StorieOutdoor

Brescia Underground: «Da 20 anni sveliamo la città... da sotto»

Il sodalizio nato nel 2006 esplora i fiumi sotterranei del capoluogo e accompagna alla scoperta curiosi e turisti lungo 4 percorsi
Brescia Underground: esplorando un tratto della roggia Molin del Brolo © www.bresciaunderground.com
Brescia Underground: esplorando un tratto della roggia Molin del Brolo © www.bresciaunderground.com
AA

Vent’anni non sono acqua. «Per noi decisamente sì» controbatte Andrea Busi, fondatore e anima di Brescia Underground, la realtà che nel 2006 ha iniziato ad esplorare il sistema di fiumi sotterranei che scorrono sotto la nostra città, restituendo ai bresciani - ma pure a migliaia di turisti e curiosi - un patrimonio storico e naturale altrimenti inaccessibile, attraverso l’ideazione e la conduzione di tour e percorsi aperti al pubblico. Una realtà costruita con abnegazione e passione, su libri, documenti e con migliaia di ore di esplorazione del sottosuolo, giù per tombini e cunicoli invisibili ai più.

Andrea Busi, com’è cominciato tutto questo?

Brescia Underground: esploratori davanti alla «Porta Rossa» del Serraglio - © www.bresciaunderground.com
Brescia Underground: esploratori davanti alla «Porta Rossa» del Serraglio - © www.bresciaunderground.com

È partito tutto dal Carmine, molto tempo prima del 2006, a voler vedere. Da vicolo Anguilla, dovessi dire un punto esatto, là dove si entrava alle Mompiani, le nostre scuole. Dai chiostri quattrocenteschi del complesso di Santa Maria del Carmine, nella primavera del 1995, fra amici in ricreazione calavamo un sasso legato con un nastro magnetico di audiocassetta in una botola che dava sul fiume Bova per vedere quanto fosse profonda l’acqua. La curiosità si è accesa allora. Poi undici anni più tardi è nata Brescia Underground. Di allora resto solo io, ma il grosso del gruppo partito con i primi tour - oggi siamo in otto - è rimasto. Come resta la «Porta Rossa» del Serraglio (il partitore medioevale che da via Annibale Calini, tra corso Palestro e piazza Vittoria, immette in Bova, Celato e poi Garzetta e Molin del Brolo, ndr): il colore, scelto nel 2009, idealmente indica che si entra nelle «arterie» della Leonessa: i nostri fiumi, capaci di rivelare la conformazione antica di vie e quartieri, svelando case-torri e case-bottega, ponti e antichi mulini.

Com’è stata la prima volta che vi siete calati negli abissi d’acqua della Leonessa?

Il partitore medioevale del Serraglio, a ridosso di corso Paestro, a Brescia - © www.bresciaunderground.com
Il partitore medioevale del Serraglio, a ridosso di corso Paestro, a Brescia - © www.bresciaunderground.com

Eravamo scesi a Fossa Bagni, tra Celato e Garza. Con niente: una tuta, stivaletti bassi e una lampada artigianale allestita con una batteria d’auto, 20 kg di attrezzatura caricata nello zaino, perchè le torce leggerissime di oggi non esistevano. Sembravamo dei palombari, con tanto di maschera da sub. Eravamo pronti a tutto, poi per fortuna non è servito. Abbiamo percorso pochi metri, ma sono stati fondamentali. Dal Serraglio invece, la prima volta siamo scesi nello stesso 2006: ci aprì un funzionario del reticolo idrico dell’allora Asm Brescia. E da lì via via scendemmo in vari tratti dei corsi d’acqua ipogei accedendo dai tombini.

Cosa rappresentano per voi questi vent’anni?

Una storia di costanza, di passione e una vocazione. Sono le tre parole chiave. Senza non saremmo riusciti a fare nulla. Anche nei momenti più complicati, come quando nel 2018 abbiamo dovuto strutturare in modo formale tutta l’attività con il Comune: senza dedizione non ce l’avremmo fatta. Resta sempre la stessa voglia di scoperta, incredibilmente anche più degli inizi: siamo sempre più impegnati e l’esperienza ci ha resi più partecipi nel sistema. Un frutto è maturato, confidiamo nei prossimi.

Cosa vi ha insegnato Brescia vista da sotto?

The Bucs! alla confluenza di Bova e Celato, sotto via San Faustino © www.bresciaunderground.com
The Bucs! alla confluenza di Bova e Celato, sotto via San Faustino © www.bresciaunderground.com

A stare al mondo. Ci ha aperto un’altra dimensione e ci ha rivelato che la nostra è una città con mille vie segrete da esplorare, ci ha insegnato a osare e andare ad esplorare cercando il tesoro sotto casa. Senza andare lontano. È un regalo incredibile, che dobbiamo a Brescia: altre città non hanno una realtà come la nostra, in cui splanchi una porta con gli stivali ai piedi e ti trovi in un fiume.

Quanto misura la porzione di sistema idrografico sotterraneo esplorato?

Complessivamente parliamo di circa 38 km di corsi d’acqua, tra maggiori e minori, fra capoluogo e hinterland. Se ci limitiamo al territorio cittadino, per dare un’idea, compriamo un’estensione che da nord a sud ci porta da Mompiano e San Bartolomeo fino a San Polo, grossomodo, limitandoci alla sola parte ipogea. Anche se poi ci siamo spinti anche oltre.

Quali sono le tre imprese che considerate da podio, ripercorrendo questi vent’anni?

Nel tunnel pagine d’epoca del GdB con le cronache dei furti - © www.giornaledibrescia.it
Nel tunnel pagine d’epoca del GdB con le cronache dei furti - © www.giornaledibrescia.it

La prima di certo è il ritrovamento del laghetto al nord della Loggia (l’odierno largo Formentone), quello raffigurato con le lavandaie tutt’attorno da Giobatta Ferrari nel dipinto del 1851, divenuto una leggenda. Ritrovarne parte è stata la prima grande soddisfazione. La seconda è stata riuscire a realizzare «L’oro della Garzetta» un tour dedicato a Egidio «Giotto» Bertoli (nel frattempo mancato a febbraio 2025), il leggendario capo degli «uomini della lancia termica», che se in passato aveva usato i fiumi di Brescia per colpi milionari, ci aveva poi affidato i suoi segreti perché ne facessimo una cosa bella, consegnando una fetta di storia alla città. Terza, ma fondamentale, è l’aver dato a Brescia la possibilità di scoprire una porzione di sé in un modo originale: dal sottosuolo.

Ecco, quante persone stimate di aver guidato alla scoperta dei fiumi sotterranei della Leonessa?

Se consideriamo anche i soli accessi al Serraglio, non i tour integrali, parliamo di circa 150mila persone in 20 anni, incluse scolaresche, grest, associazioni, gruppi e turisti. Un numero che a pensarci fa impressione. Parliamo ovviamente non solo di cittadini, ma di molti visitatori da tutta la provincia, come pure da Emilia e dal Veneto (e nei mesi scorsi tra questi anche chef Bruno Barbieri, per una puntata bresciana di «4 Hotel» che andrà in onda prossimamente, ndr). A riconferma che poche città ti consentono un’esperienza «underground» come Brescia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...