Ex Acli Casa a Coccaglio, dopo 15 anni di stallo si sblocca la bonifica
La trafila – fatta di lunghe attese, di ricerca delle responsabilità e di preventivi – è durata quindici anni. E non solo perché è purtroppo tradizione quando ci sono in ballo le bonifiche (e i mastodontici costi per sostenerle): in questo caso la trama si è complicata ed è rimasta a lungo impigliata nelle maglie di contenziosi e ricorsi, rendendo impossibile il dialogo (di fatto mai nato veramente) tra Comune e cooperativa.
Coccaglio, via Vigorelli: l’area è quella conosciuta e battezzata come (ormai ex) Acli Casa, dal nome della cooperativa che – nel 2009 – aveva la regia della riqualificazione. Uno spazio che – dopo essere rimasto ostaggio di un garbuglio di problematiche – può ora scrivere il suo secondo tempo: a sbloccare l’impasse è infatti la Regione che, su proposta dell’assessore all’Ambiente Giorgio Maione, ha stanziato oltre 1,2 milioni (1.244.000 euro per l’esattezza) per mettere in sicurezza il sito. Tradotto: si può iniziare a bonificare.
Cosa succede ora
Lo stanziamento si inserisce nel quadro più ampio del «Programma stralcio di intervento per il finanziamento delle misure di prevenzione e precauzione connesse ad attività di gestione dei rifiuti 2025», una mossa che – rimarca Maione – «mette la parola fine a una situazione di stallo che ha penalizzato i cittadini di Coccaglio per troppo tempo. Il nostro impegno - ribadisce l’assessore – punta a continuare a curare le ferite ambientali per proteggere la nostra provincia. E questo contributo consentirà di avviare immediatamente i lavori necessari per la bonifica e la riqualificazione dell’area, restituendo sicurezza al territorio».
Più precisamente, sono due i passaggi che i fondi consentiranno di mettere in moto: la rimozione del materiale di cantiere e dei rifiuti rimasti nell’area e lo smaltimento (o, se possibile, il recupero) negli impianti autorizzati.
Una lunga vicenda
La zona è di quelle con i riflettori addosso: Acli Casa aveva acquistato il terreno edificabile di via Vigorelli dal Comune per 257mila euro. L’obiettivo: realizzare delle case popolari (alias: Erp). Ma quando si è iniziato a erodere il comparto per gli scavi preliminari, è spuntata la sorpresa: sottoterra, erano accatastati quintali di rifiuti speciali (non pericolosi) accumulati dall’attività dei precedenti titolari del campo, inizialmente a vocazione agricola (fu infatti il Comune, dopo averlo acquisito nel 1995, a trasformarlo in residenziale).
Cosa è successo dopo? Gli scarti sono stati estirpati, ma sono stati posizionati al confine dell’area, accanto ai muri di cinta delle abitazioni, dove sono rimasti. Ed ecco fatto: progetto ingolfato, valzer di responsabilità, preventivi insostenibili, teorema di carte bollate, fino ad arrivare alla liquidazione coatta della cooperativa, conclamata alla fine di giugno dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (che ha constatato lo stato di insolvenza della cooperativa con un passivo di 173.284 euro).
Il sequestro
Nel mezzo ci sono stati diversi passaggi tribolati: nel 2010 l’allora sindaco Franco Claretti ha emanato un’ordinanza (rimasta inottemperata): ad Acli Casa si intimava non solo di caratterizzare ma anche di rimuovere gli scarti.
Nello stesso anno, il sito è stato poi sequestrato dai Carabinieri del Noe, il che aveva portato allo stop del progetto. A quel punto, la cooperativa ha invocato l’annullamento della compravendita e mezzo milione di euro di risarcimento, tutte richieste respinte al mittente dall’Amministrazione e mai accolte dal Tribunale, né in primo grado (2020) né in appello (2022).
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