Come si fanno gli occhiali su misura, tra compasso e fresatrice
Cosa sono gli occhiali? Una necessità, un oggetto di culto, un’icona di personalità. Stanno lì, sul naso, a metà tra ciò che ci serve e ciò che scegliamo, una tecnologia intima, appoggiata sul confine tra il corpo e il mondo, che racconta una storia secolare di artigianato e ingegno. Sì, perché dalle prime «pietre da lettura», lenti convesse appoggiate direttamente sul testo e utilizzate dai monaci medievali, alle rudimentali montature prive di aste, apparse per la prima volta in Italia tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, fino alla produzione industriale in serie, l’occhiale è sempre stato un codice sociale che ha segnato appartenenza, prima e stile, poi.
Come nasce il laboratorio
Oggi, l’antica tradizione manifatturiera dell’occhiale potrebbe sembrare destinata a scomparire; eppure, nell’epoca della standardizzazione, si sta affermando una tendenza opposta: rimettere al centro l’unicità. È in questo solco si inserisce il lavoro di Nicolò Traina, che realizza occhiali interamente a mano, attraverso un servizio su misura.

Una professionalità ormai rarissima: è infatti l’unico a offrirla tra Brescia e Bergamo e, in Italia, figure analoghe si contano – forse – sulle dita di due mani.
«Nel 2018 ero a Pisa con la mia famiglia: per caso ho notato un ottico con una fresatrice in vetrina e un bancone di legno su cui lavorava gli occhiali» racconta Traina. «Mi si è accesa una lampadina e mi sono chiesto se ci fosse una richiesta effettiva. Ho cominciato a documentarmi e ho scoperto che nel mercato francese, simile a quello italiano per il nostro settore, in ogni città medio grande c’è un ottico che lavora solo su prodotti propri. Così nel 2022, post Covid, abbiamo trovato questo spazio e ci siamo detti: proviamoci!».
Come si fa un occhiale artigianale
La genesi di un occhiale completamente realizzato a mano comincia come un piccolo rito: si parte sempre dall’ascolto, ma la precisione è imprescindibile e passa dalla misurazione accurata delle proporzioni del viso.

«Utilizziamo un compasso specifico per misurare l’ampiezza cranica, all’altezza dell’attaccatura dell’orecchio e a livello delle tempie. Poi misuriamo il naso con uno strumento speciale progettato dal Politecnico di Termoli e con una serie di calzanasi, delle piccole selle che ci permettono di verificare forma e dimensioni in modo estremamente accurato». Da queste misurazioni nasce il progetto vero e proprio. «I nostri occhiali possono essere realizzati da modelli già esistenti, di cui abbiamo pronti progetti 3D e disegni tecnici, oppure possono essere ideati da zero, per creare una forma unica scelta dal cliente».
Il mestiere
Viene spontaneo chiedersi, come si diventa un artigiano dell’occhialeria? «Per cominciare – racconta Traina – ho fatto un affiancamento in una fabbrica, per vedere tutti i processi di lucidatura, l’inserimento dei perni e le lavorazioni manuali. Poi ho affiancato un prototipista – il mio maestro – che lavora per grandi aziende, trasformando i disegni dei brand in occhiali veri e propri. Infine, ho fatto un corso al Politecnico di Termoli, per perfezionare la lavorazione artigianale, e ora, ogni anno, torno dal mio maestro per affinare alcune tecniche».

E di tecnica, nella produzione manuale di un occhiale, ne serve parecchia. «Il nostro lavoro parte sempre da una listarella in acetato. La fresatrice a controllo numerico consente di ottenere in maniera precisa una sagoma di taglio, i contorni dell’occhiale, per intenderci. Il taglio è l’unica parte che fa la macchina, poi si scende in laboratorio. Qui abbiamo due spazi distinti: una stanza dedicata alla “stagionatura” dell’acetato, mantenuta a umidità costante, e un’altra riservata alle lavorazioni artigianali».
«Partendo dalla sagoma di taglio, procedo con le lime a fare le sezioni orizzontali, mi piace anche che i naselli siano applicati e rifiniti a mano. Poi l’occhiale viene inserito all’interno del “buratto”, una botticella con al suo interno dei rombetti di legno e una pasta di pietra pomice. Il buratto deve lavorare una decina di ore e va ad uniformare l’occhiale, rendendolo liscio e omogeneo. A quel punto si può scegliere la finitura: l’occhiale può essere graffiato oppure lucidato a mano, a seconda delle preferenze del cliente, utilizzando spazzole specifiche».
Lavorazione e costi
Il taglio dell’occhiale richiede circa mezz’ora, al massimo un’ora; a seguire, la lavorazione manuale – tra burattatura, lucidatura e altre rifiniture – occupa un altro paio d’ore.

In totale, un singolo occhiale richiede circa quindici ore di lavoro e, considerando progettazione, realizzazione e finitura, i tempi di consegna arrivano a un mese e mezzo, due mesi al massimo a seconda della complessità del progetto. Il costo totale dell’intera operazione? 400 euro per una realizzazione da modello esistente, a cui si deve aggiungere il costo per il progettatore 3D nel caso si voglia sviluppare un occhiale di forma unica.
I clienti
Ma chi sono i clienti che richiedono questo tipo di lavorazione? «Ci sono clienti con dei tratti molto particolari: nasi o visi molto grandi o molto piccoli. Poi ci sono i creativi, innamorati dell’artigianato, che cercano proprio l’idea di un prodotto fatto a mano. Per esempio, abbiamo un cliente collezionista di Harley-Davidson. Per ogni moto che acquista vuole un occhiale abbinato e, quando le espone agli eventi, sono sempre accompagnate dai loro occhiali. Altri, invece, ogni sei mesi chiedono di rinnovare il proprio paio, cambiandone la finitura, lucidandolo oppure opacizzandolo».
In tutti i casi, l’occhiale smette di essere un accessorio standard e diventa un pezzo dall’anima viva, destinato a raccontare una storia e il volto che abita nel modo più personale possibile.
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