Franco Baresi era così. Basta un anno con lui e ti fa guardare le cose in una maniera diversa. Anche ad uno come Florin Raducioiu, a cui la personalità non è mai mancata. Per l’attaccante rumeno, ex Brescia e Milan negli anni ’90, un solo anno sotto la guida del «Kaiser» di Travagliato, ma sufficiente per avere un libro dei ricordi bello da sfogliare per lenire la ferita in questi giorni tristi.
Raducioiu, la morte di una leggenda come Franco Baresi è una notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere?
«Sono molto scosso - ammette dalla Grecia, dove si trova attualmente in vacanza - già qualche mese fa ho dovuto sopportare la perdita del mio mentore Mircea Lucescu. Aveva dei problemi, non pensavo si aggravasse così tanto. Come Franco».
Aveva ricevuto le notizie delle sue condizioni?
«Quando ha affrontato la malattia un anno fa, leggendo i giornali, ho capito che aveva dei problemi. Ma si pensava fosse meno grave la cosa. La sorte è stata crudele con lui. Il Capitano ha vinto tante battaglie, purtroppo ha perso la più importante».
Cosa si sente di ricordare di Baresi?
«Ognuno ha il suo ricordo per un calciatore immenso, unico nel suo genere. Una cosa è vederlo in campo, un altra fuori».
E come è stata per lei quella stagione 1993/1994 al Milan?
«Fantastica. Ho avuto l’opportunità di giocare un solo campionato con baresi, ma è come se fossero stati dieci. E poi lui è stato fondamentale per la mia carriera...».
In che senso?
«In pochi lo sanno, ma coronò il mio sogno perché fu l’artefice del mio arrivo al Milan».
Veramente?
«Andò proprio così, è stato uno dei pochi a volermi. Parlò con Corioni, fece pressioni per farmi firmare: riuscì a convincere Adriano Galliani, disse che c’era bisogno di me in quella squadra perché avevamo tante competizioni. Fu il mio agente nell’ombra. Alla fine Galliani si accordò con Corioni per sei miliardi di lire, mi pare. Ma se tuttò andò in porto è grazie a Franco, a lui devo molto».

C’è qualche aneddoto in particolare della sua annata in rossonero?
«Posso dire che la Champions del 1994, vinta ad Atene contro il Barcellona, di fatto nacque a tavola a Tokyo. Era il dicembre 1993, avevamo appena perso in maniera un po’ sciocca l’Intercontinentale contro i brasiliani del San Paolo. Avevamo un giorno libero prima del ritorno, al ristorante eravamo io, il secondo portiere Mario Ielpo, Christian Panucci e proprio Baresi. Si parlava del più e del meno, a un certo punto Franco ci guarda e ci dice: "Ragazzi, preparatevi: non voglio nemmeno pensare al fatto che non si vinca la Champions quest’anno!". Era squalificato come Costacurta, era al mio fianco in tribuna. Ci davano per spacciati, ma vincemmo alla grande».
È questo il suo ricordo migliore?
«Sì, insieme alla ferocia e alla determinazione che Franco metteva negli allenamenti. Era unico».




