Disabilità e scuola, un papà: «Nel sostegno c’è poca preparazione»

Insegnanti di sostegno poco formati, educatori ad personam con contratti precari, ore che sulla carta ci sono, ma nella pratica si riducono. Sono alcune delle difficoltà che le famiglie di alunni con disabilità incontrano nel percorso scolastico. Non sempre, ma abbastanza spesso da restituire l’immagine di un sistema disomogeneo, dove l’inclusione dipende più dalla buona volontà delle persone che da un’organizzazione strutturata.
A macchia di leopardo
«La scuola dovrebbe offrire le stesse possibilità a tutti, invece funziona a macchia di leopardo», osserva un padre, il cui figlio di dieci anni frequenta la quinta elementare ed è seguito da un centro specializzato per i disturbi dello spettro autistico.
La sua esperienza è stata finora positiva: una docente di sostegno preparata e presente per l’intero ciclo, una buona assistente ad personam, l’attuale dirigente attenta. «Ma sappiamo bene che non è sempre così – racconta –. Altre famiglie che incontriamo nelle realtà associative vivono situazioni molto diverse».
Figure centrali
Tre sono le figure centrali nel percorso scolastico: l’insegnante di sostegno, l’assistente ad personam e il docente curricolare. I ruoli dovrebbero essere distinti e complementari, ma spesso si sovrappongono. «Il sostegno richiederebbe una preparazione specifica, soprattutto per i disturbi del neurosviluppo. Invece accade che venga visto come un passaggio per accedere al ruolo. E la formazione, se c’è, non è sempre adeguata».
In molte scuole, parte delle ore di sostegno viene coperta dagli «adp»: figure spesso poco retribuite, con contratti fragili, ma fondamentali nella quotidianità. «Trattenere educatori preparati è difficile, eppure il loro ruolo è cruciale». Anche il docente di classe ha una funzione centrale. «Non è solo questione di sostegno – commenta –: le strategie inclusive fanno bene a tutti».
La differenza, spesso, la fa il dirigente scolastico: «Quando c’è sensibilità, si vede». Con le diagnosi in aumento, la scuola è chiamata a fare la propria parte. «Aiutare questi ragazzi a diventare autonomi non è solo giusto – conclude il papà –: è nell’interesse di tutti. Perché non restino un peso costante, ma magari una risorsa».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.
