Può essere l’ultimo passaggio, prima della discussione, di un processo iniziato il 14 gennaio di un anno fa. E avere un peso importante, anche se difficilmente determinante. Di certo c’è che il caso Bozzoli torna al punto di partenza. Si farà infatti l’esperimento in un forno da fonderia in funzione per capire se un corpo può finirci dentro senza poi lasciare tracce, come era stato stabilito nel corso delle lunghe indagini che presero il via l’otto ottobre 2015 quando Mario Bozzoli svanì nel nulla dentro i capannoni della sua azienda.
Probabilmente la prova pratica avverrà - forse già entro un mese - prima in scala ridotta e poi, solo se davvero necessario per chiarire ulteriormente il quadro, anche in dimensioni reali con un animale già abbattuto che verrebbe immerso in un bagno di metallo fuso così da ricreare le condizioni originali. Perché la prospettazione dell’accusa, e cioè che il cadavere di Mario Bozzoli sia stato portato fuori dalla fonderia sull’auto guidata dal nipote della vittima e oggi imputato Giacomo Bozzoli, pare aver perso concretezza udienza dopo udienza.




