Calcio

Iscrizione lontana: Cellino porta il Brescia sull’orlo del precipizio

A ieri sera non c’erano i soldi sui conti del club: la situazione è sempre più drammatica
Massimo Cellino, patron dei biancazzurri - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino, patron dei biancazzurri - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
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A meno che non ci sia stata una svolta nella notte, e che dunque entro questa mattina alle 9 i dipendenti del Brescia Calcio non visualizzino sul conto corrente del club i poco più di 3 milioni che servono per onorare le scadenze inderogabili, allora sarà finita. Tre sillabe, un incubo assoluto. E che «è finita» è stato il messaggio che ieri a tarda ora hanno veicolato i professionisti che nelle ultime settimane sono stati al lavoro giorno e notte con Massimo Cellino. Anche con l’obiettivo di farlo desistere dai suoi intenti distruttivi. Ma non ci sarebbe stato verso.

Ultime speranze

La speranza è che si possa riuscire a dar conto di un’ultima giocata da pokerista dell’imprenditore sardo, che vorrebbe dire continuare a parlare di un futuro incertissimo: ma intanto ci sarebbe un presente e una storia, lunga 114 anni, da continuare a raccontare. La situazione al momento tanto semplice quanto molto drammatica: i soldi per pagare gli F24 di stipendi, contributi e prima rata di debito col Fisco non c’erano. Il tasto invio per i bonifici deve essere premuto entro le 15 di oggi. Con un super lavoro ce la si potrebbe fare anche in poche ore. Ma torniamo all’unica cosa che conta: i soldi non ci sono.

Bianco e blu, colori che rischiano di scomparire dal professionismo - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Bianco e blu, colori che rischiano di scomparire dal professionismo - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

La trattativa

La sfida tra Massimo Cellino e gli investitori del gruppo Scuola-Marroccu è rimasta esattamente al punto in cui l’avevamo lasciata mercoledì. «Pago io l’iscrizione (facendosi anticipare i soldi dalla banca, ndr), ma voi fatemi vedere un deposito di garanzia» la posizione di Cellino. «Paga tu l’iscrizione, noi ti rimborsiamo una volta certificato che l’iscrizione è andata a buon fine poi avanti per il passaggio della società» la posizione di una controparte che non ha mai avuto l’intenzione di «mostrare» il denaro al proprietario-presidente del Brescia perché «gli accordi intercorsi attraverso delle pec erano altri». E perché sono certi di aver dimostrato a Cellino di avere tutte le carte in regola.

Mancanza di fiducia

Da una parte e dall’altra, mancanza di fiducia, diffidenza e sensazioni di prese in giro reciproche dopo che tutti, lunedì, avevano informalmente confermato che una quadra di massima era stata trovata, hanno via via preso il sopravvento creando un muro contro muro che sta diventando fataleAlla fine di tutto quanto, lo stallo messicano col passare delle ore è rimasto tale: Cellino ha aspettato la mossa «del notaio» come garante di un deposito, gli investitori hanno aspettato le mosse per l’iscrizione da parte dell’imprenditore sardo.

I passi

Ieri mattina, dopo la notizia che erano stati pagati gli stipendi a 13 dipendenti «ordinari» (impiegati, massaggiatori, giardinieri eccetera) si era registrato un segnale positivo: il Brescia ha ottenuto dall’Agenzia delle Entrate la messa per iscritto della riduzione e rateizzazione del debito col Fisco. Cinque tranches da 480.000 euro l’una per un totale di 2.400.000 (partendo da una somma di quasi 4 milioni). Un accordo che ha abbattuto anche della metà circa l’importo che entro oggi va messo sul piatto. Ma il Brescia non ha controfirmato l’accordo: all’atto, occorre anche saldare la prima rata (potrebbe essere fatto anche oggi). Anche in questo caso, Cellino ha temporeggiato. Da quel momento, poco dopo l’ora di pranzo, la paura ha iniziato a serpeggiare. Fino a quei «è finita».

Il Rigamonti, senza il Brescia, rischia di rimanere vuoto - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Il Rigamonti, senza il Brescia, rischia di rimanere vuoto - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Il presidente

Mentre in città sale alta la tensione che si mischia ad angoscia e incredulità. Per gli «irriducibili» dell’ottimismo, è semplicemente «anti tutto» immaginare che Cellino mandi a morire un patrimonio così per 3 milioni e poco più di euro. E allora, per una manciata di ore, tanto vale sperare ancora. Cellino, che per la situazione allucinante in cui ha inchiodato il Brescia incolpa tutti fuorché se stesso, ha tagliato i ponti più o meno con tutti. Dal suo entourage, già dalla tarda serata di mercoledì e a tutto ieri, è stato un crescendo di notizie sconfortanti. Inoltre, con qualcuno il proprietario del Brescia si è lasciato andare a nuovi sfoghi contro il sistema calcio, la città e persone che a vario titolo considera responsabili delle «ingiustizie che il Brescia sta subendo». Si sente ancora come una vittima di un sistema del quale peraltro per moltissimi anni è stato partecipe nei panni di influente protagonista. Ha ribadito inoltre di aver chiesto alla Figc una deroga per i termini di pagamento «perché siamo nel limbo». Auspicando che nel frattempo il Brescia non stia già bruciando all’inferno. Ha tutto i contorni della follia. Nemmeno lucida.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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