L’ipotesi di un «sistema» per permettere – grazie al pagamento di somme di denaro – a dei cittadini brasiliani di ottenere la cittadinanza italiana, tramite false attestazioni di residenza nel comune di Collio e altre corsie preferenziali per accelerare le procedure burocratiche. È l’oggetto dell’inchiesta a cui stanno lavorando i sostituti procuratori Victoria Allegra Boca e Donato Greco: tra gli indagati c’è anche la sindaca del paese della Valtrompia, Mirella Zanini, sospettata dei reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falso materiale e ideologico e violazione della normativa sull’ingresso e sulla permanenza degli stranieri. Un presunto giro di «cittadinanze facili», che sarebbero state rilasciate, negli anni, a persone provenienti dal Paese sudamericano, anche con l’aiuto di un intermediario: persone che sarebbero riuscite a ottenere la cittadinanza italiana tramite il percorso previsto per chi dimostra di avere degli antenati italiani, accorciando però di molto i tempi per l’ottenimento dei documenti.
Quello su cui si indaga a Collio non è l’unico caso di «cittadinanze facili» accaduto in Italia: di recente ci sono stati infatti altri, casi, che hanno coinvolto persone originarie del Sudamerica, che chiedevano la cittadinanza in virtù della parentela con ascendenti italiani. E proprio lo scorso anno il governo ha promosso una modifica all’attuale legge sulla cittadinanza che ha introdotto limiti più stringenti per l’ottenimento della cittadinanza ai discendenti di italiani. Ma cosa prevede la legge? E come è stata modificata per evitare «abusi o fenomeni di “commercializzazione” dei passaporti italiani»?
Altri casi simili
Tra i casi che ricordano quello di Collio si potrebbe citare un’indagine della Procura di Arezzo conclusasi a giugno di quest’anno: gli inquirenti hanno indagato su un sistema illecito per ottenere la cittadinanza italiana «iure sanguinis» e il passaporto italiano a vantaggio di immigrati argentini con un antenato italiano. Anche in questo caso, secondo l’accusa, il sistema si sarebbe basato su false attestazioni di residenza e sulla rapida definizione delle pratiche amministrative per il riconoscimento della cittadinanza. E pure qui ci sarebbe stato un intermediario, che, dietro pagamento di denaro, si sarebbe adoperato per agevolare le pratiche in Comune e – pare – avrebbe anche fornito un alloggio temporaneo ai richiedenti cittadinanza per permettere loro di dimostrare una residenza fittizia.
Nel 2017 una vicenda di residenze fittizie si verificò a Volpedo, un paese in provinicia di Alessandria: i nomi di quattro brasiliani furono iscritti negli elenchi della popolazione residente in modo che potessero attivare il percorso per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Le indagini della procura stabilirono che in realtà nessuno dei quattro aveva dimorato in modo stabile nel comune: a febbraio la Cassazione ha confermato la condanna a un anno e 20 giorni di reclusione alla funzionaria del Comune delegata come ufficiale dell'anagrafe.

Il requisito della residenza
Le legge sulla cittadinanza in Italia si basa sullo «iure sanguinis»: si acquisisce cioè immediatamente la cittadinanza se si nasce (o si è adottati) da cittadini italiani. Chi non è nato da genitori italiani può acquisire acquisire la cittadinanza o per matrimonio con un cittadino o una cittadina italiani o dopo aver risieduto in modo continuativo e legale sul territorio italiano. Nel caso di discendenti da cittadini italiani, la richiesta di cittadinanza può essere fatta dopo due anni di residenza legale in Italia.
E infatti al centro dell’inchiesta di Collio ci sono proprio presunte false attestazioni di residenza: i cittadini brasiliani coinvolti avrebbero pagato per ottenere, tra le altre cose, false attestazioni nel comune della Valtrompia, nel quale presentavano la richiesta di cittadinanza. Secondo gli inquirenti, però, diversi cittadini brasiliani sotto la lente dell’inchiesta se da un lato avevano formalmente la residenza a Collio, in realtà avrebbero mai vissuto nel paese: un intermediario si sarebbe infatti occupato di procurare loro i documenti che ne attestavano la residenza nel comune valtriumplino.
Gli antenati italiani
Ma ci sarebbe stato poi un ulteriore elemento di cui l’intermediario si sarebbe fatto carico: l’ottenimento in tempi rapidi della documentazione genealogica che attestava la discendenza da antenati italiani. In alcuni casi, secondo la Procura, questa documentazione sarebbe stata addirittura falsa.
Il Brasile, come altri Stati sudamericani, è un Paese nel quale tra la fine dell’Ottocento e il Novecento si sono trasferiti per lavoro molti italiani: oggi sarebbero 32 milioni le persone con antenati italiani in Brasile. Secondo la legge italiana sulla cittadinanza, possono richiedere la cittadinanza italiana le persone straniere «del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono o sono stati cittadini per nascita e che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno due anni», secondo quanto si legge al primo comma dell’articolo 9 della legge.
La riforma della legge
L’articolo citato è stato modificato lo scorso anno, con una riforma che mirava proprio a rendere più restrittive le regole per l’ottenimento della cittadinanza a chi ha antenati nati in Italia o in possesso della cittadinanza italiana. L’obiettivo, come ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani subito dopo l’approvazione delle modifiche, era porre «limiti precisi» per evitare «abusi o fenomeni di “commercializzazione” dei passaporti italiani».
Prima del marzo 2025, gli anni di residenza nel territorio italiano necessari per poter avere diritto alla cittadinanza italiana, se si era discendenti di persone italiane «per nascita», era di tre anni, dopo la riforma sono stati ridotti a due. Inoltre, la cittadinanza può essere concessa soltanto a chi abbia parenti «italiani per nascita» solo fino al secondo grado: quindi il padre, la madre, il nonno o la nonna.
In generale poi, spiega una nota del ministero degli Esteri pubblicata in occasione della riforma, «gli italo-discendenti nati all’estero saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni: solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita».
La riforma mirava a «rendere i servizi consolari più efficienti, nella misura in cui questi potranno dedicarsi in via esclusiva a chi ne ha una reale necessità, in virtù del suo concreto legame con l’Italia». Il sistema precedente alla riforma, secondo il governo aveva effetti negativi «sull’efficienza degli uffici amministrativi o giudiziari italiani, messi sotto pressione da chi si reca in Italia solo nel tentativo di accelerare l’iter del riconoscimento della cittadinanza, alimentando anche frodi o pratiche scorrette».
I numeri
Secondo i dati diffusi lo scorso anno dal ministero degli Affari esteri, dalla fine del 2014 alla fine del 2024 i cittadini residenti all’estero erano «aumentati da circa 4,6 milioni a 6,4 milioni»: i procedimenti pendenti per l’accertamento della cittadinanza erano «oltre 60.000». Solo nel caso dei cittadini brasiliani, nel 2024 i riconoscimenti erano passati a essere 20mila, dai 14mila del 2022. Secondo la stima diffusa dal ministero degli Affari esteri nei giorni dell’approvazione del decreto legge, «gli oriundi italiani nel mondo che potrebbero chiedere il riconoscimento della cittadinanza» con la vecchia legge erano «potenzialmente tra i 60 e gli 80 milioni».




