Dislessia e Dsa, oltre 9mila studenti bresciani hanno un disturbo

«Si tu vedi un regazzino che nun legge er rassuntino (...) nun je devi ride in faccia (...) lui sta a fa ’na faticaccia». Ha la dislessia, che non è né pigrizia, né malattia. A metterlo in rima, per lanciare un messaggio ai coetanei (ma anche agli adulti), è una studentessa romana di 10 anni che si chiama Aurora. La sua poesia insegna che chi ha un Disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) «fa tanti sacrifici e ha bisogno dell’amici». Non guarisce (perché, appunto, non è malato) e non ha nessun deficit di intelligenza.
Anzi, tendenzialmente è più creativo e ha una maggior capacità di problem solving intuitivo. Per dirla con le parole della piccola poetessa: i dislessici «so ragazzi un po’ speciali cor cervello co’ le ali». Nel Bresciano, stando ai dati che ci ha fornito l’Ufficio scolastico territoriale (Ust) guidato da Filomena Bianco, il 6% degli studenti dalle elementari alle superiori (statali, paritarie, Cfp) ha una certificazione per Dsa (dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia): sono 9.130 su 145.674. Il gruppo più numeroso frequenta la scuola secondaria di secondo grado (5.403); 2.515 sono alla secondaria di primo grado; 1.212 alla primaria. A questi si aggiungono altri 1.696 studenti in via di certificazione, soprattutto alle elementari.
Non sono malattie
Chiara Stampatori, neuropsicologa e psicoterapeuta all’Ambulatorio di neurologia e neuropsicologia dell’Adulto della Domus Salutis e tecnico per l’Associazione italiana dislessia (Aid), parla di «neurodivergenze anche dette neuroatipicità. Ossia variabilità fisiologiche del funzionamento cognitivo che, nella nostra scuola, rendono necessario l’uso di strumenti compensativi. Strumenti che non vanno intesi come scorciatoie, ma come l’unica possibilità per partire tutti dallo stesso livello. Chi con gli occhiali, chi con le mappe concettuali». Rispetto a un decennio fa, i casi accertati in tempi più recenti sono di più, grazie alla diffusione di maggior sensibilità e competenza. Ora, però, sembra che «l’aumento, pur presente, inizi ad appiattirsi. Ci avviciniamo all’effetto soffitto».

Numeri
Dati (della Regione) alla mano, negli ultimi quattro anni le nuove diagnosi nel Bresciano sono oltre 5mila. Nel dettaglio quelle del 2024 sono 1.286 nel territorio di Ats Brescia. Se a queste si aggiungono anche quelle della Valcamonica (circa la metà delle 420 di Ats Montagna) si fa presto a sfiorare quota 1.500. Erano leggermente meno l’anno prima (1.250 in Ats Brescia e 406 in Ats Montagna) e ancora meno nel 2022 (971 in Ats Brescia e 396 in Ats Montagna).
Le richieste di valutazione per sospetto Dsa sono all’incirca il doppio delle diagnosi. A presentarle sono sempre più le scuole (più del 70% dei casi) che, come riconosce la dottoressa Stampatori, «si dimostrano preparate a riconoscere i campanelli d’allarme». Campanelli come grossi problemi nella lettura (lentezza persistente ed elevato numero di errori) e difficoltà ad automatizzare il conteggio e le sequenze temporali.

Tra la prima osservazione e la diagnosi (a cura delle Unità di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dell’Ambulatorio per persone dai 16 anni in su della Domus Salutis o delle équipe private autorizzate da Ats) possono trascorrere anni per via dei tempi d’attesa del pubblico e della necessità di prevedere sempre «un periodo di potenziamento che va dai 3 ai 6 mesi ed è mirato alla riabilitazione cognitiva della funzione».
L’età della diagnosi nel pubblico (unico dato disponibile) nel territorio di Ats Brescia è scesa a 10,6 anni, in linea con la media regionale. Nel 2023 superava i 14 anni. L’obiettivo è ridurla ancora: «Prima viene individuato il disturbo – spiega –migliore è l’esito del lavoro riabilitativo e minore è l’impatto emotivo sulla vita quotidiano del bambino. La scuola ha, infatti, il dovere di stilare un Piano didattico personalizzato che prevede strumenti compensativi e misure dispensative».
Anche in età adulta
Le diagnosi in età più avanzata non sono poi così rare: quelle all’università sono aumentate del 115% tra il 2022 e il 2024. In alcuni casi «è possibile che i sospetti di Dsa ci siano sempre stati, ma – osserva – non sia stata mai colta l’occasione per fare la diagnosi. La persona può essere arrivata al diploma ottenendo dalla scuola superiore strumenti compensativi anche in assenza di certificazione e inserendo il caso nel contesto dei "Bisogni educativi speciali". All’università, però, le cose si complicano e si rende necessaria la diagnosi».
Per diagnosi oltre i 16 anni c’è l’Ambulatorio della Domus Salutis (Fondazione Teresa Camplani, per contatti 030.30601) che ha visto un incremento notevole delle richieste d’accesso al punto che sono in corso valutazioni al fine di potenziarne l’offerta: nel 2024 gli utenti sono stati 481, nei primi otto mesi di quest’anno 537. Nel 60-70% dei casi si tratta di aggiornamenti, negli altri di nuove certificazioni.
Il nuovo ambulatorio dei Civili
Da aprile, inoltre, Asst Spedali Civili ha attivato anche un Ambulatorio Dsa per giovani adulti dai 16 anni in su, aperto il lunedì, il mercoledì e il giovedì presso il NeRT (via del Lazzaretto 1, Brescia, 030.3334071). L’accesso avviene tramite impegnativa del curante con la dicitura «Prima visita neurologica per sospetto Dsa» (per certificazioni de novo e ricertificazioni).
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