Dopo le polemiche per l’arrivo di richiedenti asilo, era il 2015, e il caso di due estati fa della bambina di dieci anni abusata in un centro migranti, Collio torna sotto i riflettori. Anche della magistratura. Questa volta non si parla di profughi, ma di cittadini brasiliani che sarebbero arrivati in Italia con un obiettivo preciso: ottenere la cittadinanza italiana iure sanguinis. E a Collio, pagando, avrebbero trovato una corsia preferenziale. Grazie a presunte false attestazioni di residenza, documentazione genealogica ritenuta in alcuni casi falsa, controlli omessi o soltanto apparenti e pratiche amministrative concluse in tempi particolarmente rapidi. E il sistema sarebbe andato avanti fin da marzo 2016 con un giro da oltre 200mila euro versati dagli stranieri e che sarebbero finiti in diverse tasche.
Dal Brasile alla Valtrompia
Al centro dell’inchiesta dei sostituti procuratori Victoria Allegra Boga e Donato Greco c’è la sindaca di Collo Mirella Zanini, eletta con una civica di centrodestra, ed indagata con altre nove persone. In questa fase dell’indagine – con l’avviso di garanzia notificato ieri – la prima cittadina – che per l’inchiesta ha rassegnato le dimissioni da assessore della Comunità montana di Valletrompia – deve rispondere di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falso materiale e ideologico e violazione della normativa sull’ingresso e sulla permanenza degli stranieri. Sotto indagine anche la responsabile dell’Anagrafe di Collio, un’altra dipendente comunale, la responsabile dell’Anagrafe di Orzivecchi – dove sarebbe andato in scena l’identico sistema – e alcune persone che avrebbero fatto da intermediari fra il Sudamerica e gli uffici italiani. Tutto parte dal Brasile.
Stando agli atti dei magistrati, uno degli intermediari avrebbe reclutato persone interessate al riconoscimento della cittadinanza italiana, occupandosi poi della preparazione dei documenti e dell’intera pratica. Il pacchetto doveva comprendere due elementi essenziali: la dimostrazione della discendenza da un antenato italiano e una residenza nel Comune nel quale veniva presentata la richiesta. È proprio sulla residenza che si concentra una parte rilevante dell’indagine.
Fino a 10mila euro
Per la Procura numerosi brasiliani – oltre cento nomi agli atti – sarebbero risultati formalmente residenti a Collio senza avere in realtà mai abitato negli immobili indicati nei documenti. Contemporaneamente sarebbe stata presentata la documentazione necessaria a sostenere la discendenza genealogica da un cittadino italiano. Per questa attività l’intermediario, un brasiliano di 50 anni, avrebbe intascato da 3.700 fino a 10 mila euro per ciascun connazionale. Una somma che non viene contestata alla sindaca: si tratta del compenso che, nella ricostruzione degli investigatori, veniva versato a chi reclutava i clienti e organizzava le pratiche.
L’intermediario è poi accusato anche di avere reimpiegato i proventi dei reati attraverso un sistema informale di trasferimento di valore riconducibile al modello dell’hawala. Un giro da 200mila euro consegnati in contante in Brasile e successivamente trasformato in bonifici in ingresso sui conti dell’indagato brasiliano. Quei fondi sarebbero poi stati impiegati in attività economiche, finanziarie e speculative.

Il ruolo della sindaca
Ma per i pm titolari dell’inchiesta anche Mirella Zanini avrebbe ottenuto denaro. Da qui la contestazione di corruzione. Secondo la Procura «nella sua qualità di sindaca di Collio, avrebbe ricevuto denaro in relazione al rilascio di cittadinanze italiane a cittadini brasiliani per i quali sarebbero state certificate residenze fittizie e omessi i necessari controlli». Dodici le pratiche nel mirino. Per ciascuna, alla sindaca sarebbero stati consegnati 300 euro in contanti, attraverso una donna brasiliana. Soldi, ma anche un iPhone 14 «del valore di 1.163 euro» ricevuto invece dal mediatore 50enne. I pm bresciani hanno ricostruito che decine di brasiliani erano stati registrati nello stesso immobile di via Castiglione. Un altro gruppo risultava invece residente in un edificio di via Trento.
La Procura sostiene che quelle persone non avrebbero mai effettivamente abitato negli appartamenti dichiarati. In altri episodi le residenze sarebbero state collocate anche in immobili direttamente o indirettamente riconducibili alla stessa Mirella Zanini e ad altre persone coinvolte nell’inchiesta. Per dare una copertura formale alla presenza dei cittadini brasiliani sarebbero stati utilizzati anche contratti di comodato gratuito. Essendo un piccolo Comune privo di un proprio servizio di Polizia locale, alcuni accertamenti sulla presenza effettiva delle persone negli immobili vengono demandati direttamente al sindaco.
E per chi indaga in diversi casi Mirella Zanini avrebbe attestato la presenza dei richiedenti anche se non sarebbero mai entrati in quelle case. In un atto compare anche un «colpo di scolorina». Si tratta di un accertamento anagrafico in cui risulta cambiata la data: dal 4 settembre 2024 al 4 agosto 2024. Nella ricostruzione degli investigatori, lasciando la data originaria l’accertamento sarebbe risultato successivo alla conclusione della procedura di cittadinanza, facendo emergere immediatamente un’incongruenza. «Retrodatandolo di un mese, invece, – è l’ipotesi accusatoria – il controllo risultava formalmente compatibile con l’iter amministrativo».
Accuse extra: gli appalti comunali
Mirella Zanini che deve rispondere anche di accuse extra il «caso cittadinanze». La Procura contesta alla sindaca di Collio infatti anche un episodio legato agli appalti comunali. Da prima cittadina avrebbe attestato falsamente la necessità di affidare ad un’azienda la gestione dei lavori di ripristino della copertura di Palazzo Zanardelli, con l’obiettivo di favorire l’assegnazione alla ditta evitando il principio di rotazione.
In un altro affidamento, relativo alla manutenzione del verde pubblico la scelta dell’azienda incaricata di effettuare i lavori sarebbe stata concordata in anticipo dalla sindaca. Che ora non intende lasciare la fascia tricolore.
A Orzivecchi
Collio non sarebbe stato l’unico terminale del sistema. Un intero capitolo dell’inchiesta riguarda Orzivecchi. Identico meccanismo e uguale l’intermediario che avrebbe reclutato cittadini brasiliani interessati a ottenere la cittadinanza italiana, predisposto la documentazione relativa alla residenza e alla discendenza da antenati italiani e seguito le pratiche.
A Orzivecchi, però, la posizione dell’amministrazione comunale viene ricostruita in maniera differente. Secondo la Procura sarebbe stata la responsabile dell’Anagrafe a gestire le procedure – otto pratiche tra l'11 dicembre 2024 al 16 aprile 2025 – e a portarle a conclusione positiva nonostante fosse a conoscenza, secondo i pm, della falsità della documentazione genealogica e senza eseguire gli effettivi controlli sulla residenza.




