La nascita di un figlio, un’adozione o un affido portano nuove responsabilità e richiedono di ripensare l’organizzazione della vita quotidiana. Per molte donne, conciliare questi impegni con il lavoro significa affrontare difficoltà che possono incidere sulla continuità professionale, sulla possibilità di rientrare nel mercato del lavoro o di cogliere nuove opportunità. Rendere accessibili i servizi di cura significa sostenere la libertà di scelta delle donne e la loro autonomia economica.
È questo l’obiettivo di «Lombardia per le Donne», la misura di Regione Lombardia che offre un sostegno concreto alle donne chiamate a gestire nuovi carichi di cura e, contemporaneamente, un percorso lavorativo da mantenere o ricostruire. Recentemente rilanciata e ampliata, la misura ha esteso sia la platea delle beneficiarie sia i servizi rimborsabili, per rispondere alle diverse esigenze di conciliazione tra responsabilità familiari e attività professionale.
I dati mostrano quanto questo bisogno sia diffuso. Dalla riapertura del 2 marzo sono state presentate 513 domande, delle quali 461 già ammesse, per un valore complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. Dietro questi numeri ci sono donne che intendono proseguire il proprio percorso professionale e famiglie che cercano soluzioni sostenibili per la gestione quotidiana della cura.
Il profilo delle beneficiarie rende ancora più evidente il valore dell’intervento. Sono 350 le donne che hanno acquisito un nuovo carico di cura a seguito di maternità, adozione o affido. Altre 101 hanno intrapreso una nuova attività lavorativa, mentre alcune hanno trasformato il proprio contratto da part-time a tempo pieno. Esperienze diverse, accomunate dalla necessità di poter contare su un aiuto concreto per organizzare tempi e responsabilità.
La misura consiste in un contributo a fondo perduto a rimborso delle spese per la fruizione di servizi di baby-sitting, educazione, assistenza e cura sostenute da donne che hanno stipulato un contratto di lavoro con persone fisiche o utilizzino il Libretto famiglia e/o abbiano stipulato un contratto con agenzia di somministrazione o cooperativa di servizi, e/o si avvalgano di strutture di custodia e cura temporanee pari a un massimo di 400 euro mensili per un massimo di 12 mesi.
Lombardia per le Donne sostiene l’accesso ai servizi di cura e aiuta a dare continuità all’occupazione, favorisce il rientro lavorativo e rende più praticabili le scelte di crescita professionale. Con questo intervento, Regione Lombardia investe nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro, valorizzandone competenze e aspirazioni: poter conciliare cura e professione significa avere maggiori possibilità di costruire il proprio futuro.
Una rete per riportare i ragazzi al futuro

Oltre a «Lombardia per le Donne», Regione Lombardia si impegna anche a raggiungere i giovani che si sono allontanati dallo studio e dal lavoro, aiutarli a ritrovare fiducia e accompagnarli verso nuove opportunità. Si tratta dei Neet, i ragazzi tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi. In Lombardia sono 150mila, una quota inferiore alla media nazionale, che richiede però un’azione costante.
Attraverso ZeroNeet, Regione Lombardia unisce risorse e competenze a quelle di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo per accompagnare i giovani verso la formazione e il lavoro. Ai 26,3 milioni di euro di risorse pubbliche regionali, nell’ambito del Programma regionale Fse+ 2021-2027, si affiancano 20 milioni di Fondazione Cariplo e 10 milioni di Intesa Sanpaolo, per un impegno complessivo di oltre 56 milioni di euro.
Questa azione sostiene 55 reti in tutte le province, con l’obiettivo di intercettare circa 8.450 giovani e prenderne in carico circa 4.532 attraverso percorsi che integrano sostegno alla persona, formazione e politiche del lavoro. Il punto di partenza è raggiungere anche chi non cerca più opportunità e non si presenta ai servizi. Dietro questa distanza possono esserci esperienze scolastiche difficili, isolamento o sfiducia nelle proprie capacità.
Per riaprire una prospettiva servono ascolto, tempo e una relazione stabile. In questo lavoro il Terzo Settore è un interlocutore fondamentale. Associazioni, oratori, realtà sportive e organizzazioni sociali frequentano gli stessi luoghi dei giovani, conoscono le comunità e possono cogliere segnali che rischiano di restare invisibili. La loro presenza permette di avvicinare i ragazzi attraverso relazioni di fiducia e di accompagnarli al primo incontro con i servizi.
Regione Lombardia sostiene così una rete nella quale il contatto iniziale diventa l’avvio di un percorso e ogni realtà contribuisce a dare continuità all’accompagnamento. Per ciascun giovane si costruisce una proposta personalizzata, che può comprendere sostegno motivazionale, educativo o psicologico, laboratori, formazione, tirocini e accompagnamento al lavoro. L’obiettivo è recuperare fiducia, riconoscere le proprie risorse e affrontare passi concreti verso l’autonomia.
È questa la direzione del lavoro regionale: rendere le opportunità accessibili anche a chi oggi fatica a vederle, valorizzando il Terzo Settore e la responsabilità condivisa dei territori. Perché ogni ragazzo possa tornare a scegliere e costruire il proprio futuro.
Per maggiori informazioni: www.regionelombardia.it
