Il futuro ha una scadenza lunga, gli sfratti molto meno. E mentre la Loggia programma le case da costruire nei prossimi quindici anni, c’è chi rischia di perdere la propria nelle prossime settimane. È il caso della famiglia di Astu, quattro persone, uno sfratto per finita locazione e un paradosso tutto burocratico: guadagnano abbastanza per pagare un affitto calmierato, ma hanno un Isee troppo basso per poterlo ottenere. Da questa storia parte la denuncia di Diritti per tutti, affidata alla voce di Umberto Gobbi. Una storia che mette alla prova le promesse della politica abitativa cittadina.
Incastrati in un limbo
La famiglia vive in via Tiziano, paga regolarmente l’affitto ed è inserita nella vita del quartiere. La proprietà, che intende vendere l’alloggio, ha concesso alcuni rinvii. Non c’è uno scontro tra proprietari e inquilini. C’è un mercato che non offre alternative. Con entrate mensili complessive di circa 2.600-2.700 euro, la famiglia potrebbe sostenere un canone concordato, ma difficilmente un trilocale da oltre mille euro sul mercato privato. E non può nemmeno concorrere per i 69 alloggi di Sanpolino: il bando prevede una soglia Isee minima di 14mila euro, superiore alla sua, e taglia fuori queste famiglie confinandole in un limbo di solitudine.

«Una scelta sbagliata», denuncia Gobbi, che lascia fuori proprio quelle persone capaci di pagare un affitto calmierato, ma troppo fragili economicamente per rivolgersi ai privati. E nelle graduatorie delle case popolari, invece, resta nelle ultime file. Troppo povera per il mercato, non abbastanza per una buona posizione nelle graduatorie Aler. E così resta senza soluzione.
Il presidio e la carenza di risposte
Ma la contestazione investe anche il patrimonio pubblico. Secondo i dati ricostruiti da Diritti per tutti, tra febbraio 2024 e dicembre 2025 gli alloggi comunali destinati ai servizi abitativi pubblici sono aumentati di appena sette unità, quelli occupati di sei. Gli sfitti, anziché diminuire, sono cresciuti di uno. Numeri che, osserva Gobbi, non restituiscono ancora gli effetti annunciati dei programmi di recupero.
Il Comune ha stanziato 26 milioni per interventi sul patrimonio abitativo. Eppure, insiste il movimento, serve una fotografia aggiornata: quanti alloggi sono stati effettivamente recuperati, quanti assegnati, quanti restano vuoti? Sul tavolo resta poi il problema delle strutture per l’emergenza abitativa, dove i posti si liberano solo quando una famiglia riesce a uscire.
Il Piano dell’abitare stima un fabbisogno di mille nuovi alloggi popolari nei prossimi quindici anni. Ma per Gobbi la distanza tra programmazione e bisogno immediato è ormai il nodo politico. Perché una città può anche dissertare su quante case serviranno nel 2040. Deve però saper rispondere a una domanda assai meno futuristica: Astu, oggi, dove va?




