Ogni campo da calcio custodisce storie da raccontare, emozioni da vivere e incontri capaci di lasciare un segno anche oltre il fischio finale. Storie che viaggiano insieme a chi sceglie di raccontarle, passando dalle tribune dei piccoli stadi di provincia ai grandi palcoscenici del calcio italiano. È da questa passione che ha preso forma il progetto di Gaetano Carnevale, napoletano classe 1997, conosciuto da tutti sui social come Carnejal, creator che ha fatto del racconto del calcio il proprio lavoro, conquistando oltre 34mila follower su Instagram. Un percorso fatto di chilometri, esperienze e legami, nel quale il territorio bresciano occupa un posto speciale nel cuore. Dalla Pro Palazzolo all'Ospitaletto Franciacorta, fino all'Union Brescia, tre realtà con le quali ha costruito rapporti capaci di andare ben oltre il terreno di gioco.
Per capire come sia nato questo legame bisogna tornare indietro di qualche anno, quando i social erano ancora uno strumento per inseguire il sogno di diventare telecronista.
La storia di Carnejal
Una laurea in Economia, un impiego in uno studio di commercialisti a Milano e una passione che, terminata la giornata lavorativa, lo portava sui campi della provincia lombarda. «Lavoravo in ufficio fino alle 18 – spiega – e poi, due o tre sere alla settimana, andavo a fare le telecronache dei tornei amatoriali di calcio a cinque e calcio a sette. Mi piaceva tantissimo, studiavo le statistiche e preparavo le partite con grande serietà».
Poi il passaggio al calcio a undici, alla Serie D e ai primi video nei quali raccontava le proprie giornate. «All'inizio facevo i vlog per farmi conoscere, sperando che qualcuno potesse offrirmi un'opportunità». Fu così che nel maggio 2024 nacque «Una giornata da tifoso», il format che lo portò prima a Como, Cremona e Carrara e successivamente a Palazzolo sull'Oglio. Qui Carnejal trovò una società disposta a credere in un progetto ancora agli inizi.
A Palazzolo
«Sono molto affezionato al Bresciano in generale, non soltanto alla città, ma a tutto il territorio. Palazzolo per me rappresenta davvero il punto di partenza. Mi hanno aperto le porte, mi hanno dato fiducia e mi hanno lasciato lavorare liberamente. È una realtà che porterò sempre nel cuore». Una fiducia ripagata anche dai numeri, con uno dei contenuti realizzati insieme alla società capace di superare le centomila visualizzazioni quando il suo profilo contava ancora circa 2000 follower.
Pochi mesi più tardi, nell'autunno del 2024, arrivò anche a Ospitaletto per raccontare la sfida di Serie D contro il Sant'Angelo.
A Ospitaletto
Era la stagione del ritorno degli arancioblù nella quarta serie nazionale, un'annata che si sarebbe conclusa con la storica promozione tra i professionisti. «La famiglia Musso mi ha accolto mettendomi tutto a disposizione. Ho conosciuto persone professionali, che mi hanno fatto sentire subito a mio agio. Già allora pensavo che meritassero di arrivare nel calcio professionistico e sono davvero felice che ci siano riusciti». Un rapporto cresciuto insieme alla società franciacortina e rinnovato anche nei giorni scorsi, quando Carnejal ha partecipato alla serata di presentazione della nuova maglia special edition di Halloween dell'Ospitaletto che verrà indossata sabato 31 ottobre.
«Sono ragazzi che conosco ormai da anni. Apprezzo molto il fatto che la società abbia mantenuto gran parte della squadra anche dopo la promozione. Il direttore sportivo Paolo Musso ha dimostrato di credere davvero nel progetto».
Il legame con i calciatori

Ci sono poi incontri che, più di altri, raccontano il senso del suo lavoro. Come quello con Davide Arras, attaccante ex Pro Palazzolo e diventato nel tempo un amico. Carnejal ricorda ancora una partita di dicembre, giocata sotto la pioggia, su un campo pesante. «Durante la settimana gli avevo detto che sarebbe stato bello vederlo segnare. Partì dalla panchina, entrò sullo 0-0 e realizzò il rigore decisivo. Alla fine mi regalò la sua maglia, completamente sporca di fango». Un'amicizia proseguita anche lontano dai campi, fino a trascorrere insieme tre giorni per realizzare un contenuto quando l'attaccante vestiva la maglia del Vado.

Un legame altrettanto speciale è quello con Mattia Guarneri, centrocampista dell'Ospitaletto, conosciuto durante una delle prime telecronache. «Giocava a Desenzano all'epoca, era giovanissimo, ma mi aveva impressionato per la sua intelligenza calcistica. Poteva giocare in diversi ruoli, aveva tecnica e personalità. Siamo rimasti in contatto e poi ci siamo ritrovati a Ospitaletto». Tra i protagonisti dei suoi video anche l'attaccante degli Orange Francesco Gobbi, con un contenuto capace di superare il milione di visualizzazioni. «Ogni volta che ci incontriamo scherziamo ancora su quel video. Sono ragazzi semplici, con cui puoi parlare di tutto».
Perché dietro il successo di Carnejal non ci sono soltanto le visualizzazioni, ma soprattutto i rapporti costruiti lungo il cammino. «Per me vengono prima le persone e poi i contenuti social. Con tanti calciatori sono nate amicizie vere, senza secondi fini. Quando mi invitano a stare con loro, a condividere una cena o un momento particolare, so che non è qualcosa di scontato. Significa che si fidano di me e questa fiducia bisogna meritarsela».
Il rapporto con il Brescia

Dalla provincia alla città il passo è stato quasi naturale. All'inizio del 2025 arrivò infatti il primo contatto con il Brescia, per raccontare la sfida contro il Lecco. «Quando mi hanno scritto ero felicissimo. Brescia è una piazza storica, che ha visto passare campioni come Roberto Baggio, Andrea Pirlo, Pep Guardiola e allenatori come Carlo Mazzone. Per chi ama il calcio è bellissimo poter lavorare in un ambiente del genere». Da quella prima esperienza nacque una collaborazione proseguita nel tempo, accompagnata da un'accoglienza che il creator ricorda con affetto. «Il pubblico bresciano mi ha sempre trattato benissimo. Al Rigamonti mi sono sentito subito a mio agio, è uno degli stadi più belli che abbia visitato per l'atmosfera che si respira».
Una sensazione confermata anche nell'ultima visita, sabato scorso, in occasione della sfida contro il Cittadella. A colpirlo, ancora prima della partita, è stata la coreografia della Curva Nord. «Ho ancora i brividi mentre ne parlo. Vedere una tifoseria così legata alla storia della propria squadra fa capire cosa significhi essere bresciani. Al di là dei risultati, vedere persone così innamorate della propria città è qualcosa di speciale».
E proprio Brescia è diventata una città che Carnejal ha imparato a conoscere anche lontano dagli stadi. «Una delle cose che mi ha sorpreso maggiormente è stata la metropolitana. È una città organizzata, moderna, dove si vive bene. Ma soprattutto ho incontrato tante persone disponibili e professionali, che mi hanno sempre accolto benissimo». Dai primi viaggi affrontati a proprie spese, con la sveglia all'alba e le auto noleggiate per raggiungere i campi di Serie D, ai video seguiti da migliaia di persone, la strada percorsa da Gaetano Carnevale è stata lunga.
Eppure, tra tanti chilometri e nuove esperienze, ci sono luoghi che continuano a occupare un posto speciale. Palazzolo, dove qualcuno gli ha dato fiducia quando tutto doveva ancora cominciare. Ospitaletto, dove ha trovato rapporti diventati amicizie. E Brescia, con una tifoseria, una società e una città che hanno saputo conquistarlo. Perché le storie più belle che il calcio sa regalare non sempre finiscono al novantesimo minuto. Alcune continuano anche quando le telecamere si spengono.



