In una scala da zero a 256, lo zero rappresenta il nero assoluto e il 256 il bianco puro. A separare i due estremo, ci sono 254 tonalità che rappresentano la varietà dei grigi. Una grandezza numerica che sottolinea dunque quanto l’intermedio - le sfumature - rappresentino un valore decisivo. Non vanno troppo di moda da che i social hanno contribuito a estromettere dai dibattiti, di qualsiasi argomenti si tratti, contesto e complessità. Un senso però ce l’hanno sempre. E non possono essere tralasciate sfogliando i libri dei colori, ma soprattutto di una figura, dell’Union Brescia.
La stagione non ha avuto quell’incipit brillante, incalzante e palpitante che ci eravamo scritti in testa alla luce delle altissime aspettative sdoganate dall’interno e sostenute dalla costruzione di una squadra incontestabili tra basi che già aveva e profondità che gli è stata data attraverso il mercato.
Un -6 dal Cittadella dopo 7 giornate, no: nessuno lo aveva considerato. Alla luce di tutto, malumori e malesseri assortiti sono francamente il minimo sindacale insieme alla constatazione che al Brescia manca ancora «un pezzo così» per fare un salto di mentalità: le partite casalinghe, la gestione, gli ultimi due risultati, la dinamica dei gol patiti lo raccontano benissimo. E nessuno lo può negare.
Le responsabilità sulle spalle del tecnico di Bagnolo Mella
Per la piazza c’è un solo colpevole che è da individuarsi in Eugenio Corini. Il tribunale popolare - quello dello stadio, del bar e delle tribune social - lo ha già condannato da un pezzo. Era inevitabile che un allenatore besciano, arrivato incorsa la passata stagione forte di un contratto a lungo termine e in controtendenza in special modo per una serie C, col suo curriculum, sarebbe stato atteso al varco. D’altro canto da grandi poteri, derivano grandi responsabilità. Figurarsi con il carico delle attese di una stagione nella quale l’Union Brescia si ritrova pure in un girone che più morbido di così non si potrebbe e che è stato letto come un segno delle stelle. No, non sta andando come era stato preventivato e l’allenatore di Bagnolo Mella si ritrova nel ruolo di bersaglio mobile. O, se si preferisce, di parafulmine.
È ovvio che fatto il mercato, battezzato unanimemente come vincente, tutto il peso - il diretto interessante era il primo a saperlo - sarebbe passato sulle spalle di Corini. Però, esiste un però. Soprattutto esiste una linea sottile tra le critiche - non sono mancate nemmeno su queste colonne - e quello che sta sfociando in un autentico accanimento. Quasi un: piove, è colpa di Corini.
A un certo punto diventa anche una questione di rispetto umano che non può mancare rispetto a un professionista «di casa» e che dunque non si può pensare che non senta su di sé doppiamente una sfida che sa perfettamente di non potersi permettere di perdere. Come sa, al pari di chiunque, che terreno non se ne può più perdere, che jolly ne sono stati già spesi.
Eugenio Corini naviga contro il vento popolare, ma ciò che conta in questo momento è la reazione interna attorno al tecnico. Ed è la capacità di tirar dritto o meno di Giuseppe Pasini - che deve fare i conti con tante sollecitazioni di tutti i tipi da parte dei soci con cui non mancano gli scambi - e dei suoi referenti sportivi nelle figure di Mauro Pederzoli e Andrea Ferretti. Tra chi è chiamato a rispondere delle «cose di campo», allo stato attuale non si registrano scricchiolii: resta la totale fiducia in Corini, resta la valutazione del quadro d’insieme con l’occhio di bue puntato su quelli che sono stati i miglioramenti mostrati dalla squadra più che sulle mancanze che ancora si registrano. Ecco: che si registrano. Non si finge dunque che vada tutto liscio e non sono mancate le analisi con l’allenatore.
Pasini, direttori e squadra tirano dritto

Analisi che hanno avuto come «core» principale quel coraggio dalla «A alla Zeta» che alla squadra ancora fa difetto e che evidentemente, a quel punto di caduta che può fare la differenza nella battaglia a distanza col Cittadella, deve arrivare portata per mano proprio dallo stesso allenatore anche con le sue scelte.
Ancora più importante è però il polso dello spogliatoio, a propria volta nell’insieme descrivibile come piuttosto stranito per gli attacchi anche spietati a Corini. Il che vuol dire che tra le mura portanti biancazzurre, si va nella stessa direzione. Morale: Corini, come tutti gli allenatori, è un uomo solo. Però non lo è contro tutti. E in un momento di suo già delicato con l’appuntamento di Lecco da non sbagliare, dentro una stagione tutta delicata, arrivare a riportare il Brescia al suo status storico di gatto che si morde la coda e che non arriva a fare il balzo, è sempre un attimo. Ci sono 254 sfumature di grigi tra cui scegliere per non ridurre tutto al bianco e al nero.




