L’espressione inglese per definirla è «cooling poverty». In italiano potrebbe essere tradotta con «povertà da raffrescamento». È l’altra faccia, meno visibile, di una medaglia chiamata povertà energetica: dove a una parte c’è la condizione di indigenza di chi non riesce a pagare le bollette del riscaldamento durante l’inverno e, dall’altra, quella di chi in estate non può permettersi un condizionatore in casa.
Problema in crescita
Un fenomeno, quest’ultimo, ancora poco studiato: «Per molto tempo si è posta l’attenzione sulle necessità legate al riscaldamento, ma in questi ultimi anni si sta facendo più pressante il tema della povertà energetica legata ai problemi del raffrescamento», spiega Raffaele Miniaci, docente dell’Università degli studi di Brescia e membro del comitato esecutivo dell’Osservatorio italiano sulla povertà energetica (Oipe).
Subire l’indigenza legata all’energia, chiarisce Miniaci, significa «non essere in grado di acquistarne la quantità necessaria per una qualità della vita decente senza andare incontro a grosse difficoltà finanziarie: come, per esempio, trovarsi a dover scegliere se pagare la bolletta elettrica o andare dal dentista, perché non ci si può permettere di sostenere entrambe le spese».
Le cause
E la povertà da raffrescamento? «Se in Italia è molto difficile trovare case senza un impianto di riscaldamento, è invece molto più facile trovare case senza condizionatore – spiega il docente dell’UniBs –. Quindi il problema non è tanto quello di non avere i soldi per permettersi l'aria condizionata, ma proprio di non avere il condizionatore, un problema che richiede interventi differenti. Perché anche se diamo un bonus in bolletta, occorre avere le condizioni strutturali e finanziarie per poter installare un condizionatore».

Sulla povertà da raffrescamento non incide solo la capacità di pagare le bollette: «In primo luogo incide anche la cattiva qualità dell’abitazione – continua Miniaci –, ad esempio case senza infissi adeguati. E poi ci sono problemi legati al contesto in cui si trova l’edificio: l’assenza di aree verdi e la presenza di cemento e asfalto diminuiscono la possibilità di trovare ristoro dal caldo».
In provincia
Secondo la stima della Cgia di Mestre, pubblicata ad aprile di quest’anno, in Italia le famiglie che patiscono la povertà energetica sarebbero 2,4 milioni. In Lombardia sarebbero oltre 330mila, circa il 7,2% della popolazione: «Supponendo che la percentuale sia la stessa in tutta la regione nella provincia di Brescia le famiglie coinvolte sarebbero circa 40mila – conclude Miniaci –. Non sono però distribuite in modo uniforme, perché a Ponte di Legno l'afa è una cosa diversa che in centro Brescia e in questo senso il territorio bresciano è molto vario. Il dato di fatto è che nelle zone ad alta urbanizzazione e cementificazione, come Brescia, il caldo si fa sentire in maniera più marcata».




