Cronaca

La comunità di PianoTerra resiste: «La Loggia salvi questo spazio»

Il destino dello spazio sotto le Case del Sole di via Milano è in bilico, ma ormai da tempo è un punto di riferimento per quartieri e persone
La rete delle associazioni ha calendarizzato iniziative fino a dicembre - © www.giornaledibrescia.it
La rete delle associazioni ha calendarizzato iniziative fino a dicembre - © www.giornaledibrescia.it

«Via Milano è bellissima perché ci siete». A dirlo è un padre che abita alle Case del Sole. Ha un figlio di sedici anni e quando non sa dove sia finito chiama Cristiano o qualcuno degli altri volontari: «Non lo trovo, lo hai visto?». Spesso il ragazzo è lì, al PianoTerra, con gli amici. «Per noi siete anche i genitori, siete tutto». Lo dice davanti alle persone riunite in assemblea, quasi scusandosi per non riuscire a ringraziarle abbastanza. Non sta parlando di un servizio, di un progetto finanziato. Sta parlando di qualcuno di cui si fida e che «abita» un luogo di cui si fida. E che rischia di non esserci più.

A Roma Spin Time ha fatto, giustamente, clamore nazionale. Ma ci sono tanti piccoli Spin Time che restano nell’ombra, senza riflettori né grandi campagne di solidarietà. PianoTerra è uno di questi. Si trova in via Milano, la strada diventata il simbolo della rigenerazione urbana, sotto un palazzo (le Case del Sole) dalla storia tribolata. È uno spazio sistemato dai volontari, senza servizi igienici interni, con lavori ancora da realizzare e una comunità che da quattro anni lo tiene in piedi gratuitamente. Ci vorrebbe un PianoTerra in ogni quartiere. Il paradosso, invece, è che rischia di dover chiudere l’unico che c’è.

A lezione di italiano al PianoTerra - © www.giornaledibrescia.it
A lezione di italiano al PianoTerra - © www.giornaledibrescia.it

L’allarme per la possibile alienazione dell’immobile non è rientrato. E ieri mattina, all’assemblea pubblica, la rete di associazioni che anima lo spazio ha avanzato una richiesta chiara: l’acquisizione da parte di un ente pubblico, per trasformarlo in un centro socioculturale stabile. A sostenerla sono Via Milano 59, Manolibera, Movimento per la Decrescita Felice, Emergency, Fiab, Critical Mass e Ciclopop. C’erano volontari, abitanti, persone che qui hanno imparato qualcosa o trovato qualcuno, residenti di altri quartieri in cerca di una «buona pratica da replicare». Non c’era un solo rappresentante del Consiglio comunale. Eppure si parlava del futuro di uno spazio che quelle stesse istituzioni potrebbero essere chiamate a salvare.

Un posto in cui restare

PianoTerra nasce da una storia che comincia con i pacchi alimentari. Durante il lockdown del 2020 i volontari dell’associazione Via Milano 59 li distribuivano alle famiglie in difficoltà. Fu così che entrarono nelle Case del Sole, incontrando bambini costretti a giocare negli spazi comuni, anziani, famiglie alle prese con problemi economici, abitativi e sociali. Fuori, dove oggi c’è lo skatepark, si stendeva un’area abbandonata, tra erbacce e spaccio. Insieme agli abitanti la ripulirono e la trasformarono nel Parco del Sole autogestito.

Quando nel 2022 arrivarono i cantieri della riqualificazione, cercarono un posto dove continuare a incontrarsi. Lo trovarono al piano inferiore del palazzo, in locali inutilizzati che Marco Alioni ricorda abitati solo da piccioni. Li recuperarono. Nel maggio di quell’anno aprì PianoTerra. Da allora non ha smesso di cambiare, seguendo le persone che lo attraversano. Ci sono stati laboratori teatrali, libri, dibattiti, concerti, attività per bambini. Ogni martedì sera Ciclopop apre la sua ciclofficina popolare. Si arriva con una bicicletta rotta e qualcuno insegna a ripararla. Si recuperano pezzi, si rimettono in strada mezzi abbandonati, si impara un mestiere. Raffaella Bonomi racconta delle donne senza patente che hanno imparato ad andare in bicicletta, conquistando la possibilità di muoversi autonomamente.

Tanti i bambini che usano il PianoTerra come punto di ritrovo -  © www.giornaledibrescia.it
Tanti i bambini che usano il PianoTerra come punto di ritrovo - © www.giornaledibrescia.it

Accanto c’è «la biblioteca degli oggetti» del Movimento per la decrescita felice: prendere in prestito anziché comprare. Giuseppe parla di «spazi di socialità liberi». In fondo è una questione molto concreta: poter trascorrere un pomeriggio da qualche parte senza dover ordinare o pagare nulla. Entrare anche quando in tasca non c’è un euro. Incontrare persone.

Per molti ragazzi del quartiere è diventato un luogo abituale, uno dei pochi dove non è necessario giustificare la propria presenza. Per altri è stato qualcosa di più. La scuola d’italiano, che d’estate trova posto qui, accoglie anche chi non potrebbe frequentare un corso tradizionale, perché cambia spesso casa, lavoro, città. Uno studente è diventato insegnante. Un uomo arrivato dal Gambia nel 2016, solo e senza nessuno a cui rivolgersi, ha raccontato di quando Cristiano lo accolse e gli offrì un tetto fino a quando trovò lavoro. Storie lontane dalle fotografie delle inaugurazioni, dai comunicati sulle opere realizzate. Storie che non hanno nemmeno bisogno di essere eccezionali. Dovrebbero poter semplicemente accadere, specie nelle periferie.

La porta che manca

C’è un dettaglio che Cristiano racconta durante l’assemblea. Appena fuori dal PianoTerra, nel parco riqualificato, c’è un campo da calcio gratuito. È stato inaugurato con gli altri interventi realizzati nell’area. Dopo pochi mesi una delle porte è sparita. Da un anno e mezzo nessuno l’ha rimessa. Il campo è ancora lì, i ragazzi pure. La porta no. È una storia piccola, che potrebbe sembrare perfino trascurabile nella contabilità delle trasformazioni urbane. Eppure, in via Milano, dove per anni si è discusso di degrado, sicurezza, riqualificazione e investimenti, quel campo racconta parecchio. Perché costruire uno spazio pubblico è un’operazione amministrativa: far sì che sia vissuto richiede qualcosa che non si esaurisce con la fine dei lavori.

Su questo terreno si confrontano due idee diverse di sicurezza. Da una parte le richieste di maggiori controlli e presenza delle forze dell’ordine; dall’altra la convinzione che la sicurezza abbia bisogno di relazioni, attività, persone capaci di abitare gli spazi. Cristiano lo spiega così: «La ricetta della partecipazione è molto più potente della ricetta della militarizzazione». È da questa idea che è nato Camper Randagio, il progetto che nelle ultime estati ha portato attività e incontri nei parchi. Ai «mondiali randagi» hanno giocato insieme persone di età e nazionalità diverse.

Lo spazio verde dietro le Case del Sole -  © www.giornaledibrescia.it
Lo spazio verde dietro le Case del Sole - © www.giornaledibrescia.it

Non sono finite le difficoltà di chi vive in condizioni di marginalità. Ma qualcuno ha cominciato a riconoscere il proprio vicino, a sapere come si chiama, a preoccuparsi se non lo vede. Anche (se non soprattutto) questa è sicurezza. Il paradosso di via Milano sta tutto qui. Per anni la città ha investito risorse ingenti per cambiarne il volto, ha recuperato edifici, ridisegnato spazi, realizzato infrastrutture. PianoTerra, invece, è cresciuto quasi senza mezzi, grazie a persone che hanno dedicato gratuitamente tempo, competenze e lavoro. Ha fatto ciò che nessun cantiere avrebbe potuto fare: costruire fiducia. E ora proprio quella esperienza, nata dove prima c’erano abbandono e conflitti, deve mobilitarsi per non essere cancellata.

La richiesta alla Loggia

«Riteniamo che l’ente pubblico abbia il dovere di acquisire questo spazio» chiarisce Cristiano. La rete delle associazioni chiede che PianoTerra diventi un luogo pubblico a tutti gli effetti, utilizzabile tutto l’anno. Un centro socioculturale che possa crescere senza perdere ciò che lo ha reso necessario: l’accesso libero, la gestione condivisa, la possibilità di rispondere alle necessità che emergono.

La possibile alienazione resta concreta e l’acquisizione pubblica è, per ora, una richiesta. Intanto la mobilitazione prosegue. Il 15 novembre ci sarà una castagnata, il 19 dicembre la Merenda delle feste. Elena, che qui ha partecipato ai laboratori teatrali, racconta di aver trovato un senso di appartenenza che altrove le era mancato. E le associazioni invitano chi frequenta PianoTerra a immaginare che cosa potrebbe diventare, quali altre attività potrebbero nascere, quali bisogni ancora incontrare. Continuano a progettare il futuro di un luogo di cui non conoscono il futuro.

Le Case del Sole - © www.giornaledibrescia.it
Le Case del Sole - © www.giornaledibrescia.it

Forse è questo che dovrebbe più interrogare la città. La facilità con cui si riconosce il valore di un investimento quando prende la forma di un edificio, di una piazza, di un’infrastruttura. E la difficoltà di attribuire lo stesso valore a ciò che le persone costruiscono dentro quegli spazi, senza un appalto, senza una scadenza, spesso senza nemmeno sapere se potranno restarci. PianoTerra non è un’esperienza perfetta: ha limiti strutturali, vive del lavoro volontario, non può sostituire i servizi pubblici. Ma dopo quattro anni è ancora lì, e qualcuno continua ad averne bisogno.

Quel padre delle Case del Sole, quando non trova suo figlio, sa a chi chiedere. Sa che al PianoTerra c’è sempre qualcuno, sa che è un’opportunità diversa dalla strada. Perdere un posto così significa anche questo: non sapere più a quale porta bussare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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