Brescia, il fallimento non avrebbe alcuna spiegazione logica

Siamo qui, esclusivamente aggrappati alla logica. Quella che per la verità è nemica giurata delle gestione di Massimo Cellino. Andare controvento, fabbricare tempeste a tavolino, sono state sempre le sue specialità. Ma questa potrebbe essere la circostanza in cui si verifica l’eccezione che conferma la regola anche se c’è un margine dell’1%.
Occorre uscire dalla «poesia» e dal significato che una squadra di calcio ha per un città e per una tifoseria. Lasciando da parte anche senso del pudore o d’immagine che da tempo sono optional. Entriamo nella «prosa»: quella che ci racconta che in ballo ci sono interessi personali grossi, sia dal punto di vista economico che familiare. Atteniamoci appunto solo al piano pratico.
Cosa accadrebbe se il Brescia (un club che al di là del fresco debito maturato col Fisco ha in pancia «solo» altri 8 milioni di esposizioni) non venisse iscritto al prossimo campionato? Il club andrebbe incontro al fallimento. Con eventuali conseguenze sia sul piano civile che penale. Che riguarderebbero Massimo Cellino e anche il figlio Edoardo (chi ancora spera, punta sul fatto che sia lui a convincere il padre alla sterzata in extremis). Insomma: parliamo di rischi e costi altissimi (anche la fidejussione da 800.000 euro depositata per la stagione 2024/’25 verrebbe persa) sotto ogni punto di vista con problematiche destinate a trascinarsi per molti anni.
La logica, torniamo lì: suggerisce che mettere sul piatto 3.000.000 (e poco più) di euro per l’iscrizione, sarebbe decisamente una via più conveniente: è quasi un investimento. Ancora una volta restiamo concentrati solo sul capitale che il Brescia rappresenta per Massimo Cellino.
Intanto, se anche dopo l’iter giudiziario (che peraltro si interromperebbe subito se il Brescia non si iscrivesse) venisse confermata la serie C, al club arriverebbe un «paracadutino» da 1.400.000 euro.
Dal mercato e non solo
C’è inoltre il calciomercato rispetto a una rosa alle quale il portale Transfermarkt attribuisce un valore di oltre 17 milioni (più del doppio dei debiti, che in quella che è la situazione del calcio italiano, sono quasi risibili nella loro entità): si può monetizzare su Gennaro Borrelli (pensando di rientrare almeno dei 3 milioni spesi per il riscatto) e possono avere estimatori anche i vari Nuamah o Galazzi. Senza considerare che si dimezzerebbero tutti gli importi dei contratti in essere. Considerando anche che decadrebbe quello di Pierpaolo Bisoli.
E poi: grazie al fatto che il Newcastle ha centrato la qualificazione in Champions League, sono già certi 250.000 euro come onda lunga dei bonus che riguardano la cessione di Sandro Tonali. Se poi in estate il club di Premier si privasse del centrocampista, per il Brescia ballerebbero altri 3-4 milioni.
E poi, ci sono il centro sportivo (di proprietà di Massimo Cellino attraverso la «Eleonora Immobiliare») di Torbole Casaglia che rimarrebbe una cattedrale nel deserto (l’accordo per la cessione prevederebbe invece un affitto per tre anni a 350mila euro annui) oltre all’immobile (sempre di proprietà di Cellino) pagato 1,5 milioni di euro in centro storico dove il club avrebbe dovuto trasferire a maggio gli uffici della sede e lo store. È mai possibile pensare che si possa arrivare a volerci perdere così in nome di non sa bene se vendette, ripicche alla città o vittimismo? La logica dice di no...
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