Eugenio Corini, come tutti, è un frullatore d’emozioni che fatica a sintetizzare a parole. Cosa resta, dopo una stagione vissuta quasi sempre in apnea, a rincorrere e rattoppare? In primo luogo, per il tecnico, l’orgoglio per «il sostegno dei tifosi, l’unità che si è ricreata dopo che il Brescia aveva rischiato di sparire per sempre».
L’ultima cartolina, questo sì, lascia sul palato un’amarezza che ci vorrà del tempo a lavare via: «In questa finale abbiamo affrontato la squadra che ha espresso il miglior calcio in serie C. Abbiamo tenuto botta, soprattutto all’andata. C’è rammarico per quell’interruzione, perché i novanta minuti al Rigamonti avevano raccontato, leggendo i dati, che avremmo meritato di fare un gol in più di loro».
L’analisi
Questa volta, invece, non c’è stata storia: «A differenza di qualche giorno fa non siamo riusciti a reagire immediatamente al loro vantaggio, che pure qui è arrivato in avvio di gara. Ma alla lunga stavamo uscendo, abbiamo avuto anche una grande occasione con Mallamo. Avevamo approcciato bene pure la ripresa, a mio avviso. E dopo il raddoppio siamo rimasti in campo con orgoglio».

Morale? «C’è rammarico, certo, ma pure tanta consapevolezza di aver fatto un percorso importante». Si ripartirà per vincere, un’ovvietà. «Soprattutto se ti chiami Brescia e giochi in serie C», sottolinea Corini. Questo concetto l’ha ripetuto più volte Pasini, il primo a metterci la faccia in sala stampa: «Che l’obiettivo sia quello è chiaro sin dal nostro primo incontro. Ora è il momento del dolore, perché quando scivoli all’ultimo passo ci resti male, inevitabilmente. Ma sappiamo di aver intrapreso un percorso importante».
Le scelte
Corini pianta qualche bandierina qua e là: «Arrivare secondi non era scontato. Non ho compreso alcune critiche, ma chi ricopre il mio ruolo le deve accettare. Abbiamo superato insieme tante difficoltà, con lavoro e dedizione».
Il tecnico, che in questi play off ha il grande merito di trovare la chiave tattica giusta per far girare la sua squadra, non sconfessa le proprie letture nemmeno dopo questa sconfitta: «Riproporrei tutte le mie scelte di formazione. Ho dovuto gestire diverse situazioni al limite, come quelle di Rizzo e Marras. E se a gara in corso avessi sovraccaricato la squadra di punte ci saremmo esposti eccessivamente alle loro ripartenze, nelle quali sanno essere micidiali».
Si ripartirà, con Eugenio ben saldo al comando. E ricordandosi di queste lacrime. Perché tra un anno abbiano il gusto zuccherato della felicità, e non della disperazione.




