I cavalli di razza si vedono al traguardo. Che è ancora lontano. E questo è il punto da tenere sempre in considerazione. Su questo non ci piove e se il mantra per i campionati cadetti era «La B è lunga e dentro ci sono quattro o cinque campionati diversi», la C appare addirittura infinita. Se però la B è un campionato di regolarità che ha sempre tempo per tutti fino alla fine, la C è qualcosa di diverso e se ci si impantana nella melassa di un equilibrio e un livellamento (sostanziale) verso il basso poi si rischia di farsi prendere dall’isteria.
Le aspettative
C’è voglia di mordere il freno nell’aria: inevitabile dato il carico di aspettative – se possibile sono più forti quelle interne di quelle esterne – che pende sul capo dell’Union Brescia. E in particolare, allo stato attuale, su Eugenio Corini che ha il compito di guidare la cavalcata e verso il quale si registra un po’ di malumore popolare. Il tecnico di Bagnolo Mella ha le spalle larghe, conosce bene i suoi polli – sia lo spogliatoio che l’ambiente – ed ha la non così scontata qualità di rimanere lucido e non farsi influenzare. E di tirare dritto.
Il pareggio di Trento ha lasciato tanta insoddisfazione. Ribadiamo quanto già scritto: non per il pareggio in quanto tale e non perché è stata persa la testa della classifica. Dopo 4 giornate il dato è relativo. A pesare è stata la pochezza della prova, non all’altezza di chi ha le ambizioni che ha questo Brescia. E a pesare è stato il riscontro con i vizi della passata stagione: quello della fatica nei primi tempi in trasferta, in primis.
La quadra
La squadra è ancora alla ricerca della sua identità, dei suoi meccanismi, delle sue codifiche e delle combinazioni ideali quando vengono meno determinati interpreti. Un esempio banale su tutti: è chiaro che una mediana a due Mercati-Mallamo è una cosa, senza Mallamo un’altra. Va poi ancora trovato il modo di inserire e coinvolgere al meglio Rizzo Pinna e vanno ancora settate al meglio le fasce. Corini insomma è ancora a caccia di certezze e risposte che tuttavia mal si combinano con la «richiesta» esterna. Che continua a essere principalmente quella del volere un Brescia che osa maggiormente.
Tra ragione, esigenze e sentimento, va trovata la sintesi partendo anche dal presupposto di quelle che sono le caratteristiche di una rosa che magari in velocità paga il conto, ma che ha altre caratteristiche. Più in generale, quel che si domanda è un gioco migliore, di stampo maggiormente offensivo, che non vuol dire spettacolare (utopia in questa categoria). Intanto la certezza vera continua a essere quella di una fase difensiva ferrea, che sa reggere agli urti della vita degli avversari tanto da aver subito solo un gol, alla prima, in quattro gare, nonostante a Crema e Trento la squadra abbia subito tantissimo: tra qualità proprie e mancanze degli altri, questo resta un dato di fatto.

Le scelte
Il Brescia, questo Brescia (che gode di ottima fiducia visto il dato eccellente di 6.642 abbonati quasi sul gong della chiusura della campagna tesseramenti), che ha un nucleo base consolidato, ha sempre dimostrato di sapere come ripagare dopo aver dato una delusione e quella di una risposta convincente questa sera contro il neo promosso Treviso è l’ipotesi più probabile. Sapendo che al Rigamonti arriverà una squadra affatto sprovveduta (è nel lotto di quelle che possono permettersi di non far giocare i giovani per fare budget) e che ha impattato la stagione con decisione. Quanto alle scelte di Corini, dietro c’è la possibile sorpresa del recupero di Rizzo e c’è un ottimo Sorensen che scalpita. In mezzo, Zennaro partirà titolare dal 1’. E davanti? Bella domanda: e se le assenze (out Di Molfetta e Lamesta) determinassero prove di 1+2?. Stasera le risposte.




