Se esistesse un «credercitometro», un misuratore del grado di convinzione di poter arrivare a conseguire un risultato o un traguardo, la classificazione dovrebbe avvenire in base a una «scala Corini». Nessuno come l’allenatore di Bagnolo Mella ha infatti creduto, fino in fondo, che la serie B si sarebbe potuta prendere. Ed è stato molto probabilmente anche questo suo crederci talvolta contro l’evidenza dei risultati sul campo o della non piena linearità della sua squadra, a trascinare la squadra fino in fondo e infine a portare dalla sua e quella dei suoi ragazzi una piazza intera.
E invece... E invece i sogni sono stati travolti dal solito destino: un’assenza decisiva come quella di Mercati, un big come Marras arrivato ai play off con uno stiramento, un paio di occasioni clamorose - tra andata e ritorno con l’Ascoli - fallite davanti al portiere, un nubifragio. Insomma: una stagione segnata da eventi avversi, si è conclusa all’insegna di eventi avversi. E l’epilogo si è così scritto.
Il post finale
Campione di lucidità e capacità di razionalizzare, il volto dell’allenatore del Brescia è quello che tra i tanti (tutti) volti biancazzurri è quello che ha maggiormente colpito: mister Eugenio pareva una maschera. Disegnata dalla delusione. Al fischio finale si è precipitato sul campo a consolare e abbracciare i giocatori, ma a sua volta ha poi avuto bisogno di sostegno e vicinanza per superare la botta a caldo. Mai visto così giù, forse nemmeno quando con il vecchio Brescia sul campo del Monza sfumò parimenti ai play off il salto in serie A.
Il Brescia è sempre il Brescia, nella... vecchia e nella nuova sorte. È che stavolta c’era di più. E ci sarà di più. Perché il pacchetto rilancio per la serie B prevede ancora la centralità di Corini. Allenatore biancazzurro non solo perché forte di un contratto importante di altri due anni, ma anche per scelta convinta da parte del presidente Pasini che al tecnico ha riconosciuto i meriti per aver portato la squadra all’atto finale.

C’era e ci sarà di più per Corini perché l’allenatore non avrebbe mai accettato la serie C in nessun’altra piazza. Ha confessato di aver inseguito in tutti i modi la promozione in B per una «importantissima motivazione personale» che non ha voluto poi svelare perché il «miracolo» non si è compiuto. Ora, questa importantissima e segreta motivazione personale, è la stessa che lo porta a sentire ancora forte la spinta. E non importa se ci sarà da ripartire di nuovo dai peggiori campi anche se mentalmente è molto dura per tutti.
Bilancio
L’altra spinta è data dal fatto che la passata stagione è iniziata in corsa, ereditando una squadra «non sua» e che peraltro non navigava nei bassifondi della classifica. Una squadra che oltretutto era già stata falcidiata dagli infortuni. Inoltre, c’era il nuovo contesto da conoscere, i nuovi riferimenti da trovare, le misure da prendere a una categoria che Corini aveva «rimosso». E un prezzo, pure l’allenatore lo ha pagato. Spesso si è anche ritrovato molto esposto e tale esposizione lo ha reso anche bersaglio della critica e di un pubblico mugugnante.
L’allenatore si è fatto carico anche di compiti extracalcio; il club gli ha chiesto di essere aiutato nel percorso di crescita dentro la dimensione Brescia. Un carico che è stato un onore, ma anche un onere. Poco o tanto, nel bene e nel male, tutto ha pesato sulla bilancia.
A mente fredda
Corini pur sconsolato la partita fatale con l’Ascoli l’ha poi rivista: è restato della sua idea di un Brescia comunque in partita, ma poi ucciso dal 2-0. La testa dell’allenatore di Bagnolo Mella è già in reset: sa che con le ambizioni rilanciate non saranno concesse pause né attenuanti sul percorso. Col diesse Ferretti è in stretto contatto tra telefonate e blitz. Ci sarà il tempo di staccare una o due settimane per una vacanza in famiglia, ma Corini non perderà mai il contatto con il Brescia in attesa di conoscere quali e quanti risorse saranno a disposizione per costruire una squadra che lo rappresenti fino in fondo, ma che non intende smontare per dare seguito alla semina della passata stagione.
Scelte da fare
Ma sia l’allenatore che il club sanno che per puntare in alto non potranno essere pagati debiti di riconoscenza a nessuno. C’è una rosa da rinforzare, da rendere anche meno piatta, e c’è da riorganizzare qualcosa attorno alla squadra anche alla luce di tante analisi fatte. Sarà in questa stagione che l’allenatore si giocherà davvero tutto, sarà in questa stagione che l’occhio di bue illuminerà senza sconti il suo percorso ed è per questo che, conoscendolo, pretenderà che ogni punto che ha individuato come migliorabile venga migliorato. Va dove ti porta il cuore: quello di Corini è sempre a casa.




