Scuola

Nelle scuole bresciane fa troppo caldo: solo il 7% ha il condizionatore

585 edifici su 843 sono del tutto sprovvisti di sistemi di climatizzazione: è il motivo principale per cui l'idea di tenere aperti gli istituti durante le vacanze estive è, per ora, impraticabile
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Ventilatori in classe contro l'afa
Ventilatori in classe contro l'afa

La scuola italiana quest'estate chiude per 14 settimane. Un periodo di sosta tra i più lunghi d'Europa, che lascia alle famiglie l’incombenza organizzativa ed economica – non proprio a buon mercato – della gestione dei figli, che rischia di ampliare le disuguaglianza e che favorisce la perdita di competenze per studenti e studentesse.

Da tempo il dibattito pubblico evoca la necessità di superare questo lungo stop estivo, immaginando istituti aperti anche nei mesi caldi per attività outdoor, di recupero o di socialità. Una prospettiva che però si scontra immediatamente con un limite strutturale invalicabile: l'inadeguatezza termica degli edifici. Con l'avanzare del cambiamento climatico e l'estensione di ondate di calore che ormai investono con frequenza anche i mesi di maggio, giugno e settembre, le aule scolastiche si trasformano in veri e propri «forni», rendendo impossibile lo svolgimento di qualsiasi attività didattica in condizioni dignitose e sicure.

I numeri

A fotografare la realtà del territorio bresciano sono i numeri estratti dall'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica. Su un totale di 843 edifici censiti tra strutture di competenza comunale e provinciale (circa 180), solo 63 strutture dispongono di un impianto di condizionamento o di ventilazione.

Tradotto: solo il 7,4% del patrimonio edilizio scolastico locale è attrezzato per fronteggiare l'afa. Al contrario, sono ben 585 gli immobili completamente sprovvisti di sistemi di climatizzazione, mentre per i restanti 195 il dato non risulta definito dalle rilevazioni. Una carenza strutturale, ma anche di censimento (avere numeri precisi è sempre utile), che evidenzia come l’ipotesi di allungare il calendario scolastico si scontri con la realtà di edifici nati in un’epoca climatica completamente diversa.

La mappa

La distribuzione dei (rari) impianti di climatizzazione non è casuale, ma risponde a una logica assistenziale legata all'età degli alunni e ai calendari di apertura dei diversi cicli. I sistemi di raffrescamento sono concentrati quasi esclusivamente nelle scuole dell'infanzia e negli asili nido, contesti in cui le attività proseguono anche a luglio e dove i bambini più piccoli hanno bisogno di maggiori attenzioni. Sono edifici, questi, più giovani rispetto alle elementari, alle medie e alle superiori, e dunque già nati con l’impianto di ventilazione o con una struttura in cui è più semplice installare gli impianti.

Scorrendo la graduatoria degli edifici dotati di un sistema di raffrescamento, sono 14 le scuole dell'infanzia che ne sono provviste, 23 le scuole primarie. Salendo di grado, la quota scende a 13 per le scuole secondarie di primo grado e ad altrettante unità suddivise tra istituti comprensivi, professionali e CPIA, a 11 se guardiamo a licei e istituti tecnici. Una lacuna strutturale che fa sentire tutto il suo peso soprattutto durante gli esami di maturità, quando studenti e commissioni si trovano ad affrontare le prove in aule dal microclima insostenibile.

Pnrr e i vincoli storici

I tentativi di adeguamento messi in campo dagli enti locali devono fare i conti con la natura complessa e spesso monumentale (e vincolata) del patrimonio edilizio.

Agostino Damiolini, consigliere provinciale con delega all'edilizia scolastica, traccia il bilancio delle risorse investite negli ultimi anni: dal 2021 a oggi sono stati programmati e realizzati interventi per un valore complessivo di oltre 88 milioni di euro, di cui 70 milioni provenienti dai canali del Pnrr e 18 milioni da accordi di programma con Comuni e Comunità Montane. Il piano provinciale comprende 49 interventi complessi, tra cui spiccano i cantieri per la ristrutturazione e l'efficientamento energetico attualmente in corso all’Olivelli Putelli di Darfo Boario Terme e al Falcone di Palazzolo sull'Oglio, per un valore di oltre 6,9 milioni di euro.

Si tratta però di interventi che nulla hanno a che fare con la lotta contro il caldo. Le risorse europee e locali sono infatti vincolate per lo più a interventi di miglioramento della performance energetica complessiva, all'isolamento termico e all'adeguamento sismico. L'installazione di impianti di raffrescamento veri e propri viene prevista quasi esclusivamente per i nuovi edifici o per gli ampliamenti volumetrici. Intervenire sul patrimonio esistente è spesso impossibile, tecnicamente, ma anche economicamente: la maggior parte delle scuole superiori bresciane ha sede in palazzi storici tutelati dalla Soprintendenza (si pensi a istituti cittadini come l'Arnaldo o il Gambara), dove l'impatto visivo e strutturale dei motori di condizionamento o delle canalizzazioni interne non è autorizzabile. L’ottimizzazione della performance energetica e dell’isolamento avviata con i cappotti termici migliora la tenuta degli edifici, ma da sola può solo mitigare, e non risolvere, l’impatto delle ondate di calore più intense.

Palazzo Belucanti, sede del liceo Arnaldo a Brescia - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Belucanti, sede del liceo Arnaldo a Brescia - Foto Marco Ortogni Neg © www.giornaledibrescia.it

A questo scenario si aggiunge un'ulteriore variabile strategica: il calo demografico. «Solo nello scorso anno scolastico si è registrata una riduzione di 1.200 iscritti nelle scuole superiori della provincia – spiega Damiolini –. Questo trend ci impone una seria riflessione sull'opportunità di progettare nuovi ampliamenti o succursali che rischiano, nel giro di pochi anni, di rimanere parzialmente inutilizzati».

Il contesto nazionale

La situazione bresciana non è un'eccezione, ma riflette fedelmente una criticità nazionale analizzata dal think-tank Tortuga. Gli studi evidenziano come l'assenza di termoregolazione e la scarsa qualità dell'aria nelle aule scolastiche agiscano da acceleratori dello stress termico, con ricadute dirette e misurabili sulle capacità di concentrazione e sulle performance cognitive degli studenti. In Italia, la gestione dell'edilizia scolastica è fortemente frammentata: l'82% degli edifici fa capo ai Comuni (scuole dell'infanzia, primarie e medie), mentre il restante 18% è in carico alle Province (istituti superiori).

Questa divisione delle competenze si riflette anche nella capacità di spesa e di programmazione dei sistemi di climatizzazione, che a livello nazionale mostrano forti discrepanze geografiche. Le percentuali più elevate di edifici scolastici dotati di sistemi di ventilazione o aerazione meccanica si concentrano in alcune aree del Nord-Est e in specifici cluster del Mezzogiorno, dove i fondi strutturali europei (Fesr) sono stati storicamente indirizzati verso la riqualificazione integrale degli istituti. Nella maggior parte del Paese, però, il modello edilizio scolastico resta rigidamente ancorato alla sola stagione invernale.

Fino a quando la transizione termica e impiantistica degli edifici non diventerà una priorità strutturale omogenea, l'idea di trasformare la scuola in un presidio sociale ed educativo aperto anche d'estate rimarrà una suggestione teorica, frenata dalla realtà di aule termicamente impraticabili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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