«Da quello che ho verificato posso essere certo e firmarlo che in quel forno non è stato messo nessun corpo. Chimicamente ho provato che il risultato finale è fumo nero, fuliggine e odore. Per questo sono certo che se si fosse verificata quella situazione nessuni poteva più respirare nel capannone. Se il corpo di Bozzoli fosse stato buttato nel forno il capannone si sarebbe riempito di fumo nero in una maniera pazzesca con un odore incredibile e al termine della combustione, tutto il capannone si sarebbe coperto di fuliggine».
Lo ha detto Giancarlo Farina, chimico e consulente della difesa, nel corso del processo davanti alla Corte d’Assise di Brescia a carico di Giacomo Bozzoli, accusato di omicidio volontario e distruzione del cadavere dello zio Mario, l’imprenditore bresciano svanito nel nulla l’otto ottobre 2015 nella fonderia di Marcheno, in provincia di Brescia.




