Brescia e Hinterland

La suggestiva tradizione bresciana delle macchine dei Tridui

Le prime tracce a Chiari nel 1701 e a Calcinato nel 1703. Si tratta di un'usanza unica al mondo, che pochi conoscono e rischia di scomparire
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La macchina dei tridui di Breno (immagini d'archivio: In piazza con noi, 2019)

La tradizione del triduo (tre giorni) di preghiera si era smarrita nel corso degli anni, qualche anziano del paese ne conservava la memoria, ma nulla più. Ma una gelida sera di febbraio del 1771 accadde qualcosa di inatteso e straordinario. Alcuni abitanti di Malonno, mentre rientravano a casa, passando accanto alla chiesa parrocchiale sentirono dei canti che provenivano dall’interno. Furono molto incuriositi, l’ora era tarda e non c’erano funzioni in programma, quindi entrarono.

La leggenda

Narra la leggenda che si trovarono di fronte ad alcuni spiriti dei morti che, con in mano una candela, cantavano e pregavano. La visione fu interpretata come un ammonimento divino e la devozione del triduo riprese. Non solo, venne anche costruita la macchina del triduo, struttura da collocarsi dietro l’altare maggiore della parrocchiale, costituita da trentanove pannelli in legno dipinto e da più di 500 candele a cera. L’origine del Triduo per i morti si perde ovviamente nella storia del cristianesimo, ma in territorio bresciano questa devozione ha preso corpo in un modo originale e unico, con le maestose «macchine».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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