Sappiamo i nomi dei nostri Padri della Patria, o per meglio dire della Repubblica? Siamo in grado di riconoscerli, di grattare via dai loro sepolcri la patina del tempo per rendere loro l’onore che meritano? Sì, basta cercare.
Ritrovarli si può fare sia in senso metaforico che proprio, com’è accaduto nel caso di Modesto Angeli da Capo di Ponte. Di lui si era persa la memoria finché un pomeriggio dell’ottobre del 1984, nel cimitero di Acquafredda, una persona appassionata decise di mettersi a pulire un’anonima stele a piramide per scoprire a chi fosse dedicata.
Ed ecco piano piano apparire una scritta: «A Modesto Angeli, nato il 1 marzo 1819. Nelle scienze mediche dottissimo, cospiratore patriota, generoso caritatevole. Morì povero nell’età di 71 anni».
Il patriota dimenticato
Nessuno si ricordava di lui, altrimenti la dedica sul suo cippo non sarebbe stata coperta da una crosta di muschio e polvere. Avvolte nel mistero erano la sua esistenza e le sue gesta, eppure la scritta su pietra parlava di un dottore e irredentista.
Guaritore e guerriero sono attività all’apparenza in forte conflitto tra loro, ma, in certi frangenti, non sono poi così incompatibili, un po’ come quelle di sacerdote e rivoluzionario come era Don Pietro Boifava, al cui fianco Modesto, nel 1849, combatté durante le X Giornate di Brescia.
Lì era trentenne, mentre quaranta ne aveva durante la carneficina di Solferino e San Martino. Ciò emerse dalle ricerche volte a ricostruire la storia di quest’uomo.
Le ricerche e il legame con Zanardelli
Un solido aiuto arrivò dal Fondo Zanardelli dell’Archivio di Stato, poiché Modesto e il celebre senatore erano buoni amici e si scrivevano spesso. Si scoprì così che il nostro dottore era stato non solo un patriota della prima ora, ma anche uno dei fondatori della Società dei Medici bresciani, di cui tra l’altro fu vicepresidente.
Un precursore in entrambi i campi, un eclettico lottatore. Finita la ribellione bresciana e rientrati gli austriaci, tornò a fare il medico condotto e a diffondere idee libertarie. Visitava i malati e intanto propagandava idee carbonare.
Andò bene. Una volta creata l’Italia che aveva contribuito a fare si dedicò solo alla medicina e mai si atteggiò a eroe. Non ottenne particolari favori e non li chiese nemmeno: continuò a svolgere il suo lavoro di assistenza ai poveri, professione che non lo arricchì per nulla, anzi.
Ogni tanto si lamentava con l’amico Giuseppe delle ingiustizie che subiva, in quanto considerato un «agitatore rosso». Poi morì, poiché «le lotte combattute, gli studi indefessi, le fatiche durate logorarono la fibra di quest’uomo eccellente e lo trassero innanzi tempo alla tomba. Povero e dilettissimo amico».
Queste le parole dello Zanardelli nel necrologio redatto per lui. Modesto ha subito una sorte infausta, ma alla fine è riuscito a riemergere dall’oblio. Il nostro Patriota Ignoto ha un nome. È Modesto ed è un angelo. Grazie a Roberto Ghisini, che ci ha restituito il Grande Modesto.



