La lampada che non si accende, il tostapane che non scalda più, il maglione scucito. Spesso basta un piccolo guasto ordinario per inviare un oggetto dritto in discarica e cominciare a cercarne uno nuovo. Ma la cultura del riuso si sta facendo strada anche a Brescia e provincia. E con essa crescono le occasioni per dare agli oggetti una seconda possibilità: portarli in un laboratorio di riparazione condivisa, imparare ad aggiustarli o affidarsi a chi sa farlo.
La cultura del riuso
L’idea, come spesso accade per questi temi, arriva dai Paesi Bassi. Nel 2009, ad Amsterdam, la giornalista olandese Martine Postma organizzò il primo repair café: un incontro in cui portare gli oggetti rotti e provare ad aggiustarli con l’aiuto di volontari esperti. Da allora il modello si è diffuso anche altrove, fino ad arrivare con alcune interessanti iniziative anche nel bresciano. La formula è rimasta quella delle origini: non consegnare qualcosa da riparare e tornare a ritirarlo (cosa che comunque potrebbe essere auspicabile già in molti casi), ma sedersi accanto a chi sa come intervenire, osservare e, quando possibile, imparare a farlo da sé.

Tre eventi appena conclusi raccontano bene questa tendenza. Proprio in questi giorni, infatti, al parco del Frantoio di Rodengo Saiano l’«Oh! festival» ha ospitato uno spazio per scambiare gli abiti inutilizzati e un «Rammendo lab» dove aggiustare i propri capi imparando a farlo in prima persona. Al parco Pescheto di Brescia, invece, «Timeless», il vintage market ideato dall’associazione Perlar, ha dato una nuova occasione ad abiti, scarpe e oggetti usati: il ricavato delle vendite sostiene i progetti delle 21 realtà del Terzo settore presenti. In centro a Brescia ecco che invece si è tenuto il penultimo appuntamento con lo svuota cantine del Carmine, durante il quale i residenti hanno messo in vendita o regalato oggettistica e abbigliamento (il prossimo evento sarà in via Chiusure domenica 11 ottobre). Il filo comune è l’idea che ciò che non usiamo più, o che si è rovinato, non abbia necessariamente esaurito la propria storia.
La Festa della Riparazione
Il prossimo appuntamento da segnare in calendario è per sabato 10 ottobre, dalle 14 alle 18, alla Biblioteca di Salò. Qui FabLab Valle Sabbia organizza una Festa della Riparazione: si può portare un computer, un giocattolo, un piccolo elettrodomestico, un vestito o un altro oggetto di uso quotidiano che non funziona più e provare ad aggiustarlo insieme ai volontari. È consigliata la prenotazione, indicando che cosa si intende portare, per facilitare l’organizzazione degli interventi.
I corsi per riparare da sé
Per chi vuole imparare a cavarsela da sé, a Brescia ci sono anche i corsi del progetto Multilab di ADL a Zavidovici, in via Flero. Quello di ciclo riparazioni insegna a intervenire su una gomma bucata e introduce alla manutenzione della bicicletta; il corso di sartoria permette invece di prendere confidenza con macchina da cucire e taglia e cuci. Le iscrizioni sono possibili anche durante l’anno, previo contatto con la segreteria.
Al parco del riuso Poco Conto, in via Domenico Viotto, l’associazione Perlar propone «Repair & Share»: un laboratorio di riparazione condivisa dove portare piccoli elettrodomestici da sistemare e imparare da chi sa intervenire. È la stessa associazione che ha ideato «Timeless», il vintage market citato in apertura.
In via Milano 65, invece, la cooperativa ManoLibera ha dato vita a «In Circolo», una biblioteca degli oggetti dove prendere in prestito ciò che serve anziché acquistarlo. Nello stesso spazio opera Ciclopop, la ciclofficina popolare in cui i volontari aiutano a riparare le biciclette mettendo a disposizione gli attrezzi. ManoLibera gestisce anche la Brigata Aggiustatutto, a cui rivolgersi per piccoli interventi domestici, dalla riparazione delle tapparelle a quella di mobili e arredi.
C’è poi una riparazione che lascia visibile la propria traccia. Il Centro San Clemente di Brescia ha in programma dal 20 ottobre un corso di kintsugi, la tecnica giapponese con cui si ricompongono oggetti in ceramica valorizzandone le fratture. I partecipanti lavoreranno anche su un oggetto personale già rotto: un modo diverso di guardare a una crepa che, normalmente, segnerebbe la fine della sua vita.



