La partita dell’acqua si gioca su due tavoli, ma il conto arriverà a uno solo: quello dei cittadini. Mentre si profilano rincari delle bollette superiori al 25% entro il 2029, il campo largo bresciano detta le condizioni per il futuro del servizio idrico provinciale. E chiede al presidente della Provincia, Emanuele Moraschini, di non procedere senza garanzie su rappresentanza dei Comuni, controllo pubblico e investimenti.
Il calendario non è un dettaglio. La presa di posizione arriva in vista del voto dell’Assemblea dei sindaci, in agenda oggi, e soprattutto di quello del Consiglio provinciale, convocato per mercoledì in Broletto. Due passaggi sui quali il centrosinistra prova a incidere prima che si arrivi al dunque. A firmare sono otto forze politiche: Pd, Azione, Sinistra italiana, Europa verde, Psi, Italia viva, Più Europa e Movimento 5 stelle. Una convergenza tutt’altro che scontata, su una partita destinata a pesare sugli equilibri territoriali per quasi vent’anni.
I paletti del centrosinistra
Il nodo è il futuro di Acque Bresciane, la società verso cui dovrebbe progressivamente confluire la gestione del servizio idrico provinciale. Oggi non tutti i territori sono nelle stesse condizioni: alcune gestioni continuano a operare grazie a regimi di salvaguardia, destinati a scadere.
Che cosa accadrà dopo? La prima richiesta riguarda proprio i Comuni interessati: tutti devono poter entrare, direttamente o indirettamente, nella compagine societaria. E il loro peso non può dipendere soltanto dal numero degli abitanti, ma deve tenere conto anche delle reti e delle infrastrutture presenti sul territorio. «Nessun Comune, nemmeno il più piccolo, può essere messo ai margini» scrive il campo largo.
Ma avere una quota della società non significa necessariamente poter decidere. È questo il passaggio politicamente più delicato. Un piccolo Comune potrebbe ritrovarsi formalmente rappresentato, ma senza alcuna possibilità concreta di incidere sulle scelte. Per evitarlo, il campo largo chiede accesso alle informazioni, partecipazione alla definizione degli investimenti e strumenti per verificarne i risultati. «Ai Comuni spetta fissare gli obiettivi e controllarne il raggiungimento, alla società realizzarli».
Garanzie da mettere nero su bianco nello statuto e nelle convenzioni tra gli enti. Prima, non a operazione conclusa. E poi ci sono i numeri. Al Consiglio provinciale e alla Conferenza dei Comuni, sostengono i firmatari, deve arrivare una proposta accompagnata dal piano industriale, dagli investimenti previsti e da una valutazione degli effetti su costi, tariffe e qualità del servizio. Perché una cosa è approvare un nuovo assetto societario, un’altra sapere quanto costerà, quali opere saranno realizzate e chi controllerà che gli impegni vengano rispettati.
Le prospettive
La questione è tutt’altro che astratta. Gli aumenti tariffari annunciati per i prossimi anni dovranno accompagnare un programma di investimenti consistente, mentre le reti continuano a perdere una parte rilevante dell’acqua immessa. «Dietro la parola governance ci sono le tariffe, le reti che perdono acqua, i depuratori da potenziare, gli investimenti che partono o restano sulla carta», scrivono le otto forze politiche. Che chiedono bollette sostenibili, soprattutto per le famiglie più fragili, e interventi anche nei territori con più carenze infrastrutturali.

La richiesta a Moraschini non contiene un’indicazione esplicita di voto contrario. È piuttosto un elenco di condizioni da soddisfare prima del via libera. E un richiamo al ruolo della Provincia: se il Broletto è davvero «la casa dei Comuni», deve garantire che anche i più piccoli abbiano voce nelle decisioni.
Il numero uno del Broletto, interpellato, preferisce rinviare il confronto politico alla sede istituzionale, senza anticipare la propria replica. Ma dal centrodestra arriva già una prima controffensiva. Qualcuno ricorda agli avversari che «le tariffe sono state deliberate dall’Ato e il presidente dell’Ato risulta essere del centrosinistra». Non solo.
Anche sul terreno della governance, fanno notare, le responsabilità politiche non cominciano oggi: «Nulla è stato modificato, sono ancora gli stessi assetti decisi dal centrosinistra». Un modo per rispedire al mittente le richieste degli otto partiti e ricordare che l'architettura del servizio idrico sulla quale oggi si chiede di intervenire è stata definita proprio dal centrosinistra.
L’affidamento ad Acque Bresciane scadrà nel 2045. Da qui ad allora cambieranno sindaci, presidenti della Provincia e maggioranze politiche. Gli assetti decisi oggi, invece, resteranno. Ed è proprio questo il punto sul quale il campo largo chiama Moraschini a rispondere: quali garanzie saranno scritte negli atti di mercoledì e quali, invece, resteranno promesse per il futuro?




