Cos’ha il Cittadella in più del Brescia? I punti, sei. Se vi sembra poco vi basti questo dato: un anno fa, dopo sette giornate, il distacco dal Vicenza era di cinque lunghezze, una in meno. Con questo sgombriamo subito il campo da equivoci: i due campionati sono imparagonabili, anche perché all’epoca l’Union si affacciava al baratro dell’ecatombe di infortuni e invece oggi ha la struttura e gli uomini per rimontare quel gap. È pura statistica. Mettiamoci pure che cavalcate come quella del Vicenza non capitano proprio tutti gli anni. Il Cittadella è una squadra forte, ben allenata, ma prima o poi rallenterà la propria marcia. È una speranza, ma pure una valutazione che poggia su basi solide.
La difesa
In questo momento però la bilancia pende tutta dalla parte dei veneti. La classifica è la punta dell’iceberg. Sott’acqua nuotano altri punti di forza che mettono la squadra di Musso davanti a quella di Corini. Partendo da quello che tutti riconosciamo all’Union: la difesa. Anche contro la Dolomiti Bellunesi, su questo piano, la prestazione è stata di spessore. Il gol di Sia è un’anomalia perché frutto di una combinazione di sfortuna e di una piccola disattenzione di Rizzo (con Zacchi forse leggermente troppo avanti al momento del tiro).

Per tutto il resto della partita il reparto è stato un muro di gomma. Le reti incassate in sette giornate sono quattro: non moltissime, ma comunque più di Trento e Pergolettese (tre) e soprattutto Cittadella (due). I granata viaggiano a un ritmo impressionante e in questo stato di forma battono il Brescia persino nella sua virtù più consolidata. Non hanno individualità che spiccano (c’è pure un ex, Martella), ma un meccanismo collaudato. L’allenatore, Musso, era il vice di Iori nello scorso campionato. Una continuità che aiuta gli automatismi.
L’attacco
Quanto alla produzione offensiva, entrambe sembrano essersi adeguate all’andazzo del girone, dove il gol è collettivizzato e non accentrato. Nel C il capocannoniere ha sette gol, nel B cinque. Nell’A sono addirittura in nove, ma tutti a quota tre, e uno ce l’ha chiaramente il Cittadella: Paolucci, un centrocampista offensivo. Il Brescia produce, ma ha il terzo attacco del campionato con dodici centri. Indovinate alle spalle di chi? Oltre alla sorpresa Ospitaletto, ci sono ovviamente i granata (entrambe a quota tredici). Che hanno appunto il pregio di mandare a segno tanti giocatori: sono nove i marcatori diversi in questa stagione, due in più del Brescia (e solo uno in più dei franciacortini, che si distinguono anche in questa statistica).

Gioco e pressioni
Tradotto: la squadra di Musso segna di più, e con più uomini. Lo fa con la forza di un gioco che finora è stato tremendamente efficace, di una manovra per nulla cervellotica, ma verticale e ficcante. Non è sempre dominante (con l’Ospitaletto, ad esempio, non meritava di vincere), ma ha la cattiveria giusta per indirizzare gli episodi dalla propria parte. In questo ricorda il Vicenza, che però aveva un altro motore. Ha tanta varietà soprattutto davanti: in estate ha riabbracciato il figliol prodigo Antonucci, che pur essendo quasi sempre subentrato è già a due gol, in attacco può alternare l’esperienza di Falcinelli e Mensah con la freschezza di Ekuban.
Tante opzioni per una squadra che può arrivare lontano. E che rispetto al Brescia, per semplice conformazione della piazza, ha addosso meno pressioni. Pure questo può essere un fattore. Tra meno di un mese, il ventiquattro ottobre, si arriverà alla prima resa dei conti al Rigamonti (e quattro giorni più tardi si replicherà in Coppa Italia). L’Union spera di arrivarci con un gap più ristretto. Perché se è vero che manca una vita, sarebbe un bel modo di rompere con il passato.




