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Tridui nel Bresciano, il rito unico delle macchine di luce

Un rito barocco unico: le macchine tornano ad accendersi tra storia, devozione e memoria dei defunti, nel periodo che precede l’inizio della Quaresima
  • CRONACA CASTENEDOLO PARROCCHIA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO 150 ANNI DEI TRIDUI VESPRI NELLA FOTO FUNZIONE DEI VESPRI 20/02/2022 newreporter©favretto
    La macchina del Triduo di Castenedolo - Foto NewReporter/Favretto © www.giornaledibrescia.it
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  • La macchina del Triduo di Castenedolo
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Un’usanza unica al mondo, che affonda le sue radici nella storia del cristianesimo. Caduta nell’oblio nel corso dei secoli e poi riemersa dai solai delle canoniche, è tornata nel calendario delle celebrazioni eucaristiche con fortune alterne.

È il tempo dei Tridui, appunto: una celebrazione che definire religiosa sarebbe riduttivo. Si tratta di un teatro di luce che ogni anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della Quaresima, trasforma alcune chiese del Bresciano in portali sospesi tra il mondo dei vivi e quello dei morti. La peculiarità della tradizione bresciana è l’allestimento delle «macchine», vere e proprie architetture realizzate in legno, che spesso richiede più di un paio di giorni di lavoro e che è solitamente affidato agli anziani del paese, custodi di rito e storia.

Solennità barocca

L’idea di celebrare il ponte tra vivi e morti può portare il pensiero al Messico, con la festosa e colorata tradizione del Día de los Muertos. Eppure, pur condividendo l’ancestrale bisogno umano di dialogare con chi non c’è più, le due celebrazioni si muovono su frequenze opposte. Laddove in Messico la morte esplode in una festa di colori, musica e banchetti sulle tombe, una sorta di gioioso invito a cena per i defunti, con i Tridui la memoria si fa solennità barocca. Non c’è l’ironia delle calaveras, ma la luce che sfida il buio.

È un parallelismo fatto di contrasti: se il rito messicano è una festa di piazza che esorcizza la fine, il Triduo bresciano è un’ascesa mistica, un’intercessione silenziosa che usa la bellezza come moneta per riscattare le anime dal Purgatorio. Entrambi, però, ci dicono la stessa cosa: la morte non è un’assenza, ma una presenza con cui bisogna fare i conti, possibilmente in modo spettacolare.

  • CRONACA CASTENEDOLO PARROCCHIA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO 150 TRIDUI NELLA FOTO PREPARATIVI 15/02/2022 newreporter©favretto
    L'allestimento della macchina del Triduo a Castenedolo - Foto NewReporter/Favretto © www.giornaledibrescia.it
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Le leggenda del Triduo

Narra la leggenda che in una gelida sera di febbraio del 1771 alcuni abitanti di Malonno, in valle Camonica, passando accanto alla chiesa parrocchiale sulla strada verso casa sentirono dei canti che provenivano dall’interno. Incuriositi, vista l’ora tarda e senza funzioni in programma, entrarono. Lì, si trovarono di fronte ad alcuni spiriti dei morti che, con in mano una candela, cantavano e pregavano. La visione fu interpretata come un ammonimento divino e la devozione del triduo riprese. Non solo, venne anche costruita la macchina del triduo, struttura da collocarsi dietro l’altare maggiore della parrocchiale, costituita da trentanove pannelli in legno dipinto e da più di 500 candele a cera.

La storia documentata ci riporta alla fine del Seicento e al pieno Settecento, quando la Chiesa della Controriforma comprese che per toccare il cuore dei fedeli non bastavano le parole: serviva lo stupore.

Come è strutturata la Macchina dei Tridui

La Macchina dei Tridui è, tecnicamente, un apparato imponente, una scenografia lignea che viene montata sopra l’altare maggiore o nel coro solo per pochi giorni. È una struttura piramidale di intagli dorati, angeli in volo e volute barocche, concepita per ospitare centinaia di candele – in alcuni casi oltre cinquecento –, o lampade per quelle ammodernate, disposte secondo disegni geometrici che guidano l’occhio verso l’alto. La sua funzione è quella del suffragio: tre giorni di preghiere ininterrotte per le anime dei trapassati.

La scelta di montarla per aprire questo canale tra vivi e morti è una precisa risposta sociale al Carnevale. Mentre fuori la maschera e il peccato regnavano sovrani, la parrocchia offriva il Triduo come riparazione spirituale, un contrappunto di sacralità alle «tentazioni della carne». Era il tempo in cui i contadini potevano finalmente dedicarsi alla cura delle anime.

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La macchina dei tridui di Pisogne (immagini d'archivio Teletutto 2010)

Oggi, nel Bresciano

Nel Bresciano, questa geografia della memoria è fitta e ancora sorprendentemente vitale, con decine di parrocchie che conservano e montano con orgoglio i propri apparati, spesso ritrovati per caso durante lavori di restauro, come accaduto a Roncadelle.

Tra i casi più significativi e recenti spicca Bovezzo, dove la macchina del Triduo continua ad accendersi con un fascino immutato, diventando un punto di riferimento per l'intera Valle Trompia. Non meno suggestiva è la tradizione di Gianico, in Valle Camonica, dove il rito si intreccia a una devozione popolare che sembra incisa nella roccia stessa della montagna.

Scendendo verso la pianura, incontriamo il caso emblematico di Castenedolo, dove la macchina dei Tridui affascina i fedeli e i visitatori da oltre centocinquanta anni, rappresentando uno degli esempi meglio conservati e più ricchi di candele – oltre 500 – dell'intero hinterland. Spostandoci verso i confini più remoti della provincia, in quel lembo di terra sospeso tra il lago d'Idro e le vette, troviamo Magasa: qui il rito dei sacri Tridui assume un sapore quasi arcaico, celebrato con una solennità che il tempo sembra non aver scalfito.

Interessante è poi la vicenda di Collebeato, dove la macchina del Triduo ha alternato lunghi periodi di sfarzo e devozione ad altri in cui è stata relegata in soffitta, a dimostrazione di come queste strutture non siano reliquie polverose ma organismi viventi, pronti a tornare in scena quando la comunità sente il bisogno di ritrovarsi attorno alla propria storia.

Anche in città non mancano le parrocchie che in questo periodo allestiscono la macchina del Triduo.

In un’opera d’arte

Visitare queste chiese durante i Tridui non significa solo assistere a una funzione religiosa, ma entrare in un'opera d'arte, dove l'odore della cera fusa, il calore sprigionato dalle fiamme e il riflesso dell'oro creano un'atmosfera di sospensione temporale.

È un patrimonio che resiste nel tempo, una «tecnologia del sacro» che, nonostante le lampadine a led abbiano in parte sostituito la fiamma viva per ragioni di sicurezza, non smette di esercitare un magnetismo potente. È la Brescia che prega, che ricorda e che si affida alla tradizione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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