Marchio storico e concordato: sarà un lunedì di fuoco per il Brescia

Asta a Desenzano e possibile decisione in tribunale sulla «vicenda Cellino»: una sorta di crocevia che può delineare anche il futuro e scrivere una pagina importante
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

Sarà un lunedì impegnativo per Giuseppe Pasini - Foto Newreporter Pasotti © www.giornaledibrescia.it
Sarà un lunedì impegnativo per Giuseppe Pasini - Foto Newreporter Pasotti © www.giornaledibrescia.it

La stagione dell’Union Brescia 2026/2027 entra nel vivo domani, ma sembra di essere tornati indietro di un anno. Perché più che le questioni di campo, di mercato, a tenere banco è tutto quanto accade fuori. E non sarà un lunedì qualunque, ma uno di quelli che può segnare le sorti dei colori biancazzurri. Si gioca sicuramente su un tavolo, a Desenzano: appuntamento alle 15 con l’asta per l’acquisto dello storico marchio del Brescia Calcio «e relativi segni distintivi», ovvero la fatidica «V».

L’altro fronte potrebbe aprirsi a Brescia, in tribunale, con la richiesta da parte di Massimo Cellino del concordato preventivo in bianco, strada individuata dai legali dell’imprenditore sardo per evitare il crac del «suo» Brescia calcio. Qui il giudice Alessandro Pernigotto dopo l’udienza di giovedì scorso si è riservato di decidere e domani potrebbe arrivare il «nero su bianco». Ma attenzione, perchè Cellino in qualche modo sta cercando di sedersi anche al primo tavolo, quello in cui si decide del marchio.

Momenti

Andiamo con ordine. Un mese fa è stato pubblicato un avviso di vendita relativo all’affidamento in licenza d’uso esclusiva del marchio storico «Brescia Calcio 1911» e relativi segni distintivi. Base d’asta (per la licenza) 50mila euro, durata della licenza stessa 3 anni prorogabile automaticamente di anno in anno.

Presentazione delle offerte scaduto venerdì 10 e che doveva essere effettuato tramite invio di una pec. Ciò significa che chi domani dovrà aggiudicare il marchio storico, sa benissimo quante sono le offerte pervenute, ma solo dalle 15 saprà da chi.

«Non saremo gli unici, mi aspetto che anche altri partecipino all’asta», ha detto lo scorso 4 luglio il presidente dell’Union Brescia Giuseppe Pasini, il quale vuole a tutti costi (è il caso di dirlo...) accaparrarsi quanto verrà «battuto» domani pomeriggio. È una promessa che più o meno un anno fa, il 17 luglio 2025, quando Union Brescia è nata, ha fatto a se stesso e soprattutto ai tifosi. Per creare quel ponte tra passato e futuro che permette di vivere al meglio il presente.

Mosse

Una frase, quella di Pasini, che evidentemente si basava su informazioni arrivate nel quartiere generale di Union Brescia, relative a possibili «azioni di disturbo». Sia chiaro, legittime, perché ognuno è libero di poter partecipare ad un’asta.

Non è un caso però che sabato, in prima serata, si sia fatta sentire tramite i suoi legali la voce di Massimo Cellino, in qualità di amministratore unico del Brescia calcio. Secondo quanto sostiene, l’eventuale aggiudicazione all’Union Brescia o a un’altra società del marchio storico «attuerebbe una gravissima violazione dei diritti di natura identitaria, sportivi e di privativa» del Brescia calcio.

Insomma, guerra aperta come è stata fatta su altre partite, vedasi l’utilizzo dello stadio Rigamonti, che ha visto Cellino costantemente sconfitto davanti ai giudici.

Bivio

Domani alle 15 si capirà se l’unica pec arrivata sarà quella dell’Union Brescia, o se magari lo stesso Cellino non abbia deciso di fare un’offerta. O se stia affilando le armi per un’altra battaglia legale sull’utilizzo di terzi. Ovvio che questa vicenda vada poi ad intersecarsi con quanto accadrà eventualmente in città, in tribunale, per un altro capitolo (stavolta però si presume bello sostanzioso) di una storia che pare non avere mai fine. Le visite mediche, i primi allenamenti, il ritiro da domenica prossima dei ragazzi di Corini sembrano un raggio di sole calcistico in mezzo a tante nubi...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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