Viviamo tempi felici nella pallavolo femminile. Brescia è appena tornata nella massima serie con la Millenium, è di Roncadelle la capitana della Nazionale Anna Danesi, campione del mondo e olimpica. Da quasi quindici anni gioca in A1 Sara Alberti, originaria di Nave. Ha sempre disputato i play off. La sola volta che non vi è riuscita ha comunque giocato la Coppa Italia (nel 2021, a Firenze) e ha vinto l’ultimo scudetto dell’era pre-Conegliano nel 2017, a Novara.
Decisiva

Già la storia di quella finale fa capire di che pasta sia fatta questa fortissima centrale entrata per la prima volta in palestra a soli 6 anni. Tutte le compagne di classe smisero, la sola a proseguire fu lei. Nella gara-2 contro Modena, fu Sara – appena entrata dalla panchina – a fermare la rimonta delle avversarie nel secondo set col pesantissimo muro del 18-15 che avviò poi le piemontesi alla vittoria del parziale e quindi della partita.
Da allora in poi Alberti ha affinato la straordinaria capacità, apprezzata da tutti i suoi allenatori, di essere sempre decisiva tutte le volte che viene chiamata in campo, soprattutto ora che, a 33 anni, non sempre parte titolare, per quanto questa definizione sia ormai superata nella pallavolo moderna, sport nel quale tutte le giocatrici sono coinvolte. Nella stagione appena conclusa con la maglia del Chieri le prime partite le cominciava – assieme alla tedesca Anastasia Cekulaev – l’altra centrale, Anna Gray.
Resistenza
Le due combattutissime finali di Coppa Cev col Galatasaray le ha giocate Sara Alberti: suo, tra l’altro, il quarto match point guadagnato dalle piemontesi nel tie break, prima del beffardo 18-20 finale nella gara di andata che ha finito col pregiudicare anche quella di ritorno. Sara è una tostissima, lo dimostra quanto le capitò da ragazza. «Quando alla Foppapedretti Bergamo, a 18 anni, feci il primo allenamento con la formazione di B1, mi feci male al polso. Non diedi alla cosa troppa importanza, sentivo dolore e giocavo lo stesso».
Appena entrò nel giro della prima squadra i medici, a un esame più attento, si accorsero della frattura allo scafoide. «Persi tutta la stagione. In compenso ebbi più tempo per studiare e conseguire la maturità». Ha sempre ragionato così, cercando il lato positivo delle cose, una leggerezza d’animo che le ha consentito di restare ad alti livelli e di vincere anche due Coppe europee a Scandicci. Il segreto? «Mi diverto ancora, mi diverto sempre, anche se non sono tutte rose e fiori. Due allenamenti al giorno, i costanti spostamenti, l’alta competitività di un campionato tra i più difficili al mondo».
Rinunce
È bene che ogni ragazzina che sogna la A1 lo sappia: la strada è lunga, pochissime riescono a percorrerla tutta. «Vivere a tempo pieno lo sport impone tante rinunce. Nel 2023 avevo organizzato una grande festa per i miei 30 anni, poi all’ultimo momento fu programmata una partita proprio quel giorno e dovetti rinunciarvi». Molto affezionata ai suoi familiari, Sara ci rimase proprio male quando la raggiunsero a Cremona per la partita contro Casalmaggiore. «Eravamo d’accordo che dopo la gara sarei tornata con loro, ma perdemmo e per punizione la società ci impose l’immediato ritorno a Scandicci».

Legami
Alberti ha giocato con e contro tutte. Quando vinse il tricolore aveva come compagna di squadra Francesca Piccinini, a lungo icona di questo sport. Quest’anno, a Chieri, divideva lo spogliatoio con Stella Nervini – di dieci anni più giovane –, astro nascente della Nazionale di Velasco. Ha instaurato legami profondi. L’estate prossima sarà testimone di nozze al matrimonio di Caterina Bosetti – campionessa mondiale di club con Scandicci –, di cui è grande amica. Esaurita l’esperienza in Piemonte, sta vagliando le offerte ricevute.
Tra una partita e l’altra, in questi anni, è anche riuscita a laurearsi in Psicologia ed è allettata dall’idea di lavorare in ambito sportivo, applicando le conoscenze acquisite nel mondo del volley. «La preparazione mentale non si è fatta ancora strada – spiega –, eppure può aiutare molto. Si vince prima con la testa e poi in campo, sapendo combattere la tensione pre-partita e conservando la lucidità se la situazione sembra compromessa. Nulla, come la pallavolo, è così aleatorio. Puoi vincere e perdere in un minuto». Le burrasche, lei, le ha superate tutte, ed è già pronta alla prossima sfida.



