Non poteva che venirne fuori un pareggio senza gol: nessuno ne ha incassati meno di Brescia e Trento nel girone A. È la vecchia certezza a cui si avvinghia la squadra di Corini, alle prese con approcci problematici, una manovra che troppo a lungo resta contratta, reti che in campionato stanno arrivando con il contagocce. L’Union è stata infilzata una sola volta, all’esordio contro il Carpi. Il classico gol dell’ex, firmato da Leonardo Morosini. Una prodezza apparecchiata da un pasticcio difensivo di Armati. Un errore individuale, dunque, senza il quale probabilmente Zacchi sarebbe ancora imbattuto.

I singoli
La partita del Briamasco in questo senso è emblematica: la squadra ha sì sofferto, si è vista ricacciare all’indietro per un tempo abbondante, ma difendendo bassa si è mostrata a proprio agio, non è mai apparsa sul punto di sfaldarsi. L’apporto dei singoli è importante, gli automatismi di più. A Trento mancava un giocatore chiave come Rizzo: Armati sul centrosinistra ha sofferto la vivacità di Dalmonte, ma il terzetto è accorso in suo aiuto e ha retto l’urto. Silvestri è uno dei leader del reparto, che ha diverse opzioni e tutte di livello.
Nel momento in cui è stato necessario trovare contromisure alla fisicità di Molina è entrato Sorensen, che l’ha di fatto disinnescato. Dietro, insomma, la pluralità di scelte rende tutti più sereni anche quando vengono a mancare i pezzi migliori. Sina è la sorpresa più lieta di questo inizio di stagione, il giudizio non cambia dopo le difficoltà di domenica, provocate piuttosto dall’averlo schierato in un ruolo che non gli calza proprio a pennello. Balestrero viene ormai impiegato stabilmente da braccetto, visto che in mezzo c’è abbondanza, e lì dà garanzie.

Zacchi finora si è rivelato un acquisto azzeccato: il blocco difensivo lavora bene e gli ha consentito di non essere troppo sollecitato, ma pure lui ha risposto presente quando ce n’è stato bisogno. La parata migliore l’ha fatta a Crema, andando giù come un gatto su una botta da fuori di Roversi. Si è ripetuto domenica su Maffei, in un’azione sporcata da un fuorigioco che non compromette la qualità dell’intervento. Un sostituto più che all’altezza di Gori, che può rientrare senza dover bruciare le tappe. La difesa resta la stella polare del Brescia.

I problemi dell’attacco
Per una difesa che resiste ai cambiamenti, l’attacco del Brescia ha un andamento molto più volubile. Le potenzialità per la categoria sono altissime, in estate il club ha aggiunto un fantasista puro come Rizzo Pinna per accentuare imprevedibilità e strappi del reparto. Il gol manca ancora, ma non è certamente questo il problema. Quello che Corini si aspetta da lui si è visto alla prima con il Carpi: due assist e tanta mobilità sul fronte offensivo. Da un paio di partite l’ex Ascoli non sta girando: nessun dramma chiaramente, ma c’è una correlazione con il rallentamento di tutto il comparto. Significa che è già un elemento centrale negli equilibri d’attacco.

La punta
Lo è altrettanto Crespi, a secco da tre partite in serie C. La sua storia a Brescia racconta che la squadra fatica tremendamente quando il suo centravanti resta all’asciutto. È accaduto quindici volte, tra la scorsa stagione e quella attuale, e in meno della metà (sei) l’Union è riuscita a portare a casa una vittoria. Per sei volte ha pareggiato, in tre gare ha addirittura perso. È eccessivo parlare di dipendenza, ma è un dato oggettivo che se lui non timbra per il Brescia possano essere guai. Con il Trento si è acceso soltanto nel finale, dopo un’ora in naftalina.
La soluzione
L’ingresso di Spagnoli gli ha restituito spazio vitale e iniziativa. L’esperimento dell’attacco a due lascia una traccia interessante, perché l’ex Vicenza ha caratteristiche diverse da Pellegrini (in ombra al Briamasco) e che sembrano potersi incastrare bene con quelle di Crespi. È una soluzione in più che fino a oggi, per via delle traversie fisiche di Spagnoli, Corini non aveva potuto considerare. Due centravanti puri, di fatto gli unici in rosa, da far coesistere quando le circostanze lo richiedono, proprio come domenica.

Un accorgimento più adatto a gara in corso che dall’inizio, nell’ottica di Eugenio, ma che offre un’opzione che prima non c’era. È anche di questo che il Brescia ha bisogno: cambiare spartito, non seguire necessariamente sempre lo stesso schema. Ma soprattutto ha bisogno di ritrovare la brillantezza dei suoi tre tenori: Rizzo Pinna, Crespi, e pure Marras, che però non rientrerà prima di ottobre. La vena offensiva va comunque recuperata prima, già domani contro il Treviso. Non c’è tempo da perdere.




