Otto anni di lavoro, una rete che si allarga, un metodo che si consolida. Il nuovo «Quaderno Red» racconta l’esperienza di un fondo nato per promuovere l’inclusione scolastica delle bambine e dei bambini con disabilità, ma diventato nel tempo un punto di riferimento per chi crede in una scuola attenta ai più fragili, concreta e comunitaria.
Scuola per tutti
Una pubblicazione corale, che mette in fila esperienze, riflessioni e proposte. E rilancia una domanda che riguarda tutti, nessuno escluso: che cosa significa, oggi, dire che una scuola è per tutti? Tra le voci raccolte spicca quella di Massimo Pesenti, docente e presidente provinciale Fism, che ripercorre le origini della scuola dell’infanzia paritaria bresciana per ricordarne il radicamento territoriale e la funzione pubblica.
Ma soprattutto lancia una provocazione chiara: «inclusiva» non è un aggettivo da conquistare, è una condizione di partenza. «Una scuola, se non è inclusiva, non è una scuola. Punto». Dalla scuola che accoglie a quella che appartiene: è questo il passaggio su cui insistono don Domenico Fidanza, responsabile per la pastorale della disabilità, e Davide Guarneri, referente diocesano per le scuole cattoliche.
Per loro, non bastano l’inclusione formale e i singoli interventi: servono relazioni educative, progetti condivisi e una comunità scolastica dove ciascuno – con disabilità o no – sia parte attiva. «La scuola cattolica non è chiamata a essere una scuola per, ma una scuola con», scrivono, ribaltando la prospettiva.
Una visione che trova nel fondo Red un’applicazione concreta: sostenere le scuole paritarie, garantire supporto educativo, formare insegnanti, non lasciare sole le famiglie. E affermare che l’inclusione non è un’eccezione da normare, è l’identità di una scuola che educa.



