Leonessa Brescia, Carrera: «Condivisione, gioco democratico e aggregazione»

Il club manager fa il punto tra lato sportivo, desideri e ambizioni a 360 gradi del nuovo club
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Giacomo Carrera (a destra), poi Matteo De Maio e Graziella Bragaglio - © www.giornaledibrescia.it
Giacomo Carrera (a destra), poi Matteo De Maio e Graziella Bragaglio - © www.giornaledibrescia.it

Serviva qualcuno che desse un ordine al miracolo della ripartenza del basket a Brescia dopo la – ci si passi il termine – devastazione di questo sport nella nostra terra in seguito all’affare Pallacanestro Brescia-Matiasic-Maxima Roma. L’uomo d’ordine è Giacomo Carrera da Casale Monferrato, club manager della A2A Leonessa Brescia, che è riuscita a costituirsi e a iscriversi al campionato di serie B Nazionale con tempistiche sbalorditive.

Il quarantacinquenne piemontese si è diviso e si sta dividendo tra l’aspetto sportivo (costruzione del roster, la squadra, al netto delle ufficialità, è quasi del tutto allestita) e la miriade di incombenze logistico-burocratiche del caso. Tuttavia, non desidera l’occhio di bue puntato su di sé. «Non fatemi passare per un supereroe. Questo club è nato con tanti soci e ciascuno sta facendo di tutto per contribuire a risolvere ogni questione nel migliore dei modi possibili. Non sono persone che ti dicono di fare. Sono persone che fanno...».

Carrera, sebbene sia solo una delle questioni sul tavolo, partiamo dall’aspetto sportivo. Burns, Sabatini, Lombardi, Vencato, oltre a vari giovani: siete riusciti a prendere gente di categoria superiore...

«I fondi messi a disposizione dal club a coach Calvani e a me erano notevoli per questa categoria. Siamo riusciti a intercettare tutti i giocatori che volevamo (nei prossimi giorni arriveranno altre ufficialità, ndr) tra quelli che erano effettivamente disponibili. Di fatto, manca solo il tassello dello straniero comunitario».

Guardia tiratrice con punti nelle mani: è questo l’identikit?

«Sì, cerchiamo un elemento con un tiro dalla distanza affidabile, ma che sappia anche mettere palla a terra e sappia anche giocare di squadra e costruire per i compagni, pur non essendo un playmaker (il ruolo è abbastanza a posto con Sabatini, Vencato e Santinon, ndr)».

A proposito di Vencato: sul suo arrivo ha inciso anche il fatto che fosse bresciano?

«L’idea di base è sempre stata quella di avere giocatori nei quali i tifosi potessero identificarsi. Vencato è stato scelto per le sue qualità, in primo luogo. Il fatto che sia bresciano è una cosa bella in più. Mi ha stupito anche il grande effetto positivo che ha suscitato il ritorno di Burns. Mi ha fatto molto piacere. Avendo fin qui vissuto Brescia "da fuori", non sapevo quanto la piazza gli fosse affezionata».

Adesso, sebbene la «macchina» sia decisamente ben avviata, ci sono varie questioni logistiche da affrontare. Il pensiero e il desiderio corrono già al momento in cui, finalmente, il pallone comincerà a rimbalzare sul parquet?

«Ammetto che, fin qui, non ho avuto nemmeno il tempo di pensarci. Chiaramente siamo tutti curiosi di vedere in campo ciò che, fin qui, abbiamo costruito sulla carta».

Il fatto che in molti diano la Leonessa Brescia come favorita nel girone A è uno stimolo o mette pressione?

«Credo che sarà per ciascuno uno stimolo. D’altra parte tutti giocano per vincere. Poi sappiamo che ci sono tante altre squadre forti ed esperte di questa categoria. Di scontato non esiste alcunché».

Che pallacanestro giocherà Brescia?

«Come ha affermato Calvani, non andrà ai due all’ora, ma nemmeno si esprimerà su ritmi da run&gun. Abbiamo preso giocatori abili nelle letture, proporremo una pallacanestro democratica. Non ci sarà una superstar. Non ci saranno due capi-banda. In questa categoria fanno strada le squadre che sanno giocare d’insieme. Poi, il campionato è lunghissimo. Avremo davvero bisogno di tutti».

C’è qualcuno, tra i giocatori che ha preso, che la incuriosisce di più?

«Sono felice che Frosini (ala di 19 anni, ndr) abbia deciso di venire da noi. È giovane e ambizioso. Accanto ai giocatori più esperti, sarà davvero molto utile. Discorso uguale per Santinon. Quando ha firmato, De Maio (coordinatore del comitato tecnico di cui fanno parte anche Bonetti e Franceschetti, ndr) ha ricevuto un messaggio da Ivanovic che si complimentava per la scelta. Ferrero ha fatto lo stesso con me».

Del lungo viaggio che sta per iniziare c’è qualcosa che la preoccupa?

«No, cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Uno dei primi obiettivi è quello di creare un ambiente che sia di festa e aggregazione al palazzetto, oltre la partita in sé».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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