C’è bisogno di tutto, c’è bisogno di un trucco. E c’è bisogno di giocare partite per intero. Il pareggio senza gol di Trento ha detto che l’Union Brescia ha perso la testa della classifica, ma dopo sole quattro giornate, per quanto fastidio possa procurare, questo è proprio il meno. Pesano di più le indicazioni che arrivano dai contenuti che i biancazzurri hanno fin qui offerto e che cosa allo stato attuale sono in grado di mettere su un piatto nel quale sono rimasti un po’ di avanzi - vizi - della vecchia stagione. In riferimento, principalmente, alla proposta estremamente timorata dei primi tempi delle gare in trasferta.
I passaggi da fare

Due indizi in occasione delle prime due uscite della stagione, unitamente proprio a quanto accadeva lo scorso campionato, rappresentano già una prova rispetto a ciò a cui va messo per compiere quel salto di qualità - a 360° - che per adesso non è ancora stato compiuto. In senso assoluto, senza fare distinzioni tra gare dentro o fuori, l’apertura brillante contro il Carpi ha rappresentato un cameo che non ha trovato precise conferme sul fatto di potersi trasformare in uno spettacolo continuativo. «Dobbiamo abituarci al fatto che in trasferta contro di noi le avversarie partono sempre con grande intensità» ha detto domenica nel dopo gara Eugenio Corini. Normale. Non significa però dover accettare un Brescia che si consegna mani e piedi agli avversari, finendone in balìa.
Era già accaduto a Crema, è successo di nuovo a Trento. Poi, le montagne hanno partorito soltanto dei topolini per cui Pergolettese e trentini più di tanti veri grattacapi (occasioni) non ne hanno creati evidenziando i rispettivi limiti e mancanze per un verso o per l’altro, ma negli occhi resta l’atteggiamento censurabile dei biancazzurri. Un conto è lasciar in qualche modo sfogare i dirimpettai, sfinirli e poi quando i ritmi si abbassano far uscire la propria superiorità tecnica (è stato ben evidente negli ultimo 20’-25’ a Trento) potendo pescare anche da una rosa ottima e abbondante. Un altro è non riuscire a pareggiare i ritmi, arrivare sempre secondi, non riuscire a sporcare linee di passaggio, non riuscire a gestire i tempi come una squadra grande e matura dovrebbe riuscire a fare. Non è sufficiente volgere lo sguardo a una fase di non possesso consolidata e questo nonostante, a esempio domenica, Corini abbia optato addirittura per una rivoluzione dietro anziché limitarsi a sostituire Rizzo in modo meno «indolore».
L’attitudine mancante
Il Brescia non è ancora riuscito a salire lo step decisivo: dal volersi porre come equilibrati e accorti all’uscirne rinunciatari per scelta e peggio ancora: paurosi - è un attimo. Visto che piace continuare a farsi ossessionare dal ricordo del Vicenza dell’anno passato, vero che i biancorossi hanno vinto un numero abnorme di gare di cortissimo muso e magari anche in extremis e non incantando: ma l’idea di una squadra comunque sempre superiore e sempre in controllo anche nelle fasi più difficili delle partite, non mancava mai.
È questa attitudine, ancora prima del bel gioco, che la squadra di Corini deve ancora nello specifico acquisire in una misura che in questo senso va ancora calibrata anche in casa, in questo caso per evitare al contrario finali da braccino come col Desenzano. Poi ci sono le riflessioni sulle scelte di interpreti, sul dilemma una punta-due punte (bene a Trento l’ingresso di Spagnoli con Crespi) eccetera: ma prima di tutto ci sono partite da giocare per intero. In casa. E fuori.




