli non mi ha mai parlato molto, e ho scoperto che quel giorno solo lui e Luciano Lama vennero ascoltati in religioso silenzio, mentre gli altri oratori e le autorità vennero ricoperti dai fischi delle circa cinquecentomila persone presenti. Trovando documenti originali storici è come avere tra le mani qualcosa di veramente prezioso, da conservare con estrema cura. Rimpiango solamente un po’ di non averli trovati quando ancora mi sarei potuta confrontare con il nonno».
Rileggendo il discorso di suo nonno sembra un intervento attuale. Eppure sono passati 52 anni...
« Diciamo che già dal discorso della manifestazione, che abbiamo trascritto poco più di due anni fa, emergeva l’estrema attualità dei discorsi. Quello che spesso secondo me ora viene dimenticato è che a quei tempi il fascismo era estremamente evidente con la violenza fisica e cruda, tramite stragi, minacce, come proiettili spediti per posta o candelotti di tritolo. Se ora non vediamo questa violenza fisica evidente, perlomeno in Italia, non è perché non ci sono più le stesse idee di allora; anzi, purtroppo stanno tornando anche ben insistenti, si calano su altri temi, agiscono per sotterfugi e oggi non dobbiamo assolutamente pensare di dare per scontate le lotte passate, dei partigiani e di chi era in piazza quel 28 maggio.

In quegli anni vi erano ancora coloro che il fascismo l’avevano vissuto sulla propria pelle, e chi, come il nonno era costretto a rivivere nuovamente quell’orrore. La mia speranza è che, perdendo queste persone, non si perda anche la loro memoria, ma che leggendo questi discorsi si riesca a riflettere, ricordare ed evitare di ripetere gli stessi sbagli.
Come famiglia cosa avete intenzione di fare con questo materiale storico?
«Il primo passo che faremo sarà certamente quello di leggere tutto, trascrivere i testi scritti a mano, catalogarlo e conservarlo al meglio. Mi piacerebbe poter creare una raccolta, magari integrandola anche con fotografie originali o organizzare una mostra; ci sono documenti con anche i nomi delle persone che hanno aiutato in quei giorni all’organizzazione dei funerali e del corteo e mi piace pensare a chi può ritrovare il proprio nome o quello di un suo parente. L’obiettivo, una volta riordinato il tutto, sarà sicuramente quello di non lasciarlo più chiuso in un armadio ma renderlo fruibile a tutti.
Lo metteremo a disposizione per eventuali eventi e forniremo copie per gli archivi di Casa della Memoria ed altri enti o associazioni che ne fossero interessati. Magari con il tempo troveremo anche altri documenti e, se sarà possibile, mi piacerebbe creare un progetto coi giovani o con le scuole, proprio andando a sottolineare l’attualità dei discorsi e la necessità di raccontare e vivere la storia, non solo dai libri di testo».


