Brescia-Ospitaletto derby tra amici, ma per tutti c’è molto in palio

Begli amici. In senso letterale: Union Brescia e Ospitaletto si vogliono bene. Ci si conosce tutti e c’è stima tra società perché c’è stima tra persone. Però, come si dice e come si deve fare, per 90 e passa minuti nessuno guarderà in faccia nessuno: ognuno ha da pensare ai fatti propri e a un fatturato che tra sei giornate sarà oggetto di bilanci. Non si scherza e così, quella di oggi sarà una festa (del calcio bresciano), ma senza la festa perché in palio c’è tanto per tutti.
E l’onore local, per quanto abbia il suo peso, arriva in fondo alla lista dei motivi che rendono affascinante l’appuntamento delle 14.30 a Mompiano. C’è da batter chiodo e vale comunque più per il Brescia che per l’Ospi con i franciacortini vicini vicini a toccare con mano quella che sarebbe (ci sbilanciamo levando il condizionale: sarà) un’impresa con i fiocchi chiamata salvezza. Da Cenerentola nei conti, ma da principessa in idee, profilo basso e capacità di scegliere le proprie scommesse.
Gli ospiti
Ci siamo al 90% per una squadra che nelle ultime otto uscite ha perso appena una partita (per quanto il tonfo con la Dolomiti, 4-1, sia stato fragoroso), ma che soprattutto viene dalla tritata di sabato scorso al Trento che era la squadra del momento: è stata una lezioncina, anche tattica, quella rifilata da Quaresmini a Tabbiani, specie nel primo tempo.
Fatto indirettamente un favore al Brescia che col Trento al palo s’è conservato il suo margine di vantaggio, i franciacortini arrivano oggi al Rigamonti decisi a far valere la loro fama di spacca-grandi: stanno bene, sono leggeri di testa, hanno motivazioni che la scena di Mompiano regala a chicchessia, hanno qualità e hanno anche il bomber Bertoli che punta alla vittoria nella classifica dei marcatori del girone.
I «signori delle ripartenze» insomma, sono pronti a cullare il loro sogno di chiudere virtualmente il discorso salvezza sull’erba più prestigiosa del circondario. E di là? Ecco: di là c’è un Brescia in perenne lotta con se stesso e con una situazione, quella relativa agli infortuni, che onestamente non si sa più come definire.
La conta
Si è (ri)fermato Spagnoli che pareva in rampa di lancio. Poi c’è la solita lista di lungodegenti, poi ci sono Cisco e Boci reduci dall’influenza. È da perderci la testa. Una situazione così delicata e così impattante che ha richiesto le uscite allo scoperto praticamente all’unisono sia di Pasini che di Corini per chiedere la dovuta comprensione del quadro in cui ci si muove, il necessario continuo sostegno esterno con in cambio la «promessa» di cercare di andare sempre oltre e di cercare sempre un modo per essere il Brescia. Almeno nell’anima e nell’atteggiamento, se non in un’espressione estetica che è onestamente impossibile richiedere.
E ai play off? Ci penseremo, Questo è ancora e sempre il momento di scollinare, di stringersi forte e di volersi bene: poi arriverà il momento in cui tirare le somme. Non è questo. Il Brescia nel quale Balestrero torna di moda come aggiunto d’attacco, il Brescia che ricorda l’andata con l’Ospitaletto come la partita in cui iniziò la fine dell’era Diana oltre che quella delle polemiche per il divieto di esserci ai tifosi biancazzurri, ha nella testa il tarlo della mancanza del gol da 299’ e con esso il desiderio di consolidare il secondo posto che vale come uno scettro: se il Brescia ce l’ha in mano, è perché ha comunque nonostante tutto qualcosa più di tutti sia nei valori di campo che morali. Qualcosa vorrà pur dire e tenerlo a mente, è giusto. Intanto, oggi, è roba tra begli amici decisi a mettere in campo tutto ciò che hanno. Ci aspettiamo soprattutto questo.
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