L’ex Pietra e le Case del Sole sono di nuovo finite all'asta

Gli operai sono usciti dai suoi cancelli l’ultimo giorno lavorativo del 2005, ponendo fine a una realtà industriale nata esattamente mezzo secolo prima. Poi si sono aperti decenni di prove di rinascita, tra funzioni pubbliche (lo spazio è stato a lungo candidato come casa della naufragata sede unica della Provincia di Brescia) e suggestioni di modernità (è datata 2009 la proposta di dare vita tra le sue mura a una specie di World Trade Center). Fino a scivolare nei suoi «anni bui», quelli che l’hanno relegata a un non luogo, un immenso spazio sospeso ed emarginato diventato presto meta di chi sospeso ed emarginato si sente, a partire dai senzatetto.
E ora, l’ex Pietra ci riprova: il gigante di via Orzinuovi, che ha scritto uno spicchio di storia industriale bresciana, tenta di nuovo la sfida del mercato, in attesa che il miglior offerente scommetta su di «lei». A partire da una base d’asta pari a 5,4 milioni di euro.
L'ex Pietra
Lo zoom si posiziona sui due complessi industriali dismessi che stanno ai civici 2 ed 8 di via Orzinuovi, dove la direttrice s’intreccia con via Dalmazia. Gli agglomerati di capannoni hanno nomi e cognomi sui mappali: si chiamano «Grande Curva ex Pietra» e «Tagliatella ex Pietra» ed entrambi portano i segni e la pesante eredità dell’industria che fu, ovvero il fardello di bonifiche ambientali non più trascurabili, a prescindere dalla funzione futura. Non a caso il valore di perizia restituisce una cifra ben più alta: 9,6 milioni di euro.
Qualche dato per un identikit più preciso: l’area della «Grande Curva» è sdraiata su 78.040 metri quadrati e ha in dote una potenzialità edificatoria di 23.412 metri quadrati di superficie lorda di pavimento (slp). Meno esteso è lo spazio della «Tagliatella», che misura 8mila mq e che ha in tasca 4.899 metri quadrati di slp di possibili volumetrie da incardinare all’interno di un piano attuativo.
Una storia lunga, quella che riguarda la «ex Pietra» di via Orzinuovi. L’ultimo atto di attività amministrativa si è consumato nel 2017, quando dai tetti dei capannoni sono stati rimossi 20mila metri quadrati di coperture in amianto per disinnescare un potenziale pericolo per la salute dei residenti e dei lavoratori della zona. Un’operazione, costata circa 200mila euro, che ha portato in discarica 250 tonnellate di lastre in cemento-amianto e che è stata possibile grazie alla collaborazione tra Comune di Brescia, Ats, Arpa e curatore fallimentare della Finsibi Spa, la società proprietaria in liquidazione. Più volte lo spazio è stato al centro di sgomberi e di vicende giudiziarie: nel 2015 proprio in quegli immensi capannoni abbandonati si è consumato un delitto e a orientare le indagini erano stati i racconti degli altri senzatetto presenti.Nel primo decennio degli anni Duemila, l’ex fabbrica aveva tentato di darsi una seconda chance: si era, ad esempio, «candidata» a sede unica della Provincia (il bando lo vinse però l’area di fronte, quella degli ex Magazzini Generali). Archiviata quell’opzione, nel 2009 la Finsibi - un gruppo imprenditoriale che aveva come mission la riqualificazione urbana e immobiliare - aveva depositato in Comune la proposta di realizzare nell’ex Pietra uno dei 300 World Trade Center al mondo. La società puntava al placet della Commissione urbanistica per la candidatura del disegno in Regione, dove si stavano vagliando le idee e i progetti in vista dell’Expo dedicato a «Nutrire il pianeta, energia per la vita», appuntamento che il Bureau International des Expositions aveva appunto dirottato su Milano. Il gigante di via Orzinuovi non incassò il «sì» e, da allora, attende che qualcuno si faccia avanti.
Le Case del Sole

A tentare di risvegliare l’interesse del mercato non è però solo la maxi area industriale ormai a riposo. Il Tribunale di Brescia ha infatti messo il timbro anche su un altro spazio cittadino, sempre incastrato nella zona ovest della città e - esattamente come la ex Pietra - non alla sua prima asta pubblica: le Case del Sole, ossia la palazzina che «chiude» via Milano. I 26 appartamenti che compongono il complesso con destinazione residenziale e terziario (4.992 metri quadrati, valore di perizia 2.440.000 euro, offerte a partire da 740mila euro) sono riproposti in blocco.
Inizialmente, infatti, il tentativo (fallito) era stato quello di cedere gli alloggi al prezzo di circa 130mila euro l’uno. Stessa sorte per gli spazi commerciali mai ultimati dal costruttore (e dove oggi trova sede l’associazione via Milano 59, da anni attiva con preziose iniziative sul territorio). Una vicenda tribolata quella delle Case del Sole (ciclicamente al centro della cronaca per le occupazioni promosse da Diritti per tutti), legata anche al fatto che Roma non ha mai recapitato alla Loggia i fondi del bando Pinqua 2, finanziamenti che sarebbero serviti per il progetto di riqualificazione della torre. E senza fondi pubblici, scatta l’asta.
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