Cronaca

Acqua, «necessari i rincari in bolletta ma la politica deve darsi una mossa»

Durante il Consiglio provinciale è arrivato l’ok all’incremento dei prezzi perché «gli investimenti sono indispensabili». In aula si è tornati a parlare anche di Corda Molle
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Acqua che esce dal rubinetto
Acqua che esce dal rubinetto

Che la seduta del Consiglio provinciale di ieri non potesse risolvere il problema della gestione dell’acqua pubblica e dell’aumento delle tariffe era cosa ben nota. Allo stesso modo, però, era chiaro che l’approvazione delle nuove tariffe e delle linee d’indirizzo dell’Ufficio d’Ambito di Brescia (Ato) avrebbe acceso l’Aula. D’altronde, il tema interessa tutti e tocca i cittadini da vicino. Ecco perché è importante partire da un dato: per una famiglia di tre persone che consuma 150 metri cubi all’anno, nel 2027 il servizio idrico costerà fra 54 e 59 euro in più rispetto al 2025.

Le motivazioni

Numeri conosciuti, a cui nessuno dei consiglieri ha dato l’ok a cuor leggero, ma che sono figli di «un aumento necessario, che serve a finanziare investimenti indispensabili», spiega il presidente dell’Ato Paolo Bonardi. E se, com’è stato detto, l’incremento in questa fase storica è necessario, allora è sensato raccogliere l’invito del consigliere di Fratelli d’Italia Daniele Mannatrizio: «Spendere di più oggi per spendere di meno domani». Ineccepibile. E un augurio a cui si aggrappano più o meno tutti.

Dato per certo che gli investimenti sono da fare e che una buona parte delle bollette (150 euro su 397) finisce proprio lì, c’è poi da capire cosa può fare la politica. «Potremmo non votare, ma siamo una forza responsabile – spiega Filippo Ferrari del Pd –. Serve però uno sforzo comune per coinvolgere i piccoli Comuni che non fanno ancora parte di Acque Bresciane, affinché diventino soggetti attivi nel percorso verso una gestione più integrata». Un messaggio a cui fa eco il collega di partito Fabio Capra, che lancia «un disperato appello al Consiglio» per uscire «dal guado», anche attraverso «decisioni difficili».

Anche il consigliere Damiolini, leghista e sindaco di Concesio, critica aspramente l’immobilismo politico e invoca una «discussione non ideologica» per arrivare finalmente alla «sostenibilità economica del gestore e tariffaria per i cittadini».

Il consigliere Sergio Aurora, di Provincia bene comune, fa un passo più in là ed entra nel merito degli investimenti. «Servono, questo è sicuro – specifica –. Per fare il depuratore del Garda si inciderà sulla bolletta, ma nel frattempo ci sono 25 agglomerati che sono in infrazione europea». Sul punto è intervenuto il presidente della Provincia, Emanuele Moraschini, precisando che l’impatto del depuratore del Garda sulle tariffe sarebbe di circa due milioni di euro.

E, a proposito di grosse spese, forse il dato più eclatante arriva grazie alla curiosità di Damiolini, interessato a sapere quanto costerebbe il subentro di Acque Bresciane alla scadenza della concessione di A2A in città. «Spannometricamente 600 milioni di euro», la risposta di Bonardi.

Nel corso della seduta non sono comunque mancate alcune frecciatine. «Quando bisogna avere il coraggio di alzare la manina non si fa, perché è più comodo», ha sottolineato Filippo Ferrari, riferendosi a chi al momento del voto aveva lasciato l’aula. «E non parlo di certo al consigliere Paolo Fontana», ha aggiunto. Ecco, l’unica altra persona assente era il sindaco di Montichiari Marco Togni (Lega). «Sono stufo di professori che non ci sono quando serve», ha concluso Ferrari.

Il raccordo Ospitaletto-Montichiari

Durante il Consiglio provinciale di ieri c’è stato un brevissimo momento in cui si è tornati a parlare di Corda Molle. Ricordiamo che attualmente c’è uno sconto del concessionario Autovia Padana del 50% riservato ai residenti dei 22 Comuni interessati dal tracciato e a quelli di Brescia.

Il presidente della Provincia Emanuele Moraschini ha però fornito un numero nuovo: «Con i dati attuali, se dovessimo ragionare su uno sconto del 25% per utente che fa più di 11 passaggi al mese, ad oggi dovremmo stanziare 2,76 milioni di euro all’anno».

Questo vorrebbe dire che uno sconto totale per gli utenti considerati pendolari costerebbe più di 10 milioni di euro all’anno. Un dato che si scontra in maniera netta con il milione e mezzo previsto inizialmente per uno sconto del 50%, ma anche con quanto messo a disposizione da Autovia Padana – 3 milioni per l’altra metà – nei mesi successivi.

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