Pederzoli: «Ambiente serio e ambizioso: questo Brescia ha tutto per vincere»

Il direttore dell’area tecnica a «Parole di calcio» su Teletutto: «Allenatore e gruppo non mollano un centimetro»
Fabrizio Zanolini
Mauro Pederzoli - © www.giornaledibrescia.it
Mauro Pederzoli - © www.giornaledibrescia.it

A volte ritornano. E, a volte, il ritorno porta con sè un bagaglio enorme di esperienza. Quella che Mauro Pederzoli, direttore dell’area tecnica del Brescia, ha messo a disposizione della società biancazzurra insieme alla sua passione mai sopita per il club della sua città. Quello in cui ha cominciato la sua avventura tre decenni fa e che oggi lo vede chiudere «ma io dico che si apre per le grandi ambizioni che abbiamo» un ipotetico cerchio professionale. Pederzoli, ospite ieri sera a «Parole di calcio» su TT ha toccato questo e moltissimi altri aspetti,

Direttore, si aspettava un inizio così convincente sul campo?

«Me l’aspettavo. Non ho perso un allenamento e sapevo che avevamo lavorato molto bene con un grande allenatore che non molla di un centimetro. Certo, poi una cosa è il lavoro settimanale, un'altra il presentarsi davanti al tuo pubblico. E lì toccava alla squadra e i ragazzi sono stati bravissimi».

Rizzo Pinna sugli scudi: è sembrato anche a lei che pareva fosse parte integrante del gruppo da sempre?

«È un giocatore forte. La scelta fatta dalla società è stata quella della continuità tecnico-tattica visto che l'anno scorso il nostro livello era già importante. E questo è un vantaggio per chi deve inserirsi come Rizzo Pinna o Casasola».

Tanti i rinnovi in sospeso: ci state pensando?

«Il problema dei rinnovi è per me un falso problema. Solo in Italia è così… Sono tutti giocatori del Brescia, verrà il momento di parlare con ognuno: la scadenza è giugno 2027, eh…. Ma nessuno è limitato mentalmente così come il club non si sente limitato nei loro confronti. Ripeto, è un falso problema. E poi ora siamo concentrati sull’ultima settimana di mercato. Della Morte, Casiraghi? Non parlo di giocatori che non sono dell’Union Brescia. La verità è che siamo abbastanza a posto. Anche se, se riuscissimo a fare qualche uscita, potremmo fare qualche entrata. Vido? Su Luca qualche movimento c’è, se va, la possibilità di nuova entrata è concreta».

Il suo bilancio personale dopo un mese e mezzo?

«Bilancio positivo. In primis, grande soddisfazione essere tornato a casa in un club che è davvero roba seria. Bello entrare in un ambiente così motivato. Un gruppo di lavoro giovane che mi ha colpito per passione, competenza e voglia. E anche nel settore scouting si stanno facendo, anche sotto l'aspetto tecnologico, passi avanti».

In una categoria che non rispecchia il blasone di una città e, ora, di una società che vuole fare passi da gigante…

«Una categoria sconosciuta per me: sono fortunato ad avere al fianco un direttore sportivo come Andrea Ferretti dalle grandi competenze. In questo momento siamo all'inferno, la C è l'inferno tecnico ed economico: il campo dice che dobbiamo farla, ma dobbiamo costruire qualcosa di più grande per la mentalità e la solidità di un club come questo. E farlo rapidamente perché l’ambizione è grande così come la forza di questa società. Cerchiamo, parallelamente ai risultati della prima squadra, di costruire qualcosa che dia forza al club e lo consolidi. Il passato è passato: il primo obiettivo è tornare ad essere forti e credibili sul nostro territorio che ha sempre prodotto giocatori. Un ragazzo che nasce nella nostra provincia, deve avere come primo pensiero quello di vestire la nostra maglia».

Lo studio di «Parole di calcio»
Lo studio di «Parole di calcio»

Ambizione che fa il paio con il progetto centro sportivo...

«Sì, un progetto molto ambizioso, rappresenterà un ulteriore salto in avanti molto importante. Col presidente c’è un rapporto quotidiano, uno scambio di informazioni costante. Il nostro obiettivo è chiarissimo e non dobbiamo mai e poi mai perdere di vista. E parlo non solo della partita, ma di giorno per giorno. Porta un po’ di pressione? Forse, ma smontiamo un po’ questo falso problema. La pressione è un privilegio».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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