Storie

Alle origini di Franco Baresi: «Quella volta che voleva smettere...»

Viaggio nei suoi luoghi d’infanzia a Travagliato, che ha proclamato due giorni di lutto cittadino. Tra i suoi ex compagni all’oratorio c’è Franco Pancheri, che poi andò all’Inter: «Non è vero che i nerazzurri lo scartarono: andò diversamente»
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

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Franco Pancheri, gli aneddoti su Baresi

Ti guardi attorno, camminando a Travagliato sotto il sole torrido che infiamma la provincia, e ti convinci che Franco Baresi non poteva che nascere qui. La gente si somiglia, gli somiglia. L’iniziale ritrosia non è ostile, è semplicemente un modo di essere. Plasmato da lavoro, fatica e concretezza. In uno dei bar del paese siede un uomo taciturno. Inforca gli occhiali da lettura e sfoglia un giornale sportivo. Ha l’aria dimessa. Gli fai il nome di Franco e nei suoi occhi balugina un chiarore che condensa emozioni, ricordi, tristezza. Si chiama Francesco Bianolini, è del ’60, coetaneo di Kaiser Franz: «Ricordo che i primi tempi a Milano lo chiamavano il “piscinin”. Poi si fece le ossa, e quanta strada da allora…».

L’oratorio

Francesco impiega un po’ a trovare le parole giuste per raccontare il suo Franco: «Non vorrei essere indelicato». Poi però è un fiume in piena: ha giocato insieme lui all’oratorio, nella squadra del paese, che all’epoca si chiamava Uso Travagliato. Di fatto ha visto nascere una leggenda: «Eravamo un bel gruppo. L’allenatore era Guido Settembrino. Lui era fortissimo già da piccolo, era evidente a tutti. A tenerci uniti era il don…».

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Baresi, il ricordo del compagno di oratorio

Piero Gabella, il parroco, lo chiama ancora «Franchino»: «Perché l’immagine che ho è quella: era il più piccolo, il più gracile. Ma quando spuntava un pallone diventava il più grande di tutti». Con lui c’erano i due fratelli: Beppe, diventato poi un simbolo dell’Inter, e Angelo, che non riuscì a sfondare nel grande calcio. «E io posso dire di averli in qualche modo salvati, sia Franco che Beppe: ci sono stati momenti in cui pareva volessero smettere di giocare, e io li feci desistere».

Gente seria, umile, di poche parole: «Famiglia contadina, come lo erano tutte cinquant’anni fa – sottolinea don Piero –. Ottimi valori, senso del dovere e molta riservatezza. Sono cresciuti così, con spontaneità. Di Franchino posso dire che vederlo giocare era uno spettacolo».

La cantina dei ricordi

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Addio a Baresi, il ricordo di Severo Scalvini

Il tour dei luoghi d’infanzia di Franco Baresi è in realtà un rettilineo: casa-oratorio e viceversa. Le abitudini di quell’epoca, a cavallo tra anni Sessanta e Settanta, non prevedevano chissà quali deviazioni. Passeggiando per il centro di Travagliato, e affilando la vista, s’individua però ancora qualche traccia un po’ sbiadita sopravvissuta fuori da quelle roccaforti.

Non lontano dalla piazzetta, un po’ nascosta, c’è una bottega dal sapore antico. Ti accoglie una foto, appesa in alto, in bianco e nero: Beppe e Franco, abbracciati, con le maglie di Inter e Milan. Il titolare si chiama Severo Scalvini, all’epoca dei Baresi era il responsabile del settore giovanile dell’Uso: «Ho un legame molto stretto con tutta la famiglia, in particolare con Beppe e con la sorella, Lucia, che vive ancora qui».

Una delle foto custodite da Severo
Una delle foto custodite da Severo

Ci accompagna in uno scantinato che è una piccola miniera d’oro: fotografie d’epoca accatastate alla rinfusa, negli scatoloni o dove capita. Ne estrae una che lo ritrae insieme a Franco: «Qui l’avevamo invitato a un torneo, per premiare i ragazzi». Sarebbe dovuto accadere anche poco tempo fa: «Ma non ci riuscì, purtroppo. Venne Beppe, che in queste occasioni non manca mai. La sua assenza però mi dispiacque molto».

Il compagno di squadra

Com'è oggi il campo sul quale si allenavano i fratelli Baresi - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Com'è oggi il campo sul quale si allenavano i fratelli Baresi - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

A mezzo secolo di distanza l’oratorio San Michele ha un altro aspetto, più moderno e funzionale alle esigenze di questi tempi. «Lo vede quel campo là? Era destinato agli allenamenti. Ed era in terra battuta, non in erba sintetica come oggi». Con Baresi, Pancheri non condivide solo il nome: fecero parte della generazione d’oro di quel Travagliato, che tanti nomi (compreso anche Giovanni Lorini) regalò al calcio di alto livello.

Lo stesso Pancheri, dal terriccio di quel campetto, arrivò a calcare il tappeto verde di San Siro. Sponda Inter, come Beppe: «Arrivai all’Inter insieme a lui, oltre a Romanini e Toninelli. Peraltro la storia sui nerazzurri che lo scartarono perché era troppo esile, per come la ricordo io, è una leggenda».

L’arrivo a Milano

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Addio a Baresi, Pancheri sul campo dove giocarono insieme

Ricostruire una verità storica non è semplice: oggi la vulgata racconta che l’Inter volle portarsi in casa Beppe e non Franco, che così sbarco in rossonero. «Ma non andò proprio così», insiste Pancheri, le cui foto campeggiano nei corridoi dell’oratorio insieme a quelle dei fratelli. «Il Milan aveva preso me, Beppe, Romanini e Toninelli. Superammo le visite e fummo dichiarati idonei. Solo che l’Inter si inserì e ci acquistò tutti e quattro. E così l’anno dopo, quando toccò a Franco fare il salto, il passaggio in rossonero fu automatico dopo che un altro ragazzo, Riccardo Zini, fu precettato dai nerazzurri. Ma non è vero che l’Inter non lo considerasse all’altezza».

Di quel gruppo Pancheri è l’unico che ha scelto di tornare a vivere a Travagliato: «Ma gli anni a Milano li ricordo bene: condividevo la camera con il fratello Beppe. E quanti duelli in campo con Franco nei derby: superarlo era impossibile, anche se quando gli andavi incontro cercavi di non pensarci». Per Pancheri, difensore che seppe costruirsi una buona carriera tra serie A e B, Franco era una sorta di divinità umile, dall’umanità travolgente. È anche questo contrasto ad averne forgiato la grandezza.

Una delle foto appese ai muri dell'oratorio: Beppe e Franco Baresi in un derby tra Inter e Milan
Una delle foto appese ai muri dell'oratorio: Beppe e Franco Baresi in un derby tra Inter e Milan

Lutto cittadino

Un «figlio illustre della nostra terra», lo definisce il sindaco di Travagliato Renato Pasinetti: «Ha portato il nome della nostra comunità ai vertici del calcio mondiale, rimanendo sempre un legame indissolubile, un punto di riferimento ed un motivo di grandissimo orgoglio per tutti i suoi concittadini. Con la sua straordinaria carriera, la sua leadership silenziosa, la correttezza e la dedizione assoluta, ha incarnato i valori più nobili del gioco del calcio».

«La sua figura – sottolinea Pasinetti – ha rappresentato un modello di umiltà, tenacia e spirito di sacrificio per generazioni di giovani, mantenendo sempre vivo il legame con le proprie radici. La comunità di Travagliato custodirà con profonda gratitudine e immenso affetto la memoria del suo leggendario capitano». L’Amministrazione ha proclamato due giorni di lutto cittadino, lunedì e martedì, quando verranno celebrati i funerali nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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