Presidente Malagò, sono passate due settimane dalla sua elezione a numero 1 della Figc: che «mondo» ha trovato?
«Un mondo desideroso di riscatto, una grande compattezza, alla quale però devono seguire i fatti. Dal primo giorno dopo l’insediamento, ho voluto imprimere la mia filosofia di vita, basata su visione e concretezza. Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati bisogna cambiare mentalità, tutti devono concorrere a questo percorso di innovazione. Come ho detto ai delegati subito dopo la proclamazione: da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto!».
Ha avuto già le prime interlocuzioni anche con il ministro Abodi: è davvero possibile un dialogo che sia proficuo tra politica e sport? E quanto può essere importante?
«Un rapporto costruttivo e costante con il Ministro per lo Sport è fondamentale per il calcio e per il Paese. Se il calcio si sviluppa in maniera strutturata ed omogenea, ne beneficiano il sistema sportivo e di conseguenza l’intera collettività. È doveroso che la politica si interessi a un settore industriale e sociale così rilevante. Con Abodi, di cui ho apprezzato disponibilità e collaborazione, abbiamo messo sul tavolo diverse priorità, a partire dal tema impianti per Euro 2032 passando per i provvedimenti a sostegno dei vivai e a tutela dei club».

In molti usano la parola «riforma» quando si parla di calcio italiano: cosa significa davvero per lei?
«La vera riforma si fa cambiando radicalmente l’approccio all’interesse comune, bisogna superare i personalismi. La mia storia sportiva lo testimonia: se non ci sono fiducia, coraggio e determinazione non si può fare nulla».
Altri termini forse fin troppo abusati in questi mesi sono «giovani» e «settore giovanile»: quanto passa veramente da lì il futuro del pallone italico?
«È uno degli aspetti fondamentali. Mi sono dato delle priorità e i vivai sono un tema cruciale. La Federazione e i Club devono fare la loro parte, ma la politica può sostenerci con provvedimenti tesi a garantire gli investimenti nei settori giovanili, come ad esempio l’approvazione di norme che consentano di contare sui ragazzi il tempo necessario a favorire lo sviluppo tecnico e a generare valore».
Glielo chiedo perché le nazionali giovanili negli ultimi anni hanno conquistato successi, poi però è come se si creasse un «tappo» quando i ragazzi crescono…
«I giovani bravi devono trovare più spazio in prima squadra, come avviene nel resto d’Europa. Ma siccome nei campionati professionistici non si possono mettere quote e obblighi per farli giocare, possiamo fare due cose: investire nei vivai e incentivare (anche economicamente) l’utilizzo dei giovani e siglare un patto non scritto con i club, un gentlemen agreement che ci consenta finalmente di puntare sui giovani di qualità selezionabili poi per le squadre Nazionali».
La crescita del calcio passa anche dal miglioramento delle strutture? Parlo di stadi in ottica Europei e non solo, ma anche di società disposte ad investire ad esempio in centri sportivi all’avanguardia.
«L’impiantistica è fondamentale, quella di vertice ma anche quella territoriale e dei centri di allenamento. L’ho scritto nel mio programma: la Federazione deve farsi promotrice di un vero e proprio piano nazionale per l’impiantistica calcistica, in coordinamento con Governo, Parlamento, Regioni, Comuni, Sport e Salute e Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Anche durante una recente audizione presso la VII Commissione della Camera dei Deputati ho chiesto di estendere o di allargare questi poteri sia a stadi che a training centre con capienza inferiore a quella prevista attualmente dai parametri Uefa».
Altro tema la formazione dei tecnici: si può tornare all’idea di «scuola federale» da cui far uscire poi i ct delle Nazionali, da quelle giovanili alla maggiore?
«È uno dei miei obiettivi nel medio-lungo periodo. L’allenatore delle Nazionali è un mestiere diverso dall’allenatore di club, dove contano approccio, sacrificio e appartenenza che non si trovano facilmente sul mercato. Per questo, ritengo che possa, anzi debba, essere un’opzione da percorrere grazie ad una progettualità condivisa tra Club Italia, Settore Tecnico e Settore Giovanile e Scolastico».
Che caratteristiche dovrà avere il prossimo commissario tecnico dell’Italia? E può essere anche straniero?
«Al di là dei nomi e della provenienza, dovrà avere il mio stesso entusiasmo, la voglia di dedicarsi a questa affascinante sfida di rinascita azzurra con tutto se stesso. Ce lo chiedono i tifosi italiani».
Mi permetta una domanda «locale»: la nostra provincia metterà ai nastri di partenza della serie C quattro squadre (Union Brescia, Desenzano, Ospitaletto e Lumezzane): segno di una provincia che crede nel calcio e che spera di tornare in categorie maggiori.
«Brescia e la sua provincia hanno sempre recitato un ruolo importante nel panorama nazionale. Sono convinto che non manchi molto per il grande salto. In questo senso, la solidità del gruppo che ha dato vita alla Union, guidato da Giuseppe Pasini, mi sembra essere un’ottima garanzia».

A proposito di serie C, la riforma del calcio passa anche dal rivedere questa categoria? Troppe 60 squadre in tre gironi?
«La Lega Pro è la categoria in cui emergono con maggiore evidenza le tensioni tra status professionistico, ricavi limitati, costi organizzativi, obblighi infrastrutturali e capacità finanziaria delle proprietà. Ho intenzione di aprire un tavolo permanente dedicato alla stabilizzazione della categoria, anche con Aic, Aiac, e i rappresentanti delle società, con l’obiettivo di fare una valutazione complessiva condivisa che punti a non ridurre il valore della Lega Pro, piuttosto ad aumentarne credibilità, sostenibilità e capacità formativa in particolare per i giovani».
Il 22 giugno 2027, quando riguarderà al suo primo anno da presidente, quale sarà la cosa che vorrà veder realizzata?
«Una macchina organizzativa e gestionale in grado di lavorare per il bene comune. Sono le persone il motore del cambiamento, senza una struttura forte non si supporta l’azione della governance politica, che a sua volta è chiamata ad un radicale cambio di mentalità».




