Non saranno le due super tappe del 2024, ma il nastro rosa che verrà srotolato in provincia è piuttosto lungo: oltre gli ottanta chilometri. Il Giro d’Italia torna nel Bresciano. Lo fa per il quinto anno consecutivo, tra le valli e i laghi del nostro territorio. Vediamo nel dettaglio il tracciato della diciassettesima frazione dell’edizione 2026, in programma domani, mercoledì 27 maggio.
Il percorso
L’ingresso in provincia avverrà dal ponte sul Sebino che collega Sarnico a Paratico, anche se già in precedenza è previsto un rapido passaggio da Palazzolo sull’Oglio. La corsa rosa costeggerà il lago fino a Iseo, prima di avventurarsi nella prima salita della giornata: il passo Tre Termini, conosciuto anche come valico di Polaveno, situato a 681 metri di altitudine.
La discesa verso la Valtrompia porterà i corridori a Gardone, Marcheno e Brozzo. Poi una svolta a destra e salita per Lodrino, seguita da un nuovo declivio in Valsabbia, passando da Casto (paese natale di Sonny Corbrelli) e Nozza. La passerella finale in provincia costeggerà il lago d’Idro e transiterà da Ponte Caffaro, prima di sfociare in Trentino, con arrivo ad Andalo.

Gli orari
La partenza da Cassano d’Adda (nel Milanese) è prevista alle 12.10. Il passaggio a Palazzolo avverrà intorno alle 13. A Paratico, invece, i corridori arriveranno tra le 13.18 e le 13.23, secondo le stime degli organizzatori. Poi Iseo (13.29-13.35), il Passo dei Tre Termini (13.47-13.57), Gardone Valtrompia (14-14.10). I corridori saranno a Ponte Caffaro tra le 15.06 e le 15.25. Saranno preceduti di circa un’ora e quindici minuti, in ciascuno di questi passaggi, dalla carovana. Per circa due ore, dunque, il Giro d’Italia parlerà esclusivamente bresciano.
Dove vederla
La Corsa rosa (dunque pure la tappa di domani) viene trasmessa dalla Rai, da Eurosport e da Discovery+. Sul nostro sito gli aggiornamenti relativi alla tappa, che verrà seguita anche da Teletutto. Sul giornale cartaceo in edicola il 28 maggio, poi, spazio a tutti gli approfondimenti.
Le ultime tappe nel Bresciano
Pure lo scorso anno fu la diciassettesima tappa a toccare la nostra provincia. In quell’occasione partì da San Michele all’Adige e arrivò a Bormio: in mezzo Ponte di Legno, Vezza d’Oglio e Monno, con la leggendaria salita del Mortirolo. Nel 2024 il Bresciano fu protagonista addirittura di due tappe: la crono di Desenzano e un tappone di montagna, che dal Garda (partenza a Manerba) arrivò a Livigno. L’anno prima fu la volta della Valsabbia (Sabbio Chiese) e ancora del Benaco (Salò). Altro raddoppio nel 2022, che ebbe Salò e Ponte di Legno come sedi di partenza di due delle frazioni più impegnative di quell’edizione.

La protesta del 1983
Nel campionario d’immagini evocate dal binomio Giro d’Italia-Brescia non può mancare la tappa che più di quarant’anni fa, nel 1983, non si poté correre a causa di una protesta. Quella dei metalmeccanici, che attendevano il rinnovo del contratto nazionale da diciotto mesi. La cronometro prevista per quel giorno avrebbe dovuto partire e concludersi in piazza Loggia, portando i corridori ad affrontare la salita del Cidneo.

Quel 12 maggio la Federazione dei lavoratori metalmeccanici (Flm) aveva indetto una manifestazione in piazza. Non fu dunque nulla di estemporaneo: i vertici sindacali avevano ottenuto che la partenza venisse posticipata di un quarto d’ora, per consentire loro la lettura di un comunicato. Non andò così: i manifestanti bloccarono a oltranza piazza Loggia, impedendo la partenza.
Furono vani soprattutto i tentativi di mediazione del presidente della Provincia Bruno Boni (furibondo con i delegati sindacali), del patron del Giro Vincenzo Torriani, e pure di alcuni corridori, tra i quali Francesco Moser. L’indomani il nostro giornale la definì in prima pagina una «figuraccia per Brescia», accanto ad un editoriale a firma dell’allora direttore Gian Battista Lanzani dal titolo inequivocabile: «Meritano la maglia nera». Dopo quel fattaccio, Brescia tornò a essere sede di tappa soltanto otto anni più tardi, nel 1991.




