Il bosco è morto. «Non c’è più un abete rosso sano, ormai siamo alla fine. Nell’arco di due o tre anni, qui, ci sarà il vuoto totale». La sentenza - seguita da qualche secondo di silenzio, quasi per dare il tempo a chi ascolta di captare appieno la portata della questione - la pronuncia velocemente, come se stesse strappando un cerotto. Mauro Bertelli, sindaco di Irma, della sua terra è orgoglioso. Sguardo lontano, gambe in spalla e scarpe da ginnastica ai piedi, ha la parlantina di chi di rassegnarsi non ne ha la benché minima intenzione. E mentre gesticola per aggiungere pathos a una situazione che non lo fa dormire la notte, non ci sta a cantare il de profundis senza tentare il tutto per tutto. Per questo, durante il racconto, ogni venti minuti - quasi avesse un timer incorporato - ripete come un ritornello: «Bisogna fare qualcosa. Bisogna che qualcuno ci aiuti».
Camminare nell’Alta Valtrompia, nel bosco che non c’è (più), è uno shock prima di tutto per chi lì ci abita e ci lavora da una vita. Diego Tanghetti ha una segheria e scuote la testa: «È un disastro. Lo è per le aziende, per il Comune, per il futuro della nostra Valle». In effetti la metamorfosi è evidente. La foresta, ormai, s’intuisce soltanto: il vuoto lasciato dagli alberi è sempre più esteso e quella scala cromatica che dipingeva un mosaico di verdi, dalla sfumatura inglese a quella più tenue tendente allo smeraldo, è stata rimpiazzata dal marrone bruciato e dai grigi tipici delle sterpaglie inaridite.




