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Caldo, così cambia la routine nei cantieri: «Sveglia anticipata e pause»

Il racconto del tecnico edile di un’impresa bresciana: «Nei siti troppo esposti al sole chi vuole può cominciare alle 5 e andare a casa alle 13»
Alice Scalfi
Un cantiere edile sotto il sole
Un cantiere edile sotto il sole

La sveglia suona due ore prima del solito. E non è una corsa contro il tempo, ma contro il caldo. Quando gran parte della provincia sta ancora dormendo, in molti cantieri le squadre sono già al lavoro. L’obiettivo è uno: guadagnare qualche ora prima che il sole trasformi asfalto, terra e cemento in una fornace.

Lo racconta un tecnico di una delle principali imprese edili bresciane, che ogni giorno si sposta da un cantiere all’altro seguendo il lavoro delle squadre. Nei cantieri che segue, negli ultimi dieci giorni il copione è stato sempre lo stesso: temperature fino a 37-38 gradi e una giornata da ripensare completamente.

Orari flessibili e pause

«È il nostro lavoro, per carità, ma sta diventando difficile», ammette. Per questo l’impresa ha deciso di lasciare libertà di scelta alle squadre. «Chi vuole può iniziare alle 5, fermarsi alle 13 e andare a casa. Nei cantieri più gravosi, completamente esposti al sole, è la soluzione che adottiamo praticamente sempre».

Dove invece si mantiene l’orario tradizionale, dalle 7 alle 17, cambia inevitabilmente il ritmo della giornata. Le lavorazioni vengono programmate cercando di concentrare quelle più pesanti nelle prime ore del mattino, quando il caldo è ancora sopportabile. La borraccia passa di mano quasi quanto gli attrezzi. Le soste all’ombra diventano parte del lavoro, non un’interruzione. Nessuno aspetta di sentirsi male prima di fermarsi. E ci mancherebbe.

Linee guida

«Ogni mezz’ora bisogna concedersi qualche minuto, bere il giusto, cercare un po’ di refrigerio e ripartire. È l’unica cosa che funziona». Non esistono scorciatoie. «Il problema del caldo non è superabile. Anche fermandosi nelle ore centrali, la situazione resta pesante. Alle 23 ci sono ancora 30 gradi e il fisico fa fatica a recuperare».

Un operaio bagna il terreno in un cantiere - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un operaio bagna il terreno in un cantiere - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Le condizioni cambiano anche in base alle lavorazioni. Chi è impegnato in scavi per le fognature, interventi sull’acquedotto o negli asfalti affronta le situazioni più pesanti, sempre esposto al sole e al calore che sale dal terreno. Chi lavora sui mezzi riesce almeno a trovare un minimo di riparo. Ma quando il caldo diventa davvero eccessivo la priorità resta una sola. «Se c’è un’assoluta necessità, il cantiere si ferma. La sicurezza viene prima di qualsiasi scadenza»

Uno scenario nuovo

Il caldo, osserva, d’estate c’è sempre stato. Ma qualcosa è cambiato. «Una volta lavorare all’aperto era faticoso, ma giornate come queste erano più rare. Oggi le ondate di calore sono più intense e soprattutto durano più a lung. È cambiato anche il modo di affrontarle. «Le imprese hanno imparato a prestare più attenzione alle persone. Si rivedono gli orari, si programmano le lavorazioni, si insiste sulle pause e sull’idratazione. Nessuno ha interesse a mettere a rischio la salute di chi è in cantiere».

Le previsioni, intanto, sembrano lasciare spazio a una tregua dopo giorni di caldo eccezionale che hanno messo a dura prova anche ai più allenati. È con questo auspicio che si guarda ai prossimi giorni: «Speriamo che questa ondata sia davvero finita».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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