A spasso con Pep: il valore dei tre giorni a Brescia di Guardiola

Non è stata la prima volta, ma ogni volta è come se lo fosse. La sua visita a Brescia è come Sanremo: un rito destinato a compiersi con cadenza ormai annuale, molto pop e dalla presa sul pubblico assicurata. Il magnetismo di Pep Guardiola – che a differenza di Sanremo quando arriva arriva – ha colpito ancora. Scava nella roccia utilizzando la sostanza di cui sono fatti tutti i fuoriclasse: l'umiltà.
Quella di fuoriclasse è una definizione prima di tutto dell’anima. Da lì, arriva e deriva tutto il resto: titoli, trofei, gloria, fama. E il diventare, nel caso di specie, l’allenatore più forte del mondo: quello che vince fabbricando record e inventando calcio. Ha alzato al cielo tre Champions League, ha vinto 6 volte la Premier, tre Liga e altrettante Bundesliga. Ha fatto due triplete con due squadre diverse, ha celebrato 4 vittorie di mondiali per club. Poi ci sono altre coppe delle varie leghe. Questa spolverata da almanacco per nulla esaustiva (ci sarebbero peraltro pure da raccontare i suoi successi, pari livello, da giocatore...) ci serve per darci un pizzicotto e ricordarci di quanto la normalità di Pep turista mai per caso a Brescia, resti comunque eccezionale.
Tre giorni tra stadio, ristoranti e shopping
La tre giorni di Guardiola in città tra stadio, colazioni, pranzi, cene e puntatine di shopping, ha generato un valore. Con la sola imposizione del suo cappotto spina di pesce, un dolcevita blu, una coppola da «peaky blinder». Si definisce quiet luxury, e cioè il lusso che non ha bisogno di essere urlato. Che semmai, se Guardiola sceglie di esibire sul serio chi è, e di utilizzare davvero il suo potere, lo fa per rendersi megafono delle cause in cui crede. Soprattutto quelle scomode: lo ha fatto anche prestando idealmente la sua voce ai bambini di Gaza. Anche questo ci serve per comprendere la portata del personaggio.
Curioso di tutto, dell’alto e del basso: sempre in volo, ma altrettanto bisognoso di trarre linfa dalla normalità. Quella che gli regala Brescia con la sua dimensione protettiva e con la sua microrete di rapporti personali che gli garantiscono la lealtà e la correttezza di cui ha bisogno. Ma Pep sa ormai che è una città intera a essere leale e corretta con lui: lo nota dagli approcci sempre misurati. Riceve affetto, si sente coccolato: lui in cambio si concede con generosità. Ed è da qui che si genera quel valore al quale abbiamo accennato ormai già troppe righe fa.
La sua casa bresciana è l’hotel dell’Areadocks, dove dal suo arrivo a ieri mattina, Pep ha circolato come un avventore qualunque. Senza nascondersi: ora seduto da solo a un tavolino col suo pc come di fianco alla barista per seguire la procedura del cappuccino o su un divanetto a chiacchierare di vita e di calcio con il suo amico extra campo Roberto De Zerbi. Oppure eccolo domenica sera rispondere ai saluti e alle domande di qualche ragazzo del Lumezzane o dell’Ospitaletto arrivati lì nel dopo partita. Eccolo poi al Laboratorio Lanzani o al Bistrot di Lanzani, altre tappe di riferimento.
Pep ha trovato il tempo di incontrare membri della famiglia Corioni ai quali è rimasto legato, ma anche per esempio di scambiare aneddoti calcistici col tecnico del Lume Emanuele Troise trattato esattamente per come Guardiola lo ritiene: un collega e quindi un pari. E ora, una finezza che racconta lo spessore di Pep: domenica pomeriggio ha incrociato il tecnico della Pro Patria Francesco Bolzoni e gli ha fatto i complimenti per come la sua squadra si è battuta contro l’Union Brescia. Ed eccoci qui, al dolce che abbiamo tenuto in coda. Con la sua scelta di un pomeriggio a Mompiano, Guardiola ha definitivamente consacrato la creatura del presidente Pasini come il Brescia senza se e senza ma.
Al Rigamonti
Al Rigamonti, ha portato con sé tutto il peso della storia: lo hanno avvertito bene i giocatori ai quali ha fatto visita dando loro aura. Un bene del tutto immateriale che poi ha aumentato il... capitale social(e): i followers, le interazioni con i canali comunicativi del club. Il cui brand ha fatto un salto internazionale dato che la notizia del pomeriggio in C di Guardiola ha fatto il giro del mondo anche grazie alla promozione che Pep stesso ha fatto della sua presenza a Mompiano.
Senza aver bisogno di dati elaborati, basta fare un giretto sui profili social del Brescia per verificare l'exploit di like, interazioni e visualizzazioni di video e interviste realizzati dal club sul tema. Per la gioia e l’orgoglio, immaginiamo, anche degli sponsor. E che dire dello «spottone» insperato pure alla povera serie C? Anche la terza divisione italiana ha fatto un salto fuori confine arrivando a essere declinata in altre lingue facendo registrare record di contatti.
Nelle sue 72 ore bresciane, con parentesi a San Siro dove dalla dirigenza dell’Inter è stato trattato come un re e dove si è intrattenuto anche col capo della Uefa Aleksander Ceferin, Guardiola ha dunque lasciato ben più di qualche eventuale strisciata di carta di credito. Per qualcuno, il valore acquisito sta nel selfie che custodisce nel telefono; per il Brescia è nella consapevolezza di poter costruire molto sulla forza del passato; per qualche allenatore è nella gioia di sentirsi elevati; per qualche commerciante è nella speranza di mandare sold out un profumo o un capo acquistati da Pep; per gli amici nella pura gioia umana. C’è solo un Pep, ma c’è un Pep per tutti. Soprattutto a Brescia. Tutta vita.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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